utenti ip tracking
giovedì 6 Agosto 2020
More

    Speciale COVID-19

    La delicatissima situazione politica interna in Serbia

    Analisi - ln Serbia l'epidemia di Covid-19 appare fuori...

    Il Myanmar alle urne tra guerra civile e Covid-19

    In 3 sorsi - Fissata la data per le...

    I Paesi Baschi in cerca di patria e in fuga dal passato

    Analisi – Il 12 luglio in Spagna, dopo il...

    Accordo al Consiglio europeo: alcuni fatti

    In breve

    • Accordo dopo lunghe trattative su Recovery Fund e quadro finanziario pluriennale dell’Unione.
    • Sono più i pro o i contro? Alcuni fatti e un giudizio: è comunque un passo storico.
    • Solo il livello europeo permette di impostare manovre finanziarie di tali dimensioni.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 2 min.

    In 3 Sorsi – I capi di Stato e di Governo dei 27 raggiungono un accordo sul Recovery Fund, dopo trattative estenuanti. Al di là delle cronache presenti su tutti i media, vediamo quali sono i punti principali.

    1. QUATTRO GIORNI ESTENUANTI

    Dell’accordo raggiunto in seno al Consiglio Europeo sul Recovery Fund (propriamente Recovery and Resilience Facility) e sul bilancio pluriennale dell’Unione, dopo quattro giorni di estenuanti trattative, parlano ampiamente tutti gli organi di stampa e d’opinione europei. Analisi e valutazioni approfondite seguiranno certamente nei prossimi giorni e settimane. Anche il Parlamento europeo dovrà esprimersi e vedremo quale sarà la sua posizione, visto che alcune sue raccomandazioni non sono state recepite.

    Embed from Getty Images

    Fig. 1 – Il Presidente del Consiglio Europeo Michel con Merkel e Macron

    2. I FATTI

    Alcuni fatti sono comunque evidenti:

    1. Il piano presentato dalla Commissione europea, ispirato dal progetto iniziale franco-tedesco, è stato sostanzialmente accolto. In pieno nella misura (750 miliardi di euro), con modifiche circa la ripartizione sovvenzioni/prestiti agevolati. L’opposizione totale iniziale, di principio, di alcuni Paesi si è tramutata in richieste di cambiamenti non fondamentali;
    2. Per la prima volta nella storia un’Istituzione europea, la Commissione, prenderà a prestito soldi sui mercati per redistribuirli ai Paesi membri, che li utilizzeranno per spese correnti, nel contesto di una progettazione approvata dall’UE. Al di là del nome, sono Eurobond al cento per cento;
    3. Viene introdotta, dopo decenni, una nuova risorsa propria (cioè una tassa incassata direttamente dall’UE) sulla plastica non riciclata che finisce nei rifiuti. Piccola cosa in sé, molto importante nel principio e che potrebbe aprire la strada ad altre risorse;
    4. Si realizza una vera e propria re-ridistribuzione economica tra i Paesi più ricchi e quelli più poveri maggiormente colpiti dalla pandemia. È una forma di solidarietà concreta e reale;
    5. La risposta europea e le decisioni dei suoi organi, nonostante le complicate discussioni derivanti dal sistema intergovernativo che richiede l’unanimità a livello di Capi di Stato e di Governo, è stata rapida: incomparabilmente più rapida di quanto lo sia stata la reazione alla crisi economica del 2008;
    6. Il prezzo pagato dalla maggioranza dei Paesi europei alla minoranza capitanata dai Paesi Bassi è stato l’incremento dei rebates (sconti) sulla contribuzione di alcuni Stati al bilancio comunitario, sconti che andranno ovviamente a carico degli altri, e un meccanismo contorto di possibile opposizione (ma non un diritto di veto, come inizialmente chiesto) da parte dei singoli Stati all’implementazione dei progetti nazionali di risanamento;
    7. La condizionalità degli aiuti al rispetto dei principi fondamentali dell’Unione in materia di Stato di diritto (con riferimento soprattutto all’Ungheria di Orban e alla Polonia) è stata accettata in una formulazione retorica di principio, data l’impossibilità di ottenere l’unanimità su un meccanismo concreto;
    8. Alcune voci di bilancio sono state fortemente decurtate, tra le quali paradossalmente quelle per la sanità, per la ricerca, per il clima.
    Embed from Getty Images

    Fig. 2 – Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Bruxelles

    3. È IN EUROPA CHE SI DECIDE

    Tra i punti elencati sopra vi sono pro e contro, che si prestano a letture critiche più o meno positive (o negative), a seconda dei punti di vista di partenza di ciascuno e della sensibilità politica individuale.
    Come detto, altri aspetti potranno man mano essere meglio approfonditi o compresi.
    Indiscutibile, però, che è l’Europa il luogo dove si decide. E che manovre di tali dimensioni finanziarie sono semplicemente impensabili a livello nazionale.
    Un meccanismo autenticamente federale come quello della mutualizzazione del debito è stato accettato e formalizzato dai 27 Paesi europei. Nonostante l’eccezionalità del Recovery Fund ne faccia uno strumento a tempo e non definitivo, il principio è passato, cosa impensabile fino a poche settimane orsono. Ed è destinato a rimanere.

    Paolo Pellegrini

    Bruxelles – Résidence Palace / Europa” by corno.fulgur75 is licensed under CC BY

    Paolo Pellegrini

    Nato a Terni nel 1967, laureato in Giurisprudenza, sono un funzionario della Commissione europea. Prima di diventare un euroburocrate ho svolto vari lavori ed attività, tra cui l’editore e l’istruttore di paracadutismo sportivo, ma la cosa di cui sono più fiero è l’essere stato, per un breve periodo della mia vita, operaio metalmeccanico.

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite