Le interviste del Caffè – Andrii Hizhnii lavora presso il sindacato delle Ferrovie della regione di Zaporizhzhia come dirigente. Quando è cominciata la guerra, ha deciso di dedicarsi al volontariato. Christian Eccher lo ha conosciuto al College Elettrotecnico di Zaporizhzhia, dove il direttore Ruslan Koshelyuk ha organizzato una giornata di incontro fra studenti e volontari. In questa intervista Hizhnii parla della sua esperienza e della vita quotidiana in una città a pochi chilometri dal fronte.
Come è cominciato il Suo interesse per il volontariato e di cosa esattamente si occupa?
Di professione, io lavoro presso il sindacato dei ferrovieri. È questa l’attività che mi permette di vivere e di sfamare la famiglia. Il sindacato, come è logico, si occupa dei diritti dei ferrovieri, ma quando è cominciata la guerra si è dedicato anche ad aiutare i profughi provenienti principalmente da due città, che sono anche due nodi ferroviari importanti per la regione, ora sotto occupazione: Melitopolj e Pologi. Abbiamo così cominciato a raccogliere beni di prima necessità, medicine e tutto ciò che poteva essere utile ai colleghi e alla gente in fuga… Dato che aiutare i profughi non è il compito principale del sindacato, abbiamo deciso di formare un’organizzazione che si chiama “Amuleto della vita” («Оберiг життя», “Oberig Zittia”, che ha circa 60 volontari). Si tratta di un’organizzazione umanitaria che offre aiuto materiale, psicologico e che lavora anche con i bambini. Parallelamente, ci siamo associati a un’altra organizzazione, “U-Saved Ucraina”. All’inizio, i fini di U-Saved erano quelli di fornire aiuto umanitario e di evacuare la popolazione vicina al fronte. Adesso, la parte umanitaria è stata sospesa perché il donatore principale non c’è più (USAID) e ci occupiamo solo di evacuazione nella zona di Doneck e di Zaporizhzhia. Prima portavamo aiuti a chi si trova in difficoltà: pane, generatori diesel, coperte, torce per chi era in difficoltà con elettricità e riscaldamento; adesso ci occupiamo solo di evacuazione. Abbiamo anche un’altra missione: quando un missile o un drone colpisce un’abitazione civile, noi interveniamo: i nostri volontari arrivano, distribuiscono coperte e tutto ciò che è necessario, poi prendono le misure, tagliano le assi di compensato che sostituiscono i vetri delle finestre e le porte lì dove sono andati in frantumi. Kramatorsk, Pavlograd, Druzhkivka, Dobroprilja, Pokrovsk, queste sono le zone dove siamo attivi. La linea del fronte è abbastanza mobile in questo periodo. Noi cerchiamo di lavorare nei posti dove non sia troppo pericoloso; per quanto i nostri volontari indossino i caschi e i giubbotti antiproiettile, in alcune zone è davvero impossibilie lavorare. Accogliamo le persone a Kramatorsk e a Pavlograd in luoghi sicuri, lì facciamo tutti i documenti necessari e poi li portiamo altrove, dove è sicuro.

Fig. 1 – Andrii Hizhnii nel caffè di Zaporizhzhia dove ha incontrato Christian Eccher per l’intervista | Foto: Christian Eccher
Perché la centrale è qui a Zaporizhzhia?
Io sono il Presidente dell’associazione e sono di Zaporizhzhia ed è anche più comodo avere la centrale qui: si possono trovare i volontari, c’è il Pronto Soccorso, abbiamo tre pulmini che parcheggiamo qui e c’è il centro di smistamento profughi (gestito dalla città e dall’UNHCR, ndr). Quando arriva la segnalazione di evacuazione, partiamo con i pulmini e portiamo le persone al centro di smistamento profughi. A volte sono persone povere che sanno che al massimo possono arrivare a Kramatorsk e che non hanno i mezzi per andare oltre: in questi casi, li accompagnamo noi, di solito a Pavlograd, dove ricevono aiuto e informazione e poi li portiamo a ovest, a Odessa o a Vinnitsa…
E i finanziamenti?
Finanziamenti veri e proprio non ci sono. Il nostro fondo è legato a una organizzazione francese che si chiama proprio U-Saved Francia (la nostra è U-Saved Ucraina). Il fondatore è François Dupaquier, giurista esperto di diritto internazionale, scrittore, che nel 2022, quando è cominciata la guerra, è venuto in Ucraina e ha fondato questa organizzazione. Già nel 2024 abbiamo preso in mano noi le redini dell’organizzazione, lui è tornato in Francia ma continua ad appoggiare questi progetti, così noi possiamo pagare le spese principali: il carburante, l’affitto dei locali e la manutenzione dei mezzi che usiamo per le evacuazioni. I mezzi con cui ci muoviamo non sono nuovi, sono tutti usati, e questo comporta frequenti revisioni e riparazioni. I volontari devono sentire di viaggiare su automobili sicure: non ci possiamo permettere che in una zona di combattimento, mentre evacuiamo la popolazione, i furgoni si fermino e diventino bersagli dei droni. La sicurezza ha la massima priorità. Per la squadra che si occupa degli interventi dopo i bombardamenti, servono gli strumenti: trapani, seghe, chiodi, e tutto questo è molto caro. Ci sforziamo perché abbiano tutto ciò che serve.
Nella zona di Kramatorsk, fino al mese di maggio scorsi, c’era un cofinanziamento del fondo francese a sua volta finanziato da USAID, che poi ha chiuso. In particolare, veniva finanziato un progetto dedicato alle zone di Kramatorsk e Pokrovsk e che consisteva nel fatto che le persone potevano portare in alcuni magazzini tutti i loro oggetti personali (dalle tazze da caffè ai letti, agli armadi) prima di essere evacuati. Noi imballavamo tutto e poi altre organizzazioni portavano i pacchi a ovest dell’Ucraina, lì dove le persone si erano stabilite. Per questo progetto lavoravano 15 persone che ricevevano anche la paga. È sempre utile quando chi ci aiuta prende una paga, puoi fare affidamento su di lui. Il volontario, invece, viene oggi e magari domani non si fa più sentire.

Fig. 2 – Incontro volontari-studenti presso il College Elettrotecnico di Zaporizhzhia, 25 febbraio 2026. Al centro, in piedi, sono riconoscibili Andrii Hizhnii e Christian Eccher, autore dell’intervista | Foto: College Elettrotecnico
Ce la fate a evacuare tutti?
Collaboriamo con altre organizzazioni simili alla nostra, insieme ce la facciamo. In ogni caso, al vertice c’è l’amministrazione statale. Chi vuole essere evacuato, telefona all’amministrazione che poi manda a noi la richiesta. Questo ci dà anche delle garanzie: capita che qualcuno chieda di essere evacuato ma poi ci ripensi, perché magari la notte è stata tranquilla. I russi poi ricominciano a bombardare e loro chiamano di nuovo l’amministrazione, che sa che noi siamo stati da quella persona il giorno prima e nessuno può dire il contrario. Anche queste persone indecise vanno capite: oggi hanno paura perché sentono i droni ronzare sulle proprie teste, domani si sentono più sicure perché la situazione è tranquilla e non vogliono lasciare le proprie case. Qualche tempo fa, un nostro volontario è riuscito a convincere una coppia di anziani a lasciare la casa dove abitavano. Loro non volevano, ma alla fine si sono fatti convincere. Dopo un paio di giorni, ci hanno telefonato per ringraziarci: la loro casa è stata distrutta dalle bombe e loro si sono salvati grazie all’insistenza del nostro volontario.
Chi sono gli evacuati?
Nel 99% dei casi sono persone povere. I benestanti se ne sono già andati da soli… Qui a Zaporizhzhia noi di “Oberig Zittia” facciamo parte dell’associazione “Shelter”, che dispone di luoghi in cui i profughi possono alloggiare senza lo stress di dover andare via come nel centro di transito. Si tratta di edifici, disseminati in tutta la città, dove ci sono ostelli, appartamenti, stanze… I profughi si possono fermare e vivere lì. Queste persone sono contente anche di vivere in 3 o in 4 in una stanza dato che non potrebbero permettersi di pagare l’affitto altrove. Hanno dove dormire, dove mangiare, lavare i panni… Ci sono poi ostelli dove vivono solo donne e bambini. In alcuni di questi posti è possibile stare gratis, in altri bisogna pagare solo le spese, acqua e riscaldamento
La Stato aiuta?
Sì, per legge lo Stato deve compensare le spese e lo fa. Non sempre però ci riesce per problemi burocratici: il meccanismo di pagamento delle spese non è ancora perfetto ma da quest’anno le cose vanno molto meglio e così anche noi possiamo occuparci di cose più importanti e non perdiamo tempo con la burocrazia. Queste difficoltà sono di aiuto, sia per noi sia per l’amministrazione statale, per capire che cosa cambiare in futuro a livello di giurisprudenza. C’è per esempio un problema, che stiamo affrontando con le ONG simili alla nostra e con l’amministrazione statale: come aiutare le persone disabili, sia fisiche sia mentali. Noi le evacuiamo, ma poi queste persone hanno bisogno di essere seguite. Cosa possono fare da soli? Spesso i profughi con problemi mentali non hanno alcun certificato per dimostrare che hanno difficoltà [vuoi perché vivevano in un paese dove erano seguiti da parenti e vicini, vuoi perché hanno dovuto lasciare le proprie dimore da un momento all’altro e non hanno potuto portare con sé neppure il necessario, n.d.r.]. Bisogna andare in un ospedale specializzato per fare i documenti, ma i nostri ospedali adesso sono pieni di soldati feriti. Bisogna trovare altre soluzioni per velocizzare il processo, e le stiamo cercando.

Fig. 3 – Un caseggiato di Zaporizhzhia gravemente danneggiato dagli attacchi russi, 26 febbraio 2026 | Foto: Christian Eccher
Com’è la situazione in questo momento a Zaporizhzhia?
Dipende dalla linea del fronte, che è dinamica e non stabile. Per anni il fronte non si è mosso, e non c’è stata evacuazione, né in città né nei comuni limitrofi. Nel 2022, la linea del fronte ha cominciato a muoversi e le persone hanno cominciato ad andarsene. Stepnagirsk, Grigorivske sono solo alcuni dei nomi dei villaggi che abbiamo evacuato. Arrivavano sempre più richieste per l’evacuazione, c’era persino un treno dell’evacuazione, lungo la linea Zaporizhzhia-Leopoli. Al treno di linea aggiungevano due vagoni per i profughi. Il meccanismo funzionava molto bene: nel villaggio di Malokaterinivka, tanto per fare un esempio, veniva proclamata l’evacuazione obbligatoria (per le donne e per i bambini), le persone sapevano a chi rivolgersi e cosa fare e se ne andavano ordinatamente. E così villaggio dopo villaggio. Adesso la situazione si è stabilizzata, va un po’ meglio, il fronte è a 20 chilometri da qui. I russi volevano e vogliono a tutti i costi Stepnagirsk, una città su un’altura: da lì è possibile bombardare la città e controllare la strada magistrale. La nostra amministrazione ha già fatto dei piani di evacuazione, se la situazione al fronte dovesse peggiorare: se proclamassero l’evacuazione nei sobborghi a sud della città e nella stessa Zaporizhzhia, già si sa cosa fare. Si comincerebbero a evacuare i microraioni (miniquartieri) del sud della città, che sarebbero più esposti ai bombardamenti. Lì c’è una forte densità abitativa e ci sono palazzi alti [nel quartiere Cosmos, a sud della città, si sentono i bombardamenti del fronte e spesso arrivano le famigerate bombe aeroguidate, le Kab-500, e i droni esplosivi di piccole dimensioni, n.d.r.]. Da lì le persone se ne stanno già andando, chi per periodi lunghi, chi solo per qualche giorno. Nel 2025, il treno più frequentato in tutta l’Ucraina è stato il Zaporizhzhia-Leopoli. I russi adesso se la prendono con l’infrastruttura ferroviaria: fra sabato e domenica [21 e 22 febbraio, n.d.r.], l’esercito del Cremlino ha bombardato una locomotiva diesel nella stazione di Zaporizhzhia 2. Lunedì la stessa cosa, uno Shahed ha colpito un locomotore. Martedì la Russia ha colpito la stazione di Zaporizhzha-Levoe e così via… Per questo, i collegamenti fra Zaporizhzhia e la città di Dnipro vengono effettuati con autobus sostitutivi.

Fig. 4 – Danni dopo l’ennesimo attacco russo, 26 febbraio 2026 / Foto: Christian Eccher
Come vivete questa situazione voi a Zaporizhzhia?
È difficile, certo, ma le persone si sono adattate. Quando arrivano gli Shahed, c’è la regola dei due muri: lo Shahed ne abbatte uno, il secondo rimane in piedi, per cui si va in una stanza interna della casa. A Zaporizhzhia spaventano le Kab, le bombe aeroguidate, lì c’è ben poco da fare. 500 kg di bomba… Arrivano spesso anche nel quartiere dove abito. Nel 2022, i russi colpivano la città con i missili S-300, era terribile: danni enormi ed esplosioni assordanti. Crollavano interi edifici. Molti se ne ne sono andati a vivere altrove, fuori città. Ormai ogni famiglia è toccata dalla guerra. Sui villaggi della zona sud della città ronzano continuamente i droni, sia loro [dei russi, n.d.r.], sia nostri. Conosco una famiglia che vive lì e che siamo riusciti ad evacuare; per un po’ è rimasto lì il cane, qualcuno della famiglia andava di tanto in tanto a portargli da mangiare, poi siamo riusciti a evacuare anche lui! Gli effetti personali, invece, sono rimasti lì, non siamo riusciti a portarli via, servirebbe tempo per caricare tutto sul furgone e sarebbe troppo pericoloso.
La città è comunque viva, tutto funziona. La scuola, soprattutto, funziona: i genitori sono tranquilli, sanno che i figli sono a scuola, ci sono i rifugi e lì studiano e stanno in compagnia. I rifugi sono stata adattati, non sembrano neanche rifugi! Lì si studia e si svolgono diverse attività, tornei di scacchi, festival di vario genere… Tutto in sicurezza. I bambini sono tranquilli e studiano. Non è la stessa cosa fare lezione online e dal vivo: sia dal punto di vista didattico, sia dal punto di vista della socialità, la scuola dal vivo non ha eguali. Mia figlia è nata nel 2014; ha seguito la scuola online durante la pandemia da Covid, poi a causa della guerra. Non aveva coordinazione motoria, non riusciva a rimanere attenta, adesso va a scuola ed è tutta un’altra cosa.
La vita continua: noi lottiamo, continuiamo nonostante tutto, moralmente non ci abbattiamo.
a cura di Christian Eccher
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