In 3 Sorsi – Lo scorso 22 marzo la Slovenia ha rinnovato i 90 seggi dell’Assemblea Nazionale (Državni zbor), principale organo legislativo sloveno. Il Movimento Libertà (GS) del Primo Ministro uscente Robert Golob prevale di misura sul Partito Democratico Sloveno (SDS) di Janez Janša, ma perde la maggioranza assoluta, aprendo una fase di incertezza politica in un Paese sempre più esposto a pressioni esterne.
1. LA COALIZIONE DI GOVERNO PERDE LA MAGGIORANZA ASSOLUTA
In Slovenia il 22 marzo si sono svolte le elezioni per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale (Državni zbor), composta da 90 seggi, di cui due riservati alle comunità nazionali italiana e ungherese, che eleggono i propri rappresentanti in collegi dedicati. La Costituzione slovena stabilisce che l’Assemblea Nazionale è l’unico organo di rappresentanza generale dello Stato, tanto che l’opinione pubblica la identifica normalmente come “il Parlamento sloveno”. Esiste, in realtà, anche il Consiglio Nazionale (Državni svet) che svolge un ruolo legislativo minore: può esercitare un veto sospensivo sulle leggi approvate dall’Assemblea e avanzare la richiesta di referendum popolare. La questione divide gli esperti: molti giuristi definiscono il sistema sloveno come un bicameralismo incompleto, avviso confermato ufficialmente dalla Corte Costituzionale slovena in una sentenza del 2008. Si tratta delle prime elezioni parlamentari indette dalla Presidente della Repubblica Nataša Pirc-Musar, eletta nel dicembre 2022 e prima donna a ricoprire tale carica. Il capo del Governo uscente Robert Golob (Movimento Libertà), di orientamento liberale, ecologista e progressista moderato, ha ottenuto il maggior numero di voti, assicurandosi 29 seggi (28,6%). Un risultato inferiore rispetto ai 41 seggi conquistati quattro anni fa, che lo colloca lontano dall’ottenimento della maggioranza assoluta (46) utile per governare in autonomia. Il Governo uscente sloveno è infatti composto da una coalizione tra il Movimento Libertà e due partner di minoranza con posizioni più progressiste, i Socialdemocratici e La Sinistra, per un totale di 53 seggi.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Il Primo Ministro uscente Robert Golob ha ottenuto la maggioranza relativa
2. IL RUOLO DI AGENTI ESTERNI DURANTE IL VOTO
L’esito delle elezioni ha rispettato le aspettative della vigilia, che ipotizzavano una lotta all’ultimo voto tra i partiti di Golob e Janez Janša. Quest’ultimo, per tre volte Primo Ministro della Slovenia nonché ammiratore di Donald Trump e alleato di Viktor Orbán, ha invitato con decisione la commissione elettorale a ricontare i voti, temendo possibili brogli da parte delle forze governative. Benché non sia stata riscontrata evidenza di tali irregolarità, è stato altresì appurato il ruolo svolto durante la campagna elettorale da una o più compagnie di intelligence israeliane (tra le quali Black Cube), con l’obiettivo di diffondere contenuti diffamatori nei confronti di esponenti vicini a Golob. Negli ultimi anni, infatti, il Governo sloveno ha più volte condannato le azioni di Israele nei Territori Palestinesi Occupati, definendole “genocidio” e sostenendo il riconoscimento dello Stato di Palestina. L’episodio non è isolato: dopo precedenti riconducibili a Russia e Ungheria, la Slovenia sembra consolidarsi come laboratorio a cielo aperto delle interferenze esterne.
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Cartelli di protesta in Slovenia
3. AL VIA LE CONSULTAZIONI PER LA FORMAZIONE DEL GOVERNO
Il rieletto Golob si è detto pronto a partecipare alle consultazioni per la formazione del nuovo Governo e altrettanto ha fatto il rivale Janša. Oltre ai due gruppo principali, altri cinque partiti o coalizioni hanno superato la soglia di sbarramento del 5% per entrare a far parte dell’Assemblea Nazionale: la coalizione cristiano-democratica tra Nuova Slovenia, Partito Popolare Sloveno e FOKUS (9,2% – 9 seggi); i Socialdemocratici (6,7% – 6 seggi); i liberal-conservatori Democratici (6,6% – 6 seggi); la coalizione progressista tra Vesna – Partito Verde e La Sinistra (5,5% – 5 seggi); il movimento nazional-populista ed euroscettico Resni.ca (5,5% – 5 seggi). L’attuale coalizione di Governo disporrebbe dunque di 40 seggi, non sufficienti per continuare a guidare il Paese. Un ruolo fondamentale potrebbe rivestirlo il partito liberal-conservatore Democratici, fondato e guidato da un ex alleato e ministro di Janša, Anže Logar. Quest’ultimo, la cui reputazione è cresciuta durante la campagna per le presidenziali del 2022, ha però dichiarato di non volersi alleare né con il centrosinistra di Golob, né con la destra di Janša. Si preannunciano dunque consultazioni tese e complesse per la Presidente Pirc-Musar.
Al di là della dimensione politica interna, il voto sloveno assume rilievo per la posizione stessa del Paese nello spazio europeo. La Slovenia rappresenta infatti un punto di cerniera tra Mitteleuropa e Balcani occidentali, e il suo orientamento politico incide direttamente sulla capacità dell’UE di proiettarsi verso sud-est. In questo senso, la riconferma (sebbene con un margine minimo) di un Governo pro-UE e liberale rafforza l’identità europeista di Lubiana e ne consolida il ruolo come attore attivo nel processo di integrazione regionale, non solo come sostenitore formale dell’allargamento, ma come piattaforma politica e infrastrutturale verso i Balcani.
Giorgio Fioravanti
Maria Grazia Saccà
“Slovenia Grunge Flag” by Grunge Love is licensed under CC BY


