“Dublinanti”: perché l’Italia torna al centro della partita europea sui migranti

In 3 sorsi – Con il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo ripartono le procedure per il trasferimento verso l’Italia dei richiedenti asilo considerati di sua competenza: tra nuove regole, solidarietà europea e scontro politico, resta aperta la questione di come distribuire davvero la responsabilità dell’accoglienza.

1. ‘DUBLINANTI’: CHI SONO E PERCHÉ TUTTI NE PARLANO

Negli ultimi mesi, il termine “dublinanti” è tornato al centro del dibattito europeo sulla gestione delle migrazioni. Indica una categoria specifica di persone: richiedenti asilo che si trovano in un Paese diverso da quello che dovrebbe esaminare la loro domanda e seguirne l’accoglienza durante la procedura. Questa definizione deriva dal sistema di Dublino, introdotto nel 1990 (entrato in vigore nel 1997) e aggiornato nel corso degli anni con i regolamenti Dublino II (2003) e Dublino III (2013). Dal 12 giugno 2026, Dublino III è stato sostituito dal nuovo Asylum and Migration Management Regulation (AMMR), uno dei pilastri del più ampio Patto europeo su migrazione e asilo. Nonostante il cambio di normativa, il principio di fondo rimane invariato: come stabilito dall’articolo 33 del nuovo Regolamento, nella maggior parte dei casi lo Stato competente per l’esame della domanda d’asilo resta quello in cui la persona ha fatto il suo primo ingresso nell’Unione Europea. In questo scenario, l’Italia occupa una posizione inevitabilmente centrale. Essendo una delle principali frontiere esterne dell’Unione e il primo punto di arrivo via mare, viene frequentemente individuata come lo Stato responsabile per i migranti che poi si spostano verso altri Paesi europei. A confermarlo sono i dati Eurostat del 2025: con 24.152 istanze ricevute, l’Italia è stata il Paese UE destinatario del maggior numero di richieste di trasferimento da parte degli altri Stati membri.

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Fig. 1 Bruxelles, 10 aprile 2024: il Parlamento Europeo approva le nuove norme sul Patto migrazione e asilo, entrato in vigore nel giugno di quest’anno

2. LA RIPRESA DEI TRASFERIMENTI VERSO L’ITALIA E LO SCONTRO POLITICO

La questione è tornata al centro dell’attenzione proprio nell’agosto 2026, quando diversi Paesi hanno annunciato la ripresa dei trasferimenti verso l’Italia. La Germania, il 12 agosto, ha comunicato la volontà di riattivare le procedure previste dalle regole europee, diventando il primo tra gli Stati interessati a farlo. Alla decisione tedesca si sono poi aggiunti Svizzera, Austria, Finlandia, Svezia, Paesi Bassi e, da ultimo, l’Irlanda. Francia e Spagna, invece, hanno per il momento scelto una linea diversa. La questione ha assunto così un evidente peso politico. Da una parte, i Paesi che intendono trasferire in Italia i richiedenti asilo chiedono una più netta applicazione delle regole europee, sostenendo che le persone debbano essere ricondotte nello Stato considerato responsabile della loro domanda. È proprio in questa direzione che, con l’entrata in vigore del nuovo Regolamento, si inserisce la semplificazione della procedura per avviare il ritorno dei “dublinanti”. Dall’altra, il Governo italiano contesta che l’applicazione del meccanismo possa tradursi in un ulteriore carico per un Paese che già sostiene una parte rilevante della pressione migratoria alle frontiere esterne dell’Unione. Un elemento importante per comprendere la questione è però la differenza tra richieste di trasferimento e trasferimenti effettivamente realizzati: la richiesta deve essere valutata dallo Stato interessato e la procedura può concludersi in modi diversi, anche per ragioni giuridiche o pratiche. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha recentemente sostenuto che il Governo italiano “ha contrastato l’applicazione di regole considerate penalizzanti per l’Italia e che, dal 2023 ad oggi, il Paese ha respinto circa 80mila richieste di presa in carico provenienti da altri Stati membri. La ripresa delle domande di trasferimento assume quindi un significato che va oltre i singoli casi: riporta al centro del confronto europeo la domanda su chi debba farsi carico dei richiedenti asilo e come debba essere distribuita questa responsabilità.

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Fig. 2 Attivisti e stranieri residenti in Spagna protestano contro il nuovo Patto europeo su migrazioni e asilo politico nell’aprile del 2024

3. IL NUOVO PATTO: PIÙ SOLIDARIETÀ, MA LA RESPONSABILITÀ RESTA

Il nuovo Patto su migrazione e asilo introduce un cambiamento importante soprattutto nel modo in cui gli Stati dovranno condividere la gestione delle migrazioni. Non elimina il principio della responsabilità del singolo Stato, ma lo affianca a un meccanismo di solidarietà più strutturato e obbligatorio. Dal 12 giugno 2026 è operativo un meccanismo permanente di solidarietà. Gli Stati sottoposti a maggiore pressione possono ricevere sostegno dagli altri Paesi attraverso ricollocazioni, contributi finanziari o altre forme di assistenza. Il punto critico è capire quanto questo sistema riuscirà davvero a redistribuire il peso della gestione. La solidarietà è obbligatoria, ma non significa necessariamente che gli altri Stati debbano accogliere persone trasferite: possono scegliere forme diverse di contributo. È proprio su questo aspetto che si concentrano alcune critiche. ECRE, per esempio, sostiene che il nuovo sistema rischi di lasciare una parte significativa della responsabilità sui Paesi di frontiera e che la complessità delle nuove procedure possa renderne difficile l’applicazione uniforme. Anche l’Italia dovrà però rispettare le nuove regole. Inoltre, la Commissione europea, che ha già criticato la riluttanza nell’applicazione delle norme sui trasferimenti da parte dell’Italia, nel luglio scorso, ha sottolineato la necessità di ulteriori passi concreti. Tra di questi c’è la rimozione degli ostacoli alla ripresa dei trasferimenti, il rafforzamento del coordinamento con gli altri Stati membri e la definizione delle modalità operative necessarie a renderli effettivi. Per l’Italia, dunque, il nuovo Patto rappresenta un equilibrio delicato: più solidarietà europea, ma anche una maggiore attenzione al rispetto delle responsabilità previste dalle nuove regole. Sarà la sua applicazione concreta a stabilire se questo equilibrio riuscirà davvero a funzionare e se il peso della gestione sarà distribuito in modo più equo tra gli Stati membri.

Lucia Cimatti

Photo by Dusan_Cvetanovic is licensed under CC BY-NC-SA

Indice

Perchè è importante

  • Da agosto diversi Paesi europei hanno annunciato la ripresa dei trasferimenti verso l’Italia dei richiedenti asilo considerati di competenza italiana, nel quadro delle nuove regole UE su migrazione e asilo.
  • La vicenda mette alla prova il nuovo equilibrio tra responsabilità e solidarietà europea, riaprendo il nodo della distribuzione dell’accoglienza tra Paesi di frontiera e altri Stati membri.

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