In 3 Sorsi – L’ECCC, organismo dell’Unione europea che si occupa di acquisire e dispiegare strumenti e infrastrutture avanzate, in materia di cyber sicurezza, ha appena finanziato i primi due Regional Cable Hubs (Baltico e Mediterraneo) per la sicurezza dei cavi sottomarini. Un altro tassello per garantire l’autonomia strategica dell’Unione.
1. CAVI SOTTOMARINI E SOVRANITÀ DIGITALE
Nei cavi sottomarini viaggia circa il 98% del traffico dati internet mondiale e sono fondamentali anche per il trasporto di energia, collegando i mercati elettrici e sostenendo le rinnovabili offshore. Da alcuni anni, però, gli incidenti e i sabotaggi che li riguardano, soprattutto nel Mar Baltico, sono in aumento. Si tratta di una forma di guerra ibrida condotta da attori ostili contro quelle che sono da considerare vere e proprie infrastrutture strategiche. In questo contesto si inserisce l’azione dell’UE, attraverso l’organismo ECCC (European Cybersecurity Competence Centre, con sede a Bucarest) che porta avanti il Piano d’Azione UE sulla Sicurezza dei Cavi, emanato dalla Commissione europea nel febbraio 2025. Con questa azione l’Europa vuole rafforzare la propria capacità industriale e tecnologica, in chiave di sovranità digitale, e autonomia strategica e al contempo aumentare la competitività globale dell’industria cyber europea. Tutto ciò richiede certamente l’implementazione di un quadro di monitoraggio situazionale dei cavi sottomarini quasi in tempo reale, nei bacini marittimi di interesse quali Mediterraneo e Baltico.
Fig. 1 – 31 dicembre 2025: le Autorità finlandesi prendono il controllo di una nave sospettata di aver danneggiato un cavo sottomarino tra Helsinki e Tallinn
2. LA COMMISSIONE EUROPEA FINANZIA DUE HUB REGIONALI PER I CAVI SOTTOMARINI
La Commissione Europea annuncia che concederà 5,8 milioni di euro per istituire i primi due Regional Cable Hub, nel Mar Baltico e nel Mar Mediterraneo, attraverso l’ECCC nell’ambito del programma Digital Europe. A questa cifra si affianca un secondo strumento finanziario, distinto dal primo: un bando da 40 milioni di euro, finanziato non dall’ECCC, ma dalla Connecting Europe Facility (CEF Digital), gestita direttamente dalla Commissione, per aumentare la capacità europea di riparazione dei cavi di comunicazione sottomarini, sempre nel quadro attuativo del Piano d’Azione UE sulla Sicurezza dei Cavi. I due Regional Cable Hub del Mediterraneo e del Baltico sono pensati per un duplice obiettivo: monitoraggio e difesa dell’infrastruttura sottomarina, ma anche sviluppo e diversificazione del settore digitale subacqueo, nel quale l’Unione europea soffre di un’elevata dipendenza da poche aziende, per lo più extra-europee.
Ma chi finanzia la sicurezza digitale europea, nel suo complesso? Il modello è quello del finanziamento congiunto e concorrente: la fonte principale è il programma Digital Europe, che destina fino a 1,37 miliardi di euro, per l’intero periodo 2021-2027, alla voce “cybersecurity and trust”, da cui attinge l’ECCC per le proprie azioni congiunte. Ci sono poi un secondo canale di finanziamento proveniente dall’altro programma UE, Horizon Europe, i contributi indiretti dell’industria, nella forma del co-finanziamento dei progetti approvati e, infine, i contributi volontari degli Stati membri partecipanti che, in virtù di ciò, avranno diritto di voto nel Board che governa l’ECCC. A tal riguardo va precisato che, sebbene tutti i 27 Stati membri abbiano un seggio nel Governing Board, il regolamento istitutivo dell’ECCC (Regolamento UE 2021/887) prevede che, in assenza di consenso, le decisioni siano prese a maggioranza di almeno il 75% dei voti, con la Commissione che detiene per legge il 26% del totale sulle decisioni che coinvolgono fondi dell’Unione, e con il peso di voto dei singoli Stati proporzionale al loro contributo finanziario nelle azioni congiunte alle quali partecipano.
Fig. 2 – La Seyne-sur-Mer, Francia, marzo 2016: tecnici Orange Marine al lavoro sul cavo sottomarino SEA-ME-WE 5, 20mila chilometri tra Singapore e Francia
3. GLI SCENARI POSSIBILI
Lo scenario più probabile è quello della continuità istituzionale e finanziaria nell’azione degli organismi UE, i quali continueranno con gli investimenti “a goccia”, secondo uno schema incrementale, ma non risolutivo rispetto alla necessità di totale messa in sicurezza o di salto tecnologico per il network dei cavi europei nel dominio sottomarino. Per comprenderne l’evoluzione occorrerò monitorare i bandi emanati dalla Commissione europea nell’ambito dei programmi Digital Europe e Horizon per finanziare i progetti dell’ECCC nonché le quote di finanziamento e co-finanziamento derivanti dall’intervento degli attori pubblici (Commissione, singoli Governi nazionali) e dagli attori privati (mondo delle imprese).
Lo scenario meno probabile prevede, invece, uno shock sistemico esterno (“Nord Stream scenario”) provocato da uno o più sabotaggi ostili ad altissimo impatto e il conseguente rapido aumento degli investimenti al di fuori degli ordinari cicli di bilancio, attraverso procedure d’emergenza, se non la creazione di uno strumento finanziario strategico ad hoc, sul modello del RePower Eu o del ReArm Europe. In entrambi gli scenari peserà il collo di bottiglia industriale, che sconta la parziale dipendenza dell’Unione rispetto a supply chain tecnologiche extra-europee. In questo senso, bisognerà monitorare gli incidenti e i sabotaggi occorsi alle infrastrutture nel dominio subacqueo, dei mari Baltico e Mediterraneo. Infine, è opportuno monitorare la variabile relativa all’innovazione tecnologica, soprattutto quella afferente al campo della sensorizzazione (l’installazione di reti di sensori lungo il tracciato dei cavi per rilevarne in tempo reale danni o interferenze), poiché questa renderebbe la sorveglianza dei cavi sottomarini meno costosa in termini di risorse da impiegare.
Paolo Chirafisi – Master in Intelligence UNICAL
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