In 3 Sorsi – In Israele la storia delle controversie tra due poteri, quello politico e quello giudiziario, si arricchisce di un nuovo capitolo. Questa volta, coinvolto è il Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir, di cui viene richiesta la destituzione sulla base di specifici motivi formali.
1. TENSIONI E ACCUSE RECIPROCHE: GOVERNO E MAGISTRATURA AGLI ANTIPODI
I rapporti tra il Governo Netanyahu e la magistratura israeliana sono stati tesi sin dall’inizio dell’attuale legislatura. Il conflitto nasce da una diversa interpretazione dei confini nei quali delimitare la condotta dell’esecutivo, con i partiti di maggioranza che accusano il potere giudiziario di limitarne la sfera d’azione disinteressandosi della volontĂ espressa dalla popolazione alle urne. Un’accusa da cui la controparte si difende adducendo i rischi insiti nei progetti di riforma presentati dalla maggioranza in materia di giustizia. Su tutti, quello finalizzato alla modifica della composizione della Commissione per la Selezione dei Giudici (costituita da 9 membri), cui si accompagnano due novitĂ sostanziali. La prima è la sostituzione dei due membri nominati dall’Associazione degli Avvocati israeliani con due componenti di nomina politica, uno scelto dalla maggioranza e l’altro dall’opposizione (ai quali si aggiungono 3 giudici della Corte Suprema, due Ministri, un esponente scelto dal Governo e uno nominato dall’opposizione). L’altra, invece, è la previsione di portare a 5, invece che a 7, i voti necessari per la nomina di un componente dell’Alta Corte di Giustizia. Uno scenario che preoccupa la Procuratrice Generale Gali Baharav-Miara, che ha ricordato come l’incremento dell’influenza del mondo politico nelle trattative per la scelta dei giudici di maggior rilievo del Paese costituisca una pratica atta a “minare l’indipendenza del potere giudiziario“.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Il Ministro della Sicurezza Nazionale israeliano e politico di estrema destra Itamar Ben-Gvir si avvicina a un sostenitore mentre cammina scortato da poliziotti israeliani, fuori dalla Porta di Damasco della CittĂ Vecchia murata di Gerusalemme, il 26 maggio 2025
2. NUOVO FRONTE APERTO: IN BILICO L’INCARICO MINISTERIALE DI BEN-GVIR
Il livello della tensione tra le parti ha raggiunto il suo apice nello scorso anno, quando il Governo ha approvato una risoluzione che gli attribuiva il potere di destituire Baharav-Miara senza dover prima attendere la decisione di una Commissione Indipendente. Alla risoluzione è seguito, come naturale corollario, il voto del Consiglio dei Ministri di rimozione della Procuratrice Generale dal suo incarico. Una decisione che la Corte Suprema ha dichiarato “illegale”, utilizzando la seguente motivazione per ripristinare lo status quo ante: “Assunta in assenza di una base fattuale o giuridica adeguata, senza consultare enti professionali e senza considerare altre alternative”.
Archiviata tale vicenda, un altro fattore di controversie è emerso tra le parti: la possibile rimozione del Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir dal proprio incarico.
Nelle sue Opinioni, redatte in risposta alle petizioni che chiedevano la destituzione del Ministro, la Procuratrice Generale ha sottolineato come quest’ultimo sia “intervenuto in modo inappropriato nelle operazioni di polizia riguardanti i manifestanti antigovernativi, lo status quo sul Monte del Tempio e la protezione dei camion di aiuto diretti a Gaza”. “Per preservare i valori fondamentali della democrazia israeliana e la loro protezione di fronte ad abusi attivi, deliberati e continui”, Baharav-Miara ha deciso di adottare un’ingiunzione provvisoria per trasferire al Primo Ministro l’onere della prova sul perchĂ© Ben-Gvir sia ancora ritenuto idoneo allo svolgimento del suo incarico.
Fig. 2 – La Procuratrice Generale di Israele, Gali Baharav-Miara, arriva a Gerusalemme per partecipare alla riunione settimanale del gabinetto, presso l’ufficio del Primo Ministro, il 9 luglio 2023
3. LA REAZIONE DEL GOVERNO E GLI SCENARI FUTURI
La risposta del Governo israeliano è stata espressa direttamente dal Primo Ministro Netanyahu, il quale ha affermato seccamente che “il licenziamento di Ben-Gvir non avverrĂ “. Una posizione ulteriormente rafforzata dalle argomentazioni fornite dal Segretario di gabinetto Yossi Fuchs, secondo il quale licenziare un Ministro senza un’incriminazione determinerebbe “una rottura del sistema” e segnalerebbe “la fine della democrazia”.
Le parole di preoccupazione per un’effettiva ingerenza di Ben-Gvir nelle indagini di polizia, manifestate in maniera reiterata dalla magistratura nel corso dell’attuale legislatura, vengono giudicate dall’esecutivo come il segnale di una contrarietĂ di natura politica alle politiche attuate dal Ministro israeliano.
Un concetto reiterato nel caso delle indagini condotte a proposito dei possibili atti di violenza da parte di alcuni militari israeliani nei confronti di prigionieri palestinesi detenuti nel carcere di Sde Teiman, nel deserto del Negev, sul quale Ben-Gvir ha assunto una posizione simpatetica alle sorti del personale delle IDF coinvolto nell’inchiesta. Giudicando il processo ai soldati come “vergognoso” e auspicandosi che i militari “abbiano il nostro pieno sostegno“, il Ministro ha deciso di affrontare la vicenda da un punto di vista squisitamente politico, aprendo un ulteriore fronte nel contesto di uno scontro in corso con il mondo della giustizia israeliano – che risente del processo per corruzione a Netanyahu – destinato a durare fino al termine della legislatura.
Michele Maresca
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