In 3 Sorsi – Il secondo viaggio istituzionale del Ministro degli Esteri siriano Asaad al-Shaibani in Libano è servito a chiarire la volontà del Governo di Damasco di contribuire alla stabilizzazione di Damasco. A testimoniarlo è il fatto che al-Shaibani abbia incontrato i principali rappresentanti di tutte le comunità più importanti della nazione libanese, compresa quella sciita.
1. ASAAD AL-SHAIBANI IN LIBANO PER RIBADIRE LA POSIZIONE SIRIANA
La seconda visita di al-Shaibani, ministro degli Esteri siriano, in Libano è giunta in un momento segnato da speculazioni e incertezze riguardo il futuro dei rapporti tra i due Paesi. Le dichiarazioni del Presidente statunitense Donald Trump – che ha parlato della possibilità che la Siria sia chiamata a “occuparsi di Hezbollah” – hanno, infatti, alimentato il rischio di un potenziale ritorno della presenza militare siriana in Libano, 21 anno dopo il ritiro delle forze militari di Bashar al-Assad dal territorio libanese.
In questo scenario, l’attenzione è stata rivolta alla reazione mediatica e alla condotta concreta del Governo guidato da Ahmed al-Sharaa, in attesa di comprendere l’effettivo contenuto delle conversazioni avute con Washington sul punto e le intenzioni strategiche concepite rispetto alla strategia da assumere in Libano. A fornire un quadro più chiaro in merito a entrambi tali aspetti è stato il ministro al-Shaibani, che nel suo secondo viaggio istituzionale a Beirut ha deciso di incontrare i rappresentanti delle principali comunità del Paese, compreso lo Speaker del Parlamento Nabih Berri, leader del partito sciita Amal nonché principale alleato di Hezbollah nello scacchiere politico libanese. Proprio durante l’incontro con Berri – secondo quanto riferito da una fonte a conoscenza degli eventi al Middle East Eye – al-Shaibani avrebbe riportato di un’intensificarsi della pressione statunitense sulla Siria affinché quest’ultima accetti di essere coinvolta militarmente contro Hezbollah. Un’ipotesi alla quale il Ministro avrebbe subito aggiunto, secondo la medesima fonte, di non aver alcuna intenzione di rispondere in maniera positiva.
Fig. 1 – Il ministro degli Esteri siriano Asaad al-Shaibani incontra lo Speaker del Parlamento libanese Nabih Berri presso la residenza del Presidente, a Beirut, 2 luglio 2026
2. L’URGENZA MANIFESTATA DALLA SIRIA
La posizione comunicata da al-Shaibani a Berri è il riflesso della strategia che Damasco ha deciso di attuare in merito al quadrante libanese e agli altri dossier più delicati emergenti a livello regionale: riduzione della tensione, piuttosto che incentivazione del conflitto. L’idea primaria del Governo siriano è che, per raggiungere quella stabilizzazione interna vista come il presupposto per poter perseguire il benessere economico e sociale anelato, sia necessario impegnarsi in maniera diretta sul fronte della diplomazia. A una strategia finalizzata a massimizzare i propri interessi attraverso il ricorso alla forza bellica, l’esecutivo retto da al-Sharaa sostituisce una visione fondata sui pilastri della diplomazia, del negoziato e della partecipazione attiva ai tavoli multilaterali designati a risolvere i contesti di crisi nello scenario mediorientale.
Proprio sulle basi del dialogo e della mediazione, il Ministro ha rilevato allo Speaker del Parlamento libanese la necessità che si addivenga a un accordo tra Governo ed Hezbollah, così da allentare la tensione interna ed esterna al Paese levantino. Un epilogo, quest’ultimo, che prefigurerebbe un ridimensionamento delle pressioni statunitensi circa l’urgenza di un intervento militare siriano in Libano.
Fig. 2 – Il Presidente siriano Ahmed al-Sharaa riceve una lettera di credenziali dall’ambasciatore libanese Henry Kastun a Damasco, Siria, il 7 ottobre 2025
3. LA MINACCIA COMUNE E UNA POSSIBILE SVOLTA
Ad avvicinare Siria e Libano è anche la presenza di una “minaccia comune“, rappresentata dalle incursioni delle Forze Armate israeliane nei territori dei due Stati. Motivata in entrambi i casi dall’esigenza di “proteggere la sicurezza dei cittadini israeliani”, la scelta di Tel Aviv di applicare la forza militare nei confronti degli Stati confinanti ha agevolato il riavvicinamento tra Beirut e Damasco, creando anche i presupposti per ridisegnare la fisionomia dei rapporti di quest’ultima con Hezbollah.
Nell’incontro tenutosi tra al-Shaibani e Berri a Beirut, non a caso, si è discusso anche della possibile evoluzione della postura siriana nei riguardi del movimento islamista sciita.
Dallo scontro aperto – quando Hezbollah era impegnato a difendere il regime di Bashar al-Assad da un nucleo di forze aventi in al-Sharaa il proprio leader – alla possibile cooperazione nascente dal bisogno. Ad aprire a tale possibilità è lo stesso Ministro degli Esteri siriano, pronunciatosi in questi termini su uno dei punti più spinosi delle complesse relazioni tra i due Paesi: “Se l’interesse nazionale richiede un incontro con Hezbollah, allora siamo disponibili ad averlo“.
Che tali dichiarazioni siano indicative di uno scenario cui si assisterà nei prossimi mesi è ancora incerto, ma la consapevolezza comune è che un pieno rafforzamento delle relazioni tra Siria e Libano passi inevitabilmente dalla risoluzione del dossier relativo a Hezbollah.
Michele Maresca
Photo by jorono is licensed under CC BY-NC-SA.


