Caffè lungo – Il Primo Ministro malese ha sempre mantenuto una posizione netta e inequivocabile sugli eventi in corso nella regione, dalla crisi a Gaza fino alla guerra tra Stati Uniti e Iran.
POSIZIONAMENTO GENERALE
Anwar Ibrahim fu eletto premier della Malesia nel novembre 2022, ripristinando una relativa stabilità dopo anni turbolenti, caratterizzati da numerosi cambi al vertice, e salendo alla ribalta internazionale per la sua linea di politica estera, definita da un approccio “indipendente, proattivo e non allineato”. Sebbene il Governo abbia mantenuto la storica continuità diplomatica del Paese, Anwar le ha conferito maggior dinamismo, facendo sentire la propria voce su temi più ampi di quelli in cui la politica estera malese era solita muoversi e adottando una retorica più assertiva rispetto al passato.
Una delle direttrici fondamentali è la spinta decisa verso l’integrazione con il Sud Globale, una scelta sottolineata dall’avvicinamento ai BRICS. A ciò si accompagna l’equidistanza strategica tra le grandi potenze, con la Malesia che si rifiuta di schierarsi nella competizione tra Stati Uniti e Cina. Pechino rimane un partner economico e commerciale cruciale, mentre Kuala Lumpur coltiva solidi e profondi legami con Washington, malgrado le divergenze sugli scenari di crisi internazionali.
Fig. 1 – Anwar Ibrahim durante la recente visita in Giappone, giugno 2026
LA PROSPETTIVA SU GAZA
Proprio in merito all’ultimo punto sollevato, Anwar Ibrahim ha assunto una delle posizioni più dure non solo tra i leader del Sud-est asiatico, ma a livello globale, sulla risposta israeliana agli attacchi di Hamas. In primo luogo, pur non giustificando la violenza contro i civili, Anwar ha affermato che gli eventi del 7 ottobre 2023 non possono essere valutati isolatamente, ma vanno inseriti nel contesto dei decenni di “brutale e illegale” occupazione israeliana.
Pertanto, nonostante le pressioni esercitate da Stati Uniti e alleati occidentali, la Malesia ha rifiutato di condannare Hamas, i cui membri dell’ala sia politica che militare sono stati indicati da Anwar come “combattenti per la libertà” che svolgono una battaglia di resistenza in difesa dei diritti dei palestinesi. Kuala Lumpur mantiene relazioni ufficiali con il gruppo, sostenendo che esso sia stato eletto in modo legittimo dalla popolazione di Gaza per governare la Striscia.
In aggiunta, Anwar Ibrahim ha esplicitamente bollato le azioni di Israele a Gaza come un “genocidio”, riferendosi alle frequenti uccisioni di civili palestinesi e alla sistematica distruzione delle infrastrutture, tra cui scuole e ospedali. Dunque, ha sollecitato le Organizzazioni internazionali a imporre severe misure punitive ai danni di Israele e a cessare ogni contatto diplomatico con il Paese, che, vale la pena ricordare, non è riconosciuto dalla Malesia.
Anwar ha, inoltre, aspramente criticato quella che è a suo dire l’ipocrisia dimostrata dagli Stati Uniti e dell’Europa attraverso i loro “doppi standard” nell’applicazione del diritto internazionale, enfatizzando l’evidente contrasto tra la rapida condanna espressa circa l’invasione russa dell’Ucraina e il continuo sostegno diplomatico e militare accordato a Israele. Il premier malese non ha esitato a definire l’Occidente “complice” dei crimini israeliani perpetrati a Gaza.
Fig. 2 – Il premier malese interviene a una manifestazione a sostegno della popolazione di Gaza, agosto 2025
IL PUNTO DI VISTA SULL’IRAN
Anche per quanto concerne il conflitto scoppiato tra Washington e Teheran, Anwar Ibrahim ha preso una posizione chiara, condannando con veemenza l’intervento militare statunitense (e israeliano) in Iran e ribadendo che l’uso della forza non può risolvere le controversie. Ancora una volta, si è scagliato contro gli “spaventosi” doppi standard occidentali, rivolgendosi ai Paesi che sono rimasti in silenzio sugli attacchi all’Iran, pur criticando celermente la reazione di quest’ultimo.
In base al diritto internazionale, la Malesia ha riconosciuto il diritto di Teheran a proteggere la propria sovranità e integrità territoriale di fronte a un’aggressione esterna. Di conseguenza, Anwar ha chiesto che si metta fine a qualsiasi intervento militare e alle sanzioni economiche unilaterali, lanciando un appello a tutte le parti in causa ad astenersi da un’ulteriore escalation delle tensioni, così da evitare di coinvolgere l’intero Medio Oriente in una guerra su vasta scala.
Il premier malese ha accolto con soddisfazione il memorandum d’intesa siglato tra Stati Uniti e Iran, riaffermando l’importanza di raggiungere un accordo di pace definitivo e onnicomprensivo piuttosto che una mera pausa delle ostilità. In questo senso, Anwar si è proposto come un valido interlocutore, mantenendo regolari contatti telefonici con il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian, nonché con gli altri Paesi della regione e con lo stesso leader statunitense Donald Trump.
Forte degli ottimi rapporti con Teheran, Anwar ha ottenuto un permesso di passaggio nello Stretto di Hormuz per le navi malesi, cercando di risparmiare all’economia nazionale gli effetti peggiori della crisi, la quale si è comunque tradotta in un aumento dell’inflazione, specie del prezzo di petrolio e altri prodotti energetici, e in misure di austerità come la riduzione dei sussidi sui carburanti e un taglio del budget statale. Ciò è la prova di come, sul fronte estero, il premier malese non possa prescindere da considerazioni di politica interna, che rischiano di incidere sul suo consenso.
Simone Frusciante
“Anwar Ibrahim, Deputy Prime Minister, Malaysia (1993-98)” by Chatham House, London is licensed under CC BY


