Caffè lungo – L’esercito ucraino sta concentrando i propri attacchi sulla Crimea. La penisola riveste un valore strategico cruciale per Mosca, sia sul piano economico e militare sia su quello storico. Kyiv punta a logorare la presenza russa nella regione e, nel lungo periodo, a riprenderne il controllo.
LA CRIMEA SOTTO PRESSIONE
Nelle ultime settimane l’esercito ucraino ha concentrato le proprie azioni militari in Crimea. I ripetuti attacchi contro le infrastrutture militari e civili hanno aggravato la situazione al punto che le Autorità della penisola hanno dichiarato lo stato d’emergenza a tempo indeterminato. Soprattutto grazie all’impiego di droni, Kyiv sta colpendo infrastrutture energetiche, ponti, strade, aeroporti e navi russe stanziate nel Mar Nero, in quella che può essere considerata una vera e propria strategia d’assedio. La Crimea si trova ora parzialmente isolata dalla Federazione Russa e l’occupazione della regione sta diventando sempre più complessa per Mosca. Le Autorità locali hanno sospeso parte dei servizi ferroviari, imposto restrizioni alle attività turistiche e limitato la vendita di carburante. Sebastopoli, la città più grande della penisola, sta inoltre affrontando una serie di blackout, così come altre località della regione.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Un drone militare ucraino in un campo di prova nell’oblast di Zhytomyr, giugno 2026
IL RUOLO DELLA CRIMEA PER MOSCA
Per la Russia, la posizione geografica della Crimea riveste un’importanza strategica fondamentale per diversi motivi. Il controllo della penisola garantisce l’accesso al Mar Nero, che, a differenza del Mar Baltico e dei mari dell’Artico, navigabili solamente durante la stagione estiva, consente collegamenti marittimi durante tutto l’anno. La sua rilevanza è legata in primo luogo al suo valore economico, in quanto il Mar Nero rappresenta un’arteria fondamentale per il transito di idrocarburi e altri flussi commerciali diretti verso i mercati internazionali. Per il commercio russo, il controllo della Crimea è, di fatto, cruciale. La Penisola inoltre ospita la Flotta del Mar Nero, nella base navale di Sebastopoli, una componente strategica della marina russa sin dal XVIII secolo. Sebbene gli attacchi ucraini abbiano danneggiato o distrutto un numero considerevole di unità navali, la Flotta svolge un ruolo essenziale nella protezione delle infrastrutture critiche e delle rotte attraverso cui transita una parte massiccia dell’export russo e mondiale. Oltre a ciò, garantisce una significativa capacità di proiezione militare nel Mediterraneo, in Medio Oriente e in Nord Africa, esercitando al contempo pressione sul fianco sud della NATO. Nella visione del Cremlino, il controllo della Crimea contribuisce a definire lo status della Russia come una grande potenza. Accanto agli aspetti strategici, ci sono questioni di politica interna che si intrecciano con una dimensione storico-simbolica rilevante. L’annessione del 2014 è stata celebrata dal Cremlino non come un atto di conquista, ma come una riunificazione territoriale necessaria per correggere quello che Vladimir Putin ha definito un errore storico: il trasferimento amministrativo della Crimea alla RSS Ucraina, deciso da Nikita Chruščëv nel 1954. La penisola occupa infatti un posto centrale nell’immaginario nazionale russo. Secondo la tradizione fu qui che nel 988 il principe Vladimir di Kyiv si convertì al cristianesimo ortodosso, gettando le basi spirituali e culturali della futura nazione russa. Allo stesso tempo, la Crimea richiama il prestigio imperiale russo. Conquistata da Caterina la Grande nel 1783, è associata alle gloriose campagne militari dell’Impero dei Romanov. L’espressione “la nostra Crimea” (наш Крым) è stata ampiamente utilizzata nella retorica del Cremlino dopo l’annessione e perderne il controllo costituirebbe un duro colpo politico per il regime di Putin.
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Cartellone propagandistico in una strada di Sebastopoli, marzo 2023
LA STRATEGIA DI KYIV NELLA PENISOLA
Come dichiarato da esponenti del Governo ucraino, Kyiv sta deliberatamente cercando di isolare la Crimea, logorandone le capacità militari e logistiche e rendendone sempre più difficile il controllo da parte di Mosca. Fin dall’inizio del conflitto, la penisola ha svolto un ruolo cruciale come piattaforma di lancio per gli attacchi contro il territorio ucraino. La Russia rifornisce la Crimea principalmente attraverso tre canali: il ponte di Kerch, le rotte marittime e i collegamenti terrestri che attraversano i territori ucraini occupati. È proprio su queste linee che l’esercito ucraino sta concentrando i propri sforzi. Il ponte di Kerč’ è stato attaccato già tre volte dall’inizio del conflitto, l’ultima volta a giugno. Le navi russe nel Mar Nero sono sotto attacco dei droni ucraini con un’intensità senza precedenti, tanto quelle della marina russa quanto quelle riconducibili alla cosiddetta “flotta ombra”, così come le infrastrutture stradali e ferroviarie che collegano la Crimea agli altri territori occupati. Gli attacchi contro obiettivi militari e infrastrutture civili mirano inoltre a produrre un effetto psicologico sulla popolazione russa. Il Cremlino ha investito molto nella propaganda al fine di presentare l’annessione della Crimea come cosa fatta. Un deterioramento della sicurezza nella penisola rischierebbe quindi di indebolire questa narrazione, potenzialmente influenzando la percezione dell’andamento del conflitto. Nel lungo periodo, non è chiaro se l’obiettivo di Kyiv sia di riprendere il controllo della Crimea o, almeno in prima battuta, usare la minaccia di riprendere la penisola (o rendere impossibile per la Russia mantenerla) come pungolo per costringere Mosca a trattare su posizioni più morbide. La speranza è che il Cremlino preferisca raggiungere un accordo al fine di mantenervi la propria presenza, magari scendendo a compromessi sulle altre regioni occupate e sulla sicurezza a lungo termine dell’intera Ucraina.
Lorenzo Asquini
“Kerch 110” by Alexxx1979 is licensed under CC BY-SA


