Lettonia, Estonia e Russia (II): lingua e identità

AnalisiSeconda parte di un reportage di viaggio dai Paesi baltici. Se la frontiera tra Lettonia e Estonia a Varga-Valka è aperta e rilassata, diverso è il caso di Narva, la città estone divisa dalla Russia da un fiume largo circa 100 metri. Questa è una frontiera bloccata, colma di tensione. A pagare lo scotto di questa situazione sono i russofoni estoni che stanno perdendo gradualmente il diritto di parlare e di studiare nella propria lingua.

La prima parte del reportage è qui.

RUSSO VIETATO

L’Estonia, così come la Lettonia, ha vietato l’istruzione in lingua russa. È possibile studiare solo in estone. Se i russi della Lettonia in qualche modo riescono almeno a imparare le basi del lettone dato che l’idioma è indoeuropeo (gruppo baltico), quelli che vivono in Estonia hanno molte più difficoltà: l’estone, infatti, appartiene al gruppo ugro-finnico ed è completamente diverso dalle lingue indoeuropee. La riforma della scuola in Estonia prevede che entro il 2030 il russo sia completamente escluso dalle scuole pubbliche. Dal 1° settembre del 2024, il russo è stato eliminato dalle scuole materne, l’anno scorso sono passate completamente all’estone la seconda e la quinta classe e dal 1° settembre 2026 anche le classi terza e sesta delle scuola elementare aboliranno il russo.

Fig. 1 – Il confine di Narva: a sinistra l’Estonia, a destra la Federazione Russa | Foto: Christian Eccher

REAZIONI ALLA RIFORMA DELLA SCUOLA

Come reagiscono le famiglie russofone in Estonia, soprattutto a Narva, dove nove cittadini su dieci parlano solo russo? Vado in un sobborgo della città non lontano dal mare, nella zona delle “Dace” (case di vacanza), ospite di Tatyana. La casa di Tatyana è semplice e completamente in legno. Nel giardino, svettano alberi da frutta e fiori lussureggianti. La pioggia appena caduta ha lasciato il posto a un sole sincero che fa brillare l’erba di un verde intenso. Anche il fiume riflette il blu del cielo e scorre rapido verso il Baltico. A meno di 100 metri c’è l’altra sponda coperta di pini silvestri che ondeggiano al vento: lì è già Russia.
Tatyana ha un figlio che va alle elementari. Le chiedo come sia la situazione adesso che nelle scuole si può parlare solo estone. “Vedi – mi dice – il bambino ha studiato estone fin da piccolo. Quando abbiamo saputo della riforma, lo abbiamo mandato a lezioni private e in qualche modo ce la sta facendo. Il problema è che gli insegnanti adesso si concentrano più sulla lingua che sulle materie che insegnano. La professoressa di matematica, per esempio, deve spiegare i termini che i bambini non capiscono e si perde molto tempo. Alla fine, si studia più la lingua che la matematica”. Anche la vicina di Tatyana, Maria, dopo aver sentito che parliamo dei problemi della scuola, decide di unirsi a noi e di conversare. “Mio figlio a poco a poco ha perso l’interesse allo studio. Frequenta una scuola elementare di Narva. Lo abbiamo mandato a lezioni private di estone, ma ha avuto un rifiuto totale della lingua che gli veniva imposta. Morale: abbiamo optato per una scuola privata, dove si studia in russo e l’estone viene insegnato come seconda lingua. Alcune materie sono solo in estone, ma non è un problema, perché nella scuola privata il russo non è ancora vietato. La morale è molto semplice: se hai i soldi, in qualche modo ce la fai, o con le ripetizioni private o con la scuola privata. Altrimenti, difficilmente arriverai alla scuola superiore…”.

Fig. 2 – Pescatori estoni impegnati sulla riva del confine. Di fronte a loro, un gruppo di pescatori russi | Foto: Christian Eccher

‘RUSSOFONO’ NON VUOL DIRE ‘FILOPUTINIANO’

Chiedo a Tatyana e alla sua vicina se abbiano pensato di trasferirsi in Russia, dato che il Cremlino prevede agevolazioni per chi decide di emigrare dai Paesi baltici. Tatyana mi risponde: “E che ci vado a fare in Russia? Ci sono stata solo due volte nella vita… Io qui sono a casa mia e non mi muovo. Ci dicono che siamo filoputiniani, ma non è così. A casa mia è vietato anche nominare quell’assassino di Putin, e sai da quando? Da quando è affondato il sottomarino nucleare Kursk (il 12 agosto del 2000, N.d.R.); Putin avrebbe potuto salvare l’equipaggio se avesse accettato l’aiuto degli svedesi che si erano offerti di intervenire. Li ha lasciati morire… A me, già allora, era tutto chiaro”. Dello stesso parere è anche Maria: “Io sono russa, ma con lo Stato russo non ho niente a che fare. Se andassi adesso in Russia mi spedirebbero da qualche parte in Siberia o a Vladivostok, di certo non mi attenderebbe un appartamento a Mosca. Chi ha parenti in Russia spesso si trasferisce. Io non vado da nessuna parte, casa mia è da questa parte del fiume Narva”. Alla domanda se fra i russi in Estonia ci siano molti filoputiniani, Maria e Tatyana mi rispondono all’unisono: “Ci sono, ma non sono molti. Le vecchie generazioni hanno più che altro nostalgia dell’URSS: all’epoca c’erano molte aziende e c’era una maggiore giustizia sociale rispetto al mondo di oggi, in cui contano solo i soldi. L’URSS era una dittatura, certo, ma garantiva a tutti condizioni di vita dignitose. Bella la libertà, ma te la godi solo se hai i soldi”.
Il giorno dopo, contatto un funzionario della scuola pubblica estone di Narva, che accetta di parlare a patto di rimanere anonimo. Mi dice che la scelta di vietare il russo ha un valore preventivo: serve a evitare che la propaganda del Cremlino faccia breccia nella mente dei giovani russi d’Estonia. “Non sarebbe più semplice permettere che si studi in russo ma con programmi ministeriali approvati dal Ministero estone?”, chiedo. “No, non è sufficiente, perché ogni lingua veicola una precisa ideologia politica”, mi risponde. Alla mia obiezione che così non solo si infrange il diritto europeo garantito alle minoranze linguistiche di poter parlare la propria lingua, ma si rischia anche di spingere i russofoni estoni fra le braccia di Putin, il funzionario si limita a rispondere che non è così e che, in Estonia, tutti devono sapere e parlare l’estone.

Fig. 3 – Un quartiere alla periferia di Riga | Foto: Christian Eccher

RIGA

In Lettonia la situazione è analoga a quella estone. Il russo non si studia più e una nuova legge vieta di utilizzare la lingua di Tolstoj nei luoghi pubblici. Le Istituzioni statali sono obbligate a redigere i siti Internet solo in lettone. I medici hanno l’obbligo di parlare la lingua nazionale, ma per chi sappia solo il russo è prevista la possibilità di portare con sé un interprete-traduttore. A proprie spese, naturalmente. Ha suscitato scandalo il divieto di pubblicare il programma del teatro russo, che si trova nel centro di Riga, in lingua russa. Anche le informazioni agli spettatori devono essere date solo in lettone. Lo spettacolo, invece, può essere in russo, ma solo se il russo è la lingua originale dell’opera. Se si mette in scena Shakespeare, per esempio, gli attori non possono recitare in russo. “Questo penalizza non solo i russi, ma anche la diaspora ucraina che può assistere alle nostre rappresentazioni gratis. I profughi ucraini parlano russo, non lettone”, dice la direttrice del teatro Dana Bjork durante una conferenza stampa. Si ha l’impressione che la mossa del ministro della Cultura lettone sia propagandistica, volta a permettere al Primo Ministro Andris Kulbergs di conquistare i voti dei nazionalisti in vista delle elezioni parlamentari che si terranno a inizio ottobre. Il partito al potere, la Lista Unita, mira infatti a confermare il proprio primato e la propaganda antirussa fa presa fra l’elettorato lettone, spaventato dalle mire imperialistiche di Putin e dal pericolo – quello sì, reale – che la Russia rappresenta per i Paesi baltici. Un punto del programma dei partiti nazionalisti lettoni è quello che prevede il rimpatrio dei russi arrivati dopo il 1945. Un progetto impossibile, perché sono passati 80 anni da allora e i russi sono a casa in Lettonia. Non saprebbero dove tornare. Molti di loro, soprattutto i giovani, non sono mai stati neanche in Russia.

Christian Eccher

Photo by NakNakNak is licensed under CC BY-NC-SA

Indice

Perchè è importante

  • Il Governo estone e quello lettone hanno vietato il russo come lingua ufficiale e hanno chiuso le scuole in lingua russa. Questo ha creato non pochi problemi ai russofoni di Narva, che sono più del 90% della popolazione locale.
  • Alimentata anche dalla guerra in Ucraina, la russofobia crescente nei Paesi baltici rischia di spingere i russofoni fra le braccia di Putin. La maggior parte di loro non è filoputiniana e molti giovani russofoni non sono nemmeno mai stati in Russia.

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Chi lo ha scritto

Christian Eccher
Christian Eccher

Sono nato a Basilea nel 1977. Mi sono laureato in Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, dove ho anche conseguito il dottorato di ricerca con una tesi sulla letteratura degli italiani dell’Istria e di Fiume, dal 1945 a oggi. Sono professore di Lingua e cultura italiana all’Università di Novi Sad, in Serbia, e nel tempo libero mi dedico al giornalismo. Mi occupo principalmente di geopoetica e i miei reportage sono raccolti nei libri “Vento di Terra – Miniature geopoetiche” ed “Esimdé”.

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