Israele, elezioni senza un reale vincitore: quattro scenari futuri

Analisi – Le elezioni israeliane consegnano un quadro incerto in merito alla possibile composizione di un futuro Governo. Nell’assenza di una maggioranza chiara risultante dalle urne, il Presidente israeliano Isaac Herzog inizia il suo primo giro di consultazioni con l’obiettivo che emerga “un pensiero fuori dagli schemi”.

L’ESITO DELLE ELEZIONI ISRAELIANE

Martedì 28 ottobre gli elettori israeliani si sono recati alle urne per rinnovare la Knesset, il Parlamento nazionale. Al voto si sono presentati due schieramenti compatti riconducibili al sionismo ebraico e i partiti arabi: il blocco del Primo Ministro Benjamin Netanyahu, composto dalle formazioni che hanno fatto parte della maggioranza di Governo (Likud, Potere Ebraico, Sionismo Religioso, Shas, UTJ); il Blocco del Cambiamento, comprendente le formazioni sioniste ebraiche di Yashar, Yahad, Beitenu e DEMS; per le liste arabe la Joint List (che include Hadash, Ta’al e Balad) e Ra’am, in via separata a causa della maggior apertura di quest’ultima alla partecipazione a un Governo con le formazioni sioniste.
Le elezioni si sono concluse con l’assenza di una maggioranza appannaggio di uno dei due schieramenti principali: il blocco di Netanyahu ha infatti conquistato 53 seggi, mentre quello del Cambiamento si è fermato a 48. Exploit per i partiti arabi, che complessivamente hanno conquistato 19 seggi, il miglior risultato della propria storia se si considerano in congiunzione la Joint List e Ra’am.

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Fig. 1 – Un elettore vota in un seggio elettorale il 27 ottobre 2026 a Gerusalemme, Israele

I DUE PRINCIPALI ASPETTI EMERSI DALLE URNE

Analizzando i risultati delle singole liste, si registrano due importanti elementi da sottolineare. Il primo concerne l’affluenza record dell’elettorato arabo, pari al 63% (di ben 10 punti percentuali superiore rispetto a quanto avvenuto nel 2022), che può essere spiegata in termini di strumento attraverso il quale far sentire la propria voce in ambito politico e di opposizione alle politiche poste in essere dal Governo Netanyahu nei confronti della comunità araba e delle sue azioni a Gaza e in Cisgiordania. Tale aspetto – che acquisisce un significato ancor più peculiare se si considerano i picchi dell’84,7% a Rahat, del 79,8% in Umm al-Fahm e del 73,5% a Nazareth – ha prodotto come risultato gli 11 seggi della Joint List e gli 8 di Ra’am, delineando così uno scenario in cui il Blocco del Cambiamento potrebbe governare in presenza di un’intesa con i partiti arabi. Il secondo aspetto degno di nota si manifesta a proposito del mondo politico ultraortodosso, con la mancata approvazione di una legge sull’esenzione dalla coscrizione degli studenti della yeshiva che ha inciso sull’erosione del consenso del partito sefardita Shas, passato da 11 a 6 seggi.

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Fig. 2 – Un ragazzo corre in bicicletta davanti a un seggio elettorale nella città beduina meridionale di Rahat, il 27 ottobre 2026, durante le elezioni legislative israeliane

IL PROSSIMO PASSAGGIO PROCEDURALE

Il Presidente israeliano Isaac Herzog ha iniziato il primo giro di consultazioni, nella giornata di mercoledì 3 novembre, al fine di sondare la sussistenza dei presupposti per la formazione di un nuovo Governo. A differenza di quanto avviene in via consuetudinaria, Herzog ha deciso di convocare prima i partiti dotati di una minor rappresentanza in Parlamento (ossia Sionismo Religioso e Shas, seguiti da Beiteinu). Oggi, saranno ricevuti gli altri movimenti politici che hanno conquistato seggi nell’ultima tornata elettorale, a partire dall’Ebraismo Unito della Torah. Con l’obiettivo, prefissato dal Capo di Stato israeliano, di “creare un pensiero fuori dagli schemi“, l’intenzione è quella di “esaminare se esistono ulteriori direzioni o alternative che possano aiutare a formulare accordi e a formare un Governo“. Tale impostazione è il frutto della consapevolezza dell’assenza di una maggioranza chiara risultante dalle urne, con i partiti arabi che potrebbero ricoprire un ruolo determinante per la formazione di un nuovo esecutivo. Lo scenario in questione, però, è al momento osteggiato da Avigdor Lieberman, leader del partito sionista Beiteinu, che ha indicato di sostenere la candidatura di Eisenkot nella cornice di un Governo che non sia “di minoranza”. Nella sua prospettiva, due strade sono da evitare: un Governo di unità nazionale che veda ancora Netanyahu come Primo Ministro e un esecutivo che possa contare sul sostegno dei partiti arabi, da lui definiti come “sostenitori del terrorismo“.

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Fig. 3 – Avigdor Lieberman, capo del partito Yisrael Beiteinu, parla durante il “Festival della Democrazia” a Glilot, a nord di Tel Aviv, il 13 ottobre 2026

LA NUOVA VARIABILE

In attesa dell’esito delle consultazioni condotte da Herzog, è sin dall’inizio chiaro che l’eventuale conferimento del mandato a Eisenkot sarà subordinato all’indicazione di quest’ultimo – come Primo Ministro – dai partiti arabi o da UTJ. Ciò rappresenta una delle variabili principali che accompagneranno la prossima fase politica, in Israele, in conseguenza della postura neutrale adottata dal partito ultraortodosso rispetto alla scelta di sostenere la candidatura di Eisenkot o Netanyahu nelle consultazioni. Come riferito dal giornalista Yishai Cohen su kikar.co.il, portale vicino al mondo ultraortodosso, il Rosh Yeshiva Dov Landau – guida spirituale di DegelHaTorah, facente parte di UTJ – ha ufficialmente aperto all’avvio di dialoghi con il Blocco del Cambiamento. “Non apparteniamo ad alcun blocco politico. Il nostro unico ‘blocco’ è dato dal mondo della Torah“. Con quest’espressione, Landau ha aperto la strada a uno scenario che appariva lontano nella scorsa legislatura, ossia la mancata appartenenza formale di UTJ al blocco di destra guidato da Netanyahu, e che si spiega con il malcontento generato dalla mancata approvazione di una legge che definisse l’esenzione dalla coscrizione degli studenti ultraortodossi. Un’eventuale indicazione di Eisenkot come Primo Ministro, da parte dell’Ebraismo Unito della Torah, consentirebbe al leader di Yashar di sopravanzare l’attuale capo di Governo israeliano nel numero di preferenze espresse dai deputati neoeletti alla Knesset (passando da 48 a 55 – al netto della scelta finale dei partiti arabi – con il blocco di Netanyahu che scenderebbe da 53 a 46).

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Fig. 4 – Rabbini ebrei ultraortodossi partecipano all’ultimo comizio elettorale del partito United Torah Judaism prima delle elezioni legislative, a Bnei Brak, nel centro di Israele, il 25 ottobre 2026

I QUATTRO POSSIBILI SCENARI

Per uscire dallo stallo emergente dalle urne, sono quattro le possibili configurazioni all’orizzonte. La prima è data da un esecutivo di unità nazionale che veda un’alternanza nel ruolo di Primo Ministro tra Netanyahu ed Eisenkot: tale ipotesi è caldeggiata dal Presidente Herzog e godrebbe del beneplacito di Washington, ma incontra un limite nella tensione esistente tra le parti e nell’opposizione dei leader del Blocco del Cambiamento all’idea di governare con Netanyahu. La seconda risponde al caso di un Governo di minoranza, guidato da Eisenkot, che possa fondarsi sulla partecipazione diretta di Yashar, Yahad, DEMS e Beiteinu, nonché sul sostegno esterno di almeno un partito ultraortodosso (UTJ, con la possibilità che vi si aggreghi anche Shas, seguendo una scelta anteriore dell’alleato ultraortodosso). Tale esecutivo nascerebbe sulla base di una previa intesa tale da prevedere due obiettivi: la regolarizzazione dello status degli studenti della yeshiva e una legge definitiva sulla coscrizione dei giovani ultraortodossi che funga da compromesso tra le posizioni avanzate dalle parti. La terza è rappresentata da un Governo di minoranza, guidato sempre da Eisenkot, che preveda l’appoggio dei partiti arabi – in luogo di quelli ultraortodossi – e sia volto a prevedere misure significative, su tutte, a supporto della comunità araba nei settori dell’educazione e della criminalità. Infine, c’è l’ipotesi del ritorno alle urne, il cui verificarsi sarà inevitabile in caso di combinato disposto di due realtà: la persistente rottura tra i due blocchi principali e una mancata disponibilità al compromesso, manifestata dai partiti dell’attuale opposizione, tanto nei riguardi dei partiti ultraortodossi quanto nei confronti di quelli arabi.

Michele Maresca

“Israeli kids with flags in Jerusalem” by Kristoffer Trolle is licensed under CC BY.

Indice

Perchè è importante

  • Le elezioni in Israele, tenutesi martedì 28 ottobre, si sono concluse senza la vittoria di uno dei due blocchi principali.
  • Il Presidente israeliano Isaac Herzog ha iniziato il suo primo giro di consultazioni, partendo dai partiti più “piccoli”, con l’obiettivo di trovare una soluzione allo stallo che eviti il ritorno alle urne.

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Chi lo ha scritto

Michele Maresca
Michele Maresca

Classe 1998, ho conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza all’Università Federico II di Napoli e il Master in “Derecho Internacional y Relaciones Exteriores e Internacionales” all’Instituto Europeo Campus Stellae. L’idea di raccontare, informare e approfondire le vicende di politica internazionale rappresenta ciò che mi spinge a dedicarmi con passione ed enorme interesse a queste tematiche. Inoltre, svolgo analisi, in lingua spagnola, per il Think Tank Geopol21.

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