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sabato 31 Ottobre 2020
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    Non solo Greta: le proteste contro i cambiamenti climatici aiutano oppure no?

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 1 min.
    • Greta Thunberg e i Fridays for future sono i nuovi simboli delle lotte ambientaliste
    • La lotta ai cambiamenti climatici resta imponente, ma è cresciuta la consapevolezza della posta in gioco
    • L’opposizione a Greta e agguerrita e ricorre spesso a pesanti attacchi personali per evitare le questioni centrali poste dal suo movimento

    Oltre le evidenze scientifiche, ormai davvero indiscutibili, registriamo una novità piuttosto importante. Oggi si protesta in maniera diversa, meno ideologizzata e più personale. Ma oggi si usa anche la tecnologia, i social che hanno, come fu già per il fenomeno delle “Primavere arabe” del 2011, un impatto mediatico devastante. Il movimento per combattere il climate change si è fatto strada da solo e nel giro di un anno e mezzo ha assunto rilevanza planetaria. La novità è questa; nonostante detrattori, più o meno interessati, nonostante gli haters di Greta, il movimento cammina da solo forse anche grazie a questi fenomeni. E la sua forza sta proprio nell’essere de-ideologizzato. E’ un coacervo di forze, ma dall’età media davvero molto bassa, che portano avanti una sola vera battaglia, quella che dichiarano. Siamo di fronte ad un unicum dei giorni nostri.

    Andrea Martire

    Andrea Martire

    Appassionato di America Latina, background in scienze politiche ed economia. Studio le connessioni tra politica e sociale. Per lavoro mi occupo di politiche agrarie e accesso al cibo, di acqua e diritti, di made in Italy e relazioni sindacali. Ho trovato riparo presso Il Caffè Geopolitico, luogo virtuoso che non si accontenta di esistere; vuole eccellere. Ho accettato la sfida e le dedico tutta l’energia che posso, coordinando un gruppo di lavoro che vuole aiutare ad emergere la “cultura degli esteri”. Da cui non possiamo escludere il macro-tema Ambiente, inteso come espressione del godimento dei diritti del singolo e driver delle politiche internazionali, basti pensare all’accesso al cibo o al water-grabbing.

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