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giovedì 29 Ottobre 2020
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    Speciale COVID-19

    Non sottovalutiamo la Libia

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    La crisi libica rimane quella più sottovalutata dagli attori internazionali e dai media, eppure potrebbe avere conseguenze gravi per la stabilità del Mediterraneo. In 3 Sorsi analizziamo la situazione nel Paese.

    1. TRIPOLI – La capitale libica è ormai sotto il controllo delle milizie islamiche federate sotto il nome di Alba libica. Dopo mesi di combattimenti, i miliziani islamici sono riusciti a conquistare i punti strategici della città, tra i quali gli uffici governativi e parlamentari e l’aeroporto, quest’ultimo teatro di una lunga battaglia combattuta terminal per terminal, pista per pista. A nulla sono valsi gli attacchi aerei portati a termine, a quanto sembra, dagli Emirati Arabi Uniti con la cooperazione logistica dell’Egitto. Il Governo e i ministri hanno abbandonato la capitale, insieme al Parlamento eletto quest’estate, per rifugiarsi nella città di Tobruch, vicina al confine orientale, ovvero all’Egitto, e sotto il controllo dell’esercito fedele al generale Haftar. A Tripoli, secondo fonti locali, la cessazione dei combattimenti sta permettendo, almeno per ora, un lento ritorno alla normalità, con un aumento della circolazione dei veicoli e delle persone per le strade e la riapertura graduale degli esercizi commerciali. Quasi tutte le ambasciate dei Paesi occidentali sono state evacuate, con quella degli Stati Uniti, almeno temporaneamente, occupata dai miliziani. Alba libica ha inoltre espresso l’intenzione di attivare il vecchio Parlamento, chiamato Congresso nazionale generale (General National Congress – GNC), nel quale gli islamisti avevano la maggioranza dei seggi.

    2. BENGASI – Gli scontri principali si sono spostati a Bengasi, dove le milizie islamiche si confrontano con l’esercito di Haftar. Il picco si è avuto lunedì I settembre, con i cacciabombardieri del generale che hanno colpito ripetutamente le posizioni tenute dal Consiglio rivoluzionario della Shura di Bengasi. Anche qui, l’obiettivo principale delle forze contrapposte è l’aeroporto della città, considerato il punto strategico principale. Se gli islamisti riuscissero a prendere il controllo di Bengasi, avrebbero in mano le maggiori città della Libia (Misurata è la loro base di partenza), eccetto Tobruch. http://gty.im/495311771

    3. LA SITUAZIONE GENERALE – La Libia è sulla strada per quella che viene chiamata “somalizzazione dello Stato, ossia una completa anarchia nella quale imperversano scontri tra fazioni rivali.  Il primo ministro Abdullah Thinni si era dimesso lo scorso 29 agosto, ma il Parlamento di Tobruch (quello eletto lo scorso giugno e nel quale i laici hanno la maggioranza) gli ha riaffidato l’incarico il 2 settembre. Le Istituzioni libiche ormai sono sotto la protezione delle truppe di Haftar, segno che l’esercito regolare ha smesso, nei fatti, di funzionare. Va ricordato che il generale Haftar ha sempre dichiarato di aver creato il proprio corpo militare, dotato di un notevole quantitativo di armamenti e di una limitata forza aerea, a causa dell’incapacità delle truppe regolari di contrastare i combattenti islamici. Tra le forze del generale si annoverano anche esponenti fedeli a Gheddafi. Come è stato più volte ricordato, la sostanziale anarchia che regna sul territorio libico impedisce un controllo effettivo delle coste, che, oramai, sono campo libero per i trafficanti di esseri umani. Purtroppo c’è anche da constatare come tra le diverse crisi in atto, quella libica sia la più sottovalutata o sia, perlomeno, ritenuta secondaria. Un approccio che potrebbe rivelarsi dannoso nel medio-lungo periodo, soprattutto per i Paesi europei.

    Emiliano Battisti

    [box type=”shadow” ]Un chicco in più

    Analizziamo meglio (per quanto possibile) gli schieramenti che si fronteggiano in Libia. Da un lato troviamo le forze islamiche, provenienti per lo più dalla città di Misurata. Quelle che controllano Tripoli sono federate in Alba libica, mentre quelle che combattono a Bengasi si fanno chiamare Consiglio rivoluzionario della Shura di Bengasi, un’organizzazione che comprende anche Ansar al-Sharia, il gruppo responsabile dell’attacco al consolato statunitense a Bengasi. A opporsi agli islamisti troviamo l’esercito del generale Haftar (con zona operativa Bengasi-Tobruch), le milizie dello Zintan (che operano nei pressi di Tripoli) e quanto rimane dell’esercito regolare libico. Oltre a queste fazioni maggiori, ci sono numerose tribù, che occupano principalmente la parte meridionale delle Libia, le quali sono fonte di scontri, anche se di portata minore. [/box]

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    Emiliano Battisti
    Emiliano Battisti

    Consulente per un’azienda spaziale, sono Segretario Generale e responsabile del coordinamento dei Social Media, del desk Nord America e del desk spaziale. Ho pubblicato il libro Storie Spaziali, edito da Paesi Edizioni.

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    4 Commenti

    1. Viva Gianna & Pinotta e Mogherini, questo è il risultato, loro vanno a far turismo a Bagdhad, Tel Aviv, Damasco e Nuova Dheli, e noi non ci interessiamo di quello che succede alle porte di ( o forse sarebbe meglio dire in ) casa nostra.
      Forse sarebbe meglio che arrivassero alla svelta, così le metterebbero subito il burqua ed eviteremmo di vederle andare in giro a fare scena muta ( forse è meglio che non parlino ), è però molto importante ai fini dei risultati in politica estera che conoscano approfonditamente i ” Dossiers ” !!!! Allegria.

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