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    Mai come in queste ultime settimane, durante le quali si sono susseguiti i più importanti vertici delle grandi organizzazioni regionali asiatiche (SCO, APEC, ASEAN), la Cina ha manifestato la volontà di intraprendere la via della diplomazia multilaterale come first-best option, attraverso l’attivismo e la partecipazione ai vari Fora istituzionali asiatici. Per il momento la strategia di Pechino non è quella di dominare la propria area di influenza geopolitica, ma di tessere un ampio raggio di pacifiche e profittevoli relazioni multilaterali

     

    NUOVE PRIORITA’ – Se fino a qualche tempo fa, potevamo affermare con convinzione che alle fondamenta dell’interesse cinese per la cooperazione strategica in Asia si riscontrava una ratio di tipo cautelare e protettiva, improntata al rafforzamento del coordinamento multilaterale in vista della sicurezza regionale, oggi, nell’agenda politica delle autorità politiche di Pechino ritroviamo accanto alla questione “sicurezza” un obiettivo parimenti prioritario: lo sviluppo economico. In un contesto globale in cui l’interdipendenza economica e la cooperazione strategica promossa dai meccanismi di azione multilaterale la fanno da padrone, la tradizionale propensione cinese al bilateralismo si concreta soprattutto in seno alle macro istituzioni regionali.

     

    GOOD NEIGHBOUR POLICY – Nel recente discorso pronunciato dal premier Wen Jiabao durante il 14° Summit Cina-ASEAN (Association of South-East Asian Nations), tenutosi lo scorso 18 novembre a Bali, la svolta di Pechino verso il multilateralismo è celebrata come la più forte ed efficace risposta alle sfide poste dalla crisi economica globale e dalla globalizzazione. “Con una sostenuta e rapida crescita economica e la stabilità sociale, l’Asia orientale è la regione più dinamica del mondo, con il maggior potenziale di sviluppo, sia l’ASEAN che la Cina hanno ottenuto un ampio riconoscimento internazionale e hanno richiamato una grande attenzione per il loro importante contributo. Dovremmo […] cogliere l’opportunità di rafforzare la cooperazione e affrontare congiuntamente le sfide.” Una verità consapevole emerge tra le altre nelle parole di Wen: in questa era di stretta interdipendenza economica “nessuna regione o paese può sperare di prosperare da solo ed essere immune agli shock esterni”. Tanto più ora che la crisi del debito ha investito le economie degli Stati Uniti e dell’Europa, Pechino deve concentrare i propri sforzi sulla crescita e sullo sviluppo di mercati regionali alternativi a quelli storicamente di riferimento, e quello asiatico fa gola un po’ a tutti. D’altra parte, come biasimare il pragmatismo politico di Pechino, visti gli sviluppi inattesi prospettati recentemente negli incontri ufficiali dei capi di governo nel consesso delle organizzazioni regionali dell’Asia-Pacifico e dell’Asia centrale? Solo qualche giorno prima del Summit dell’ASEAN, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama aveva annunciato a Honolulu al vertice dell’APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation) la conclusione di un accordo di massima per un parternariato commerciale transpacifico e l’apertura di una zona di libero scambio per 800 milioni di consumatori, tra gli Stati Uniti e dieci Paesi asiatici che si affacciano sull’Oceano. E durante l’ultimo incontro a S.Pietroburgo, la Russia ha di nuovo tramato dietro le quinte della SCO (Shanghai Cooperation Organization), per l’istituzione di una grande Unione Euroasiatica, che renderebbe più europea e meno asiatica l’organizzazione per la sicurezza regionale e ripristinerebbe i vecchi e mai assopiti legami di dipendenza tra Mosca e le Repubbliche centrasiatiche a sfavore della Cina e a detrimento dei suoi interessi energetici e geopolitici nell’area.

     

    L’ASCESA DEL DRAGO – Sembra che tutti si stiano preparando alla grande ascesa del Drago e insieme cospirino per attuare una politica di contenimento della sua influenza economica e politica nella regione asiatica. La retorica di governo che mira a sovvertire la percezione esterna del Paese come “minaccia” per gli interessi delle altre grandi potenze globali è attiva già dal 2003. Da allora, per rassicurare partners e competitors Pechino ha iniziato da un lato a concentrare i propri sforzi sulla dimensione della diplomazia pubblica, vincolandosi al coordinamento multilaterale, e dall’altro a propagandare la volontà di attuare un’ascesa pacifica in un ordine internazionale multipolare senza mire egemoniche. Wen Jiabao ha sottolineato ancora una volta che l’obiettivo della Cina non è quello di ottenere il dominio assoluto né quello instaurare uno stallo conflittuale con gli Stati Uniti o la Russia, piuttosto quello di costruire relazioni di buon vicinato e rinforzare il partneriato con i paesi vicini. Il premier cinese ha scelto il Summit dell’ASEAN per veicolare i nuovi nodi strategici per lo sviluppo delle relazioni regionali: “In primo luogo, dovremmo rafforzare la consulenza strategica e la fiducia reciproca […] In secondo luogo, dovremmo perseguire lo sviluppo economico e il progresso sociale come una priorità assoluta. […] In terzo luogo, dovremmo concepire l’importanza dell’ASEAN nel promuovere la cooperazione in Asia orientale. […] Quarto, dovremmo difendere i nostri interessi comuni in ambito multilaterale.”

     

    ASEAN +3, COMUNITÀ D’ORIENTE – L’ASEAN, nella sua articolazione 10 + 3 (ASEAN più Cina, Giappone e Corea del sud), è per Pechino il veicolo principale per istituire una sorta di “comunità d’oriente”, su modello europeo, che agevoli la cooperazione economica nel sud-est asiatico, rinforzi le relazioni di confidence-building e la partnership tra i paesi membri. I cinesi sono convinti che solo attraverso l’ASEAN si possa realizzare l’obiettivo dell’integrazione regionale e pertanto Wen ha annunciato l’inaugurazione di una missione permanente in seno all’organizzazione e il progetto di ampliare la sfera di attuazione dell’accordo di libero scambio tra la Cina e l’ASEAN-CAFTA, l’area di libero commercio. Dopotutto, consolidare l’asse ASEAN + 3 consentirebbe alla Cina di controllare lo sviluppo del meccanismo multilaterale dall’interno e di approfondire le relazioni bilaterali con i suoi vicini.

     

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    EAST ASIA SUMMIT – Ora che per la prima volta Stati Uniti e Russia hanno preso parte all’East Asia Summit, il Forum annuale che riunisce i leaders di 16 Paesi dell’Asia orientale, Pechino ha attribuito ancora più importanza all’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico, perché i nuovi Paesi osservatori mirano a parteciparvi in qualità di membri effettivi, quindi pensano al suo allargamento, secondo l’asse ASEAN +8. Esercitare la propria influenza sull’organizzazione regionale è uno step necessario per Pechino, che pungola perché essa diventi la sede di discussione e risoluzione delle controversie e delle dispute territoriali rispetto al Mar Cinese Meridionale, allo scopo di neutralizzare inesorabilmente ab origine ogni tentativo di ingerenza di Washington sulle questioni regionali. Infatti, anche gli Stati Uniti guardano sempre più verso oriente, dove proiettano nuovi interessi strategici. D’altra parte, il Segretario di Stato Hillary Clinton ha già dichiarato che la stabilità nel Mar Cinese Meridionale risponde ad un interesse nazionale statunitense, e preoccupa i cinesi la notizia della stipula di un nuovo accordo militare con l’Australia, che prevede la mobilitazione di 2500 nuove truppe americane che stanzieranno a Darwin, nella costa settentrionale a 500 miglia dall’Indonesia.

     

    LA CINA, UN BUON VICINO – Il rafforzamento della relazione tra l’ASEAN e la Cina sembra essere opportunisticamente necessaria. L’organizzazione ha bisogno di Pechino e delle sue continue iniezioni di liquidità, dei suoi aiuti allo sviluppo e dei suoi investimenti. Pechino ha bisogno dell’ASEAN per istituire un mercato regionale e sostenere i ritmi portentosi della sua crescita economica, per consolidare nuove alleanze, tali da controbilanciare il peso di Stati Uniti e Russia nell’area ed ampliare la propria influenza regionale e internazionale, quindi per acquisire credibilità e fiducia come partner commerciale ed avviare il cammino di ascesa come potenza regionale, se non globale. Volendo concludere con le parole di Wen Jiabao, potremmo affermare che i cinesi sono determinati a rimanere “buoni amici, buoni vicini e buoni partners” per l’ASEAN e ad accrescere con l’organizzazione la partnership strategica.

     

    M.Dolores Cabras

    Redazione
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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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