Alla luce del regime di sanzioni imposto alla Corea del Nord dalle Nazioni Unite e del sempre più probabile dispiegamento del sistema anti-missile statunitense THAAD in Corea del Sud, come potrebbero evolversi nel prossimo futuro le relazioni tra Mosca e Pyongyang ? A dispetto di vicinanze ideologiche e convenienze strategiche, i rapporti tra i due Paesi non sono infatti mai stati semplici e continuano a essere influenzati dalle azioni di Cina e Stati Uniti
LA STRANA COPPIA – I rapporti che intercorrono tra la Corea del Nord e la Russia non sono mai stati lineari nel corso degli ultimi sessant’anni. I due Paesi non sono mai stati nemici, certo, e neanche confinanti che si scrutano con diffidenza. Ma i momenti in cui Pyongyang e Mosca hanno veramente approfondito la loro partnership sono stati altalenanti e intermittenti. La Russia – al pari della Cina – ha sempre intrapreso il ruolo di portavoce e di mediatrice, quando ce n’è stato bisogno, tra la Corea del Nord e la comunità internazionale. I punti apicali nei rapporti tra le due nazioni sono stati raggiunti nei periodi nei quali i rapporti tra la Russia e la comunità internazionale – USA in primis – vivevano fasi incerte, e non è un caso che il recente riavvicinamento tra Putin e Kim Jong-un si sia verificato nel momento di maggiore crisi tra la Russia e l’Occidente dalla fine della Guerra Fredda. Dopo l’annessione della Crimea e il sostegno russo alle regioni secessioniste orientali in Ucraina, e le sanzioni applicate contro la Russia da parte della UE, Mosca ha ripreso i suoi canali diplomatici, quasi del tutto esclusivi, con Pyongyang, cercando di dare un ulteriore impulso alla modernizzazione del Paese, della sua economia e delle sue infrastrutture.
Fig.1 – Incontro diplomatico tra il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e la sua controparte nordcoreana Ri Su-yong, ottobre 2014
Gli sforzi russi che miravano ad una stabilizzazione della penisola coreana e alla riprese dei colloqui del Six-Party Talks – il tavolo al quale si siedono le sei potenze regionali per discutere della questione nucleare nordcoreana – sono stati però, almeno per il momento, vanificati dalle scelte politiche e strategiche del dittatore Kim Jong-un. Salito al potere il 18 dicembre 2011 dopo la morte del padre Kim Jong-il, egli ha abbandonato la politica precedente del “songun” – militari prima di tutto – per inaugurare quella del “byungjin” – difesa ed economia – e ha ripreso con slancio il programma nucleare. Il 6 gennaio 2016 si è svolto l’ultimo test nucleare nordcoreano, e sembra che ora Pyongyang, nonostante lo scetticismo di alcuni esperti di settore, disponga di un ordigno a fissione nucleare avanzata.
IL NUOVO REGIME DI SANZIONI E IL THAAD – Dopo il test del 6 gennaio la reazione della comunità internazionale non si è fatta attendere, e anche la Russia si è unita al coro di condanne rivolto alla Corea del Nord. A marzo sono state inasprite le sanzioni contro Pyongyang con la risoluzione 2270 delle Nazioni Unite alle quali si sono unite anche Cina e Russia. La Russia, in particolare, che era tra i Paesi che aveva più legami economici con il regime nordcoreano a seguito del suo nuovo bilanciamento economico ad est, ha intrapreso misure drastiche nell’adempiere alle nuove sanzioni imposte dall’ONU. Dopo aver bloccato le importazioni nordcoreane di carbone e ferro, sono state chiuse le sedi estere delle banche nordcoreane che operavano in territorio russo e i loro conti congelati. Le esportazioni di gas naturale e petrolio russo verso la Corea del Nord sono state ridotte, mentre i lavori per l’ammodernamento delle infrastrutture regionali – ideato per poter meglio collegare i mercati coreani (sia nord che sud) con quello russo – hanno subito un brusco rallentamento. Inoltre il permesso che Mosca aveva accordato a Pyongyang per la pesca nelle acque territoriali russe è stato sospeso. Oltre a tutto ciò sono arrivate anche le dichiarazioni ufficiali e pubbliche di varie personalità vicine al Cremlino a condannare fermamente la provocatoria politica nucleare nordcoreana.
Fig.2 – Una batteria del sistema antimissile THAAD (Terminal High Altitude Area Defense ), che dovrebbe essere schierato in Corea del Sud nei prossimi mesi
Come se non bastasse, ad esasperare ancor di più la situazione dal punto di vista di Mosca – ma anche di Pechino – , sono ufficialmente partiti i colloqui tra Seul e Washington per il dispiegamento del sistema anti-missilistico THAAD a Seongju, nella provincia settentrionale di Gyeongsang. La Russia vede sempre più puntellati i suoi confini e il dispiegamento del sistema anti-missile THAAD è solo l’ultimo di una lunga serie (si veda, ad esempio, il recente schieramento del sistema di difesa ABM in Romania). A preoccupare il Cremlino e il Governo cinese non sono tanto le capacità balistiche dell’arma, che è puramente difensiva e ha un raggio di intercettazione di 200 km, quanto quelle del radar in dotazione al sistema, che può arrivare a coprire un raggio di zona di 2000 km.
IL GIOCO A TRE – Come si evolveranno le relazioni tra i due Paesi prossimamente ? Rispondere a questa domanda non è facile, non solo per l’imprevedibilità a cui Kim Jong-un e il suo establishment ci hanno abituato, ma anche perché le relazioni tra Mosca e Pyongyang sono un riflesso diretto del rapporto che intercorre tra Cina e Russia. Nonostante le condanne di facciata e le effettive sanzioni adottate dal Cremlino, l’atteggiamento di distacco che Putin ha assunto in questa vicenda ricorda molto quello adottato dalla controparte cinese Xi Jinping ai tempi della crisi della penisola crimeana e della guerra nel Donbass. All’epoca dei fatti, non intervenendo direttamente nella questione e mantenendo un atteggiamento neutrale, il Presidente cinese ne uscì molto rafforzato e fece emergere una figura della Cina molto più responsabile e matura di quanto molti si aspettassero. Ugualmente Putin, in questo contesto, sembra volere adottare lo stesso atteggiamento di Xi Jinping.
Fig.3 – Incontro tra Xi Jinping e Putin durante un meeting dell’APEC a Yanqi Lake, novembre 2014
Questo gli è permesso perché la Russia sulla Corea del Nord – e in più in generale sull’intera penisola coreana – ha una visione e un’aspettativa differenti da quelle della Cina. Nell’ottica di un Asia-Pacifico in cui non emerga una sola potenza regionale egemonica e in cui, anche in tema di sicurezza, ci sia piena collaborazione tra tutti i Paesi locali nel tentativo di limitare la presenza americana nel continente, la stabilizzazioni della penisola coreana riveste per Mosca un ruolo cruciale. Quindi Putin in un certo senso è in fase di attesa e fa “orecchie da mercante” sull’argomento. Inoltre si dice che veda di buon occhio non solo una possibile riunificazione delle due Coree, ma anche un futuro cambio di regime a Pyongyang. D’altro canto la Cina, nonostante le bizze dello “scomodo” amico Kim Jong-un, non vuole assolutamente perdere un alleato che di fatto gli garantisce il controllo di una strategica “testa di ponte” che può portare dritta nel cuore del Celeste Impero, senza poi contare, in caso di un conflitto armato nella penisola coreana, l’enorme numero di profughi che attraverserebbe la frontiera cinese. Corea del Nord e Ucraina rivestono, rispettivamente per Cina e Russia, la stessa importanza strategica. Ma le visioni geopolitiche che Xi Jinping e Putin hanno del continente asiatico sono in contrasto tra loro. In attesa di ulteriori sviluppi il caso della Corea del Nord sta pian pian dimostrando, come se ce ne fosse stato bisogno, che gli interessi di Mosca e Pechino nell’Asia-Pacifico coincidono in alcuni punti ma collidono in altri. Magari è la prova che i due possono essere si buoni vicini, ma mai buoni alleati.
Valerio Mazzoni
[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più
La differente importanza strategica che la Corea del Nord ha nei piani di Russia e Cina è determinata dal suo confine settentrionale. Infatti la Corea del Nord condivide con la Russia meno del 10% di tale confine, mentre la restante parte è condivisa con la Cina. Da qui la differente visione che le due potenze hanno del regime nordcoreano.[/box]
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