In 3 Sorsi – La COP30 tenutasi lo scorso novembre a Belém ha proseguito le discussioni avviate lo scorso anno a Baku. I Paesi africani, in un rinnovato spirito di coesione, hanno rivendicato un ruolo attivo nella governance climatica globale, oltre le logiche assistenziali finora adottate. In una prospettiva di cooperazione internazionale, garantire all’Africa un ruolo paritario significherebbe avere un partner strategico nella risposta globale al cambiamento climatico.
1. LE OPPORTUNITĂ€ DELLA TRANSIZIONE VERDE
A dieci anni dalla firma degli Accordi di Parigi, il divario tra gli impegni assunti per contenere il riscaldamento globale e i risultati effettivamente raggiunti resta marcato. Per l’Africa, il continente che meno contribuisce alla crisi climatica ma ne subisce maggiormente gli effetti, intercettando meno del 10% dei finanziamenti destinati all’adattamento climatico, questo scarto assume una dimensione strutturale ed esistenziale.
Una narrazione incentrata esclusivamente sulla vulnerabilità del Continente non è tuttavia sufficiente a restituirne la complessità . Oggi più che mai si impone un riposizionamento verso una lettura di tipo strategico. L’Africa, infatti, concentra un potenziale spesso sottovalutato: detiene circa il30% delle riserve minerarie mondiali, incluse materie prime critiche come litio, grafite e cobalto, essenziali per lo sviluppo delle tecnologie rinnovabili e sempre più centrali nelle dinamiche geopolitiche globali. La transizione verde si configura quindi come una finestra di opportunità per i Paesi africani, non solo sul piano economico e ambientale, ma anche su quello politico: un maggiore coinvolgimento del continente nelle catene del valore delle tecnologie verdi potrebbe infatti rafforzarne il ruolo negoziale e ampliarne la voce all’interno dei nuovi equilibri geopolitici. Al tempo stesso, affinché questo potenziale possa tradursi in capacità effettiva, l’Africa deve assicurarsi sistemi di finanziamento climatico più equi, in grado di superare una logica assistenziale e di indirizzare le risorse laddove risultano maggiormente necessarie, ossia verso i Paesi e le comunità direttamente coinvolte nella transizione verde.
Fig. 1 – Il Presidente del Brasile Luiz Inacio Lula da Silva, il Presidente francese Emmanuel Macron e il Presidente della Guinea-Bissau Umaro Sissoco Embalo durante la COP30 di BelĂ©m, 6 novembre 2025
2. LE RICHIESTE DEI PAESI AFRICANI
Dopo i risultati deludenti della COP29, l’Africa si è presentata alla COP30 di novembre con aspettative accresciute e una rinnovata coesione emersa dal secondo Africa Climate Summit (ACS2), svoltosi lo scorso settembre ad Addis Abeba. Il vertice si è concluso con l’adozione di un’agenda continentale incentrata sull’adattamento climatico, sulla mobilitazione dei finanziamenti per il clima e su una richiesta esplicita di riforma dell’architettura finanziaria globale a favore del continente. In tale occasione, i leader africani hanno inoltre approvato la Roadmap di Baku-BelĂ©m, un documento guida politico e tecnico per la COP30, che ha tracciato un percorso piĂą definito verso il raggiungimento dei 1.300 miliardi di dollari di finanziamenti climatici richiesti nel precedente negoziato.
Attorno a questo documento e alle sue cinque aree di intervento, i Paesi africani hanno articolato una serie di obiettivi di policy e di pratiche da realizzare, mantenendo centrale il tema della valorizzazione delle risorse minerarie del continente. Un primo punto al centro della visione di sviluppo dell’Africa ha riguardato la transizione verso l’energia pulita: mentrela COP30 ha portato avanti le discussioni su un programma di lavoro per una transizione giusta, per i Paesi africani è essenziale che ciò avvenga mantenendo la povertà energetica al centro del dibattito.Con oltre 600 milioni di persone ancora prive di accesso all’elettricità , questo divario rischia infatti di compromettere i progressi in termini di salute, istruzione e crescita economica. Un secondo elemento ha riguardato la necessità di ridefinire l’adattamento: anziché considerarlo prevalentemente un progetto umanitario, esso deve essere sempre più integrato nelle politiche industriali. Collegando adattamento e industrializzazione all’interno della narrativa avviata all’ACS2, si è suggerito un percorso in cui l’Africa può spostare la narrativa dalla vulnerabilità alla creazione di valore.
Fig. 2 – Un attivista di Oxfam manifesta mascherato da Cyril Ramaphosa, Presidente del Sudafrica, BelĂ©m, 5 novembre 2025
3. SE GLI INTERESSI DELL’AFRICA SONO INTERESSI DI TUTTI
I risultati ottenuti dall’Africa alla COP30 possono essere definiti parziali. Da un lato, sebbene la Roadmap di Baku-Belém sia stata formalmente adottata dai Paesi africani, essa ha ricevuto un’attenzione limitata nel corso della conferenza, al punto che il testo finale si limita a prendere atto del documento, senza approvarne l’approccio. In termini più positivi, è stato raggiunto un consenso sull’impegno a triplicare i finanziamenti destinati all’adattamento climatico, ambito della finanza climatica volto a rafforzare la resilienza dei Paesi più esposti agli impatti del cambiamento climatico. Nell’accordo conclusivo, i negoziatori hanno convenuto di richiedere che tali finanziamenti “almeno triplichino” entro il 2035. Resta tuttavia una significativa ambiguità rispetto all’oggetto di tale incremento, in assenza di riferimenti quantitativi espliciti nel testo.
La prospettiva da adottare per valutare gli esiti della COP30 è quella della cooperazione globale. Continuare a relegare il continente africano e i suoi popoli in una condizione di povertà strutturale, assistenzialismo e dinamiche neocoloniali predatorie rischia di aggravare ulteriormente la crisi climatica. Al contrario, garantire all’Africa accesso a finanziamenti adeguati e un ruolo attivo nella transizione verde significa rafforzare un attore centrale nella risposta globale al cambiamento climatico. In questa lettura, se gli interessi dell’Africa sono gli interessi di tutti, la credibilità stessa della governance climatica globale passa dalla capacità di tradurre questo principio in scelte concrete.
Beatrice Gobbi
UN Trade and Development (UNCTAD), CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons


