Caffè lungo – L’esito delle elezioni ha generato un vero terremoto nella politica nepalese, ma sul futuro del Paese continuano a pesare molteplici incognite.
LA RIVOLUZIONE DELLA GENERAZIONE Z
Nel settembre 2025 fecero il giro del mondo le immagini delle proteste di piazza in Nepal, alle quali avevano preso parte soprattutto giovani della generazione Z, contro la corruzione della classe politica e la cattiva gestione dell’economia. A colpire non fu soltanto la violenza delle manifestazioni, in cui persero la vita 77 civili, ma la loro trasversalità. La rabbia popolare era diretta sia al Governo in carica che all’opposizione, ritenuti responsabili della decadenza del Nepal.
Il premier K. P. Sharma Oli del Partito Comunista – Unione Marxista Leninista (CPN-UML) si dimise e il Presidente Ram Chandra Poudel incaricò su richiesta dei manifestanti Sushila Karki, ex giudice capo della Corte Suprema e simbolo della lotta alla corruzione, di guidare il Governo ad interim fino a nuove elezioni, che si sono tenute lo scorso 5 marzo. A contendersi la vittoria c’erano quattro partiti principali: il CPN-UML, il Partito del Congresso (NC), il Partito Comunista Nepalese (NCP, unione di 10 partiti di sinistra) e il Rastriya Swatantra Party (RSP).
Fig. 1 – Un palazzo governativo a Kathmandu dato alle fiamme durante le violente proteste popolari del settembre 2025
RISULTATI ELETTORALI
Con un’affluenza vicina al 60%, le elezioni hanno visto il trionfo del RSP, la più giovane delle forze politiche in corsa, che ha conquistato 182 seggi sui 275 totali, poco meno dei due terzi. Per la prima volta nella storia della democrazia nepalese un partito è riuscito da solo a ottenere la maggioranza assoluta, aprendo così la strada alla formazione di un Governo stabile, dopo decenni in cui si era retto su fragili accordi di coalizione che avevano visto coinvolti sempre gli stessi tre partiti, CPN-UML, NC e Partito Comunista del Nepal – Centro Maoista (antesignano del NCP).
Si è assistito al drastico ridimensionamento dei partiti tradizionali, con NC, CPN-UML e NCP che hanno vinto rispettivamente 38, 25 e 17 seggi. Clamorosa poi la sconfitta di Sharma Oli, non rieletto in Parlamento, che è stato battuto da Balendra Shah, volto di punta del RSP e nuovo premier designato. Non rieletto nemmeno Gagan Thapa, neoleader del NC, che non è riuscito a dare nuovo slancio al partito dopo le dimissioni del predecessore Sher Bahadur Deuba.
I partiti tradizionali hanno pagato l’allontanamento degli strati giovani della popolazione, che hanno votato in massa per il RSP e Balendra Shah, forte di un’ampia popolarità grazie al suo passato da rapper critico delle élite corrotte. Nel 2022 fece l’ingresso in politica, divenendo Sindaco di Kathmandu, una funzione nella quale si è distinto per aver migliorato infrastrutture, accesso ai servizi sanitari, gestione del traffico urbano e dello smaltimento dei rifiuti.
Fig. 2 – Balendra Shah, trionfatore delle elezioni e nuovo premier del Nepal
SFIDE FUTURE
Sul mandato di Balendra Shah incombono molteplici incognite. In primis, essendosi unito al RSP poco prima delle elezioni, non sarebbe ben visto da diversi membri del partito, i quali avrebbero auspicato un altro candidato premier. Inoltre, vari osservatori reputano Shah una figura populista dal successo basato su promesse e slogan che, però, non troverebbero pieno riscontro nella realtà, alterando la portata del cambio di passo sperato.
In ambito economico, il RSP intende mantenere una crescita del 7-10% nei prossimi cinque anni, allo scopo di incrementare il reddito pro capite da 1.500 a 3mila dollari e accrescere il PIL nepalese a 100 miliardi di dollari. Tuttavia, con il PIL attuale che si aggira intorno ai 40-45 miliardi, per raggiungere gli obiettivi attesi il Nepal necessiterebbe di una crescita annua superiore al 20%, ipotesi implausibile stanti le condizioni attuali e i limiti strutturali di cui l’economia nazionale soffre.
In tema di lotta alla corruzione, il RSP ha promesso maggior trasparenza, sottolineando il bisogno di assicurare alla giustizia i responsabili. Al contempo, sarà interessante vedere come Shah affronterà le accuse rivolte proprio al leader del suo partito, Lamichhane. Inizialmente, quest’ultimo era stato infatti accusato di essere legato alla criminalità organizzata, colpevole di riciclaggio di denaro e frode. In seguito, le prime due accuse sono state ritirate, mentre quella di frode continua a essere valida.
In politica estera, il RSP ha annunciato una “diplomazia bilanciata e dinamica” tesa a preservare gli interessi nepalesi tramite progetti di cooperazione economica e connettività regionale. Ciononostante, la nomina di Shah impensierisce India e Cina, vicine e partner del Nepal. Non solo è un elemento di novità (e imprevedibilità), ma in passato è stato al centro di controversie riguardanti entrambe. Da un lato ha sostenuto l’irredentismo del “Grande Nepal”, del quale farebbero parte alcuni territori nel nord dell’India, dall’altro ha criticato l’eccessiva influenza di Pechino, esprimendo perplessità sulle modalità di partecipazione alla Belt and Road Initiative (BRI).
A tutto ciò si sommano accuse secondo cui Shah avrebbe dimostrato, come Sindaco di Kathmandu, tendenze repressive, servendosi della polizia ai danni delle fasce più povere e vulnerabili durante la campagna di rinnovamento urbano nella capitale. Dunque, seppure il cambiamento all’interno della politica nepalese sia innegabile, capire se e quanto esso possa nei fatti tradursi in una soluzione delle problematiche profonde del Paese rimane una domanda ancora aperta.
Simone Frusciante
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