In 3 Sorsi – Zelensky ha inviato una lettera ai vertici UE assicurando che l’oledotto Druzhba, causa di tensioni con Ungheria e Slovacchia, verrà riparato.
1. LA LETTERA DI ZELENSKY
Dopo mesi di tensioni, il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha inviato una lettera ai vertici UE riguardante l’oleodotto Druzhba, le cui forniture verso Ungheria e Slovacchia sono state interrotte dallo scorso 27 gennaio. Nella missiva alla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen e a quello del Consiglio Antonio Costa, Zelensky assicura che l’oleodotto sarà riparato, ma allo stesso tempo tiene a sottolineare che avverrà solo “in assenza di ulteriori attacchi da parte della Russia”. Il 19 marzo Reuters ha riportato una notizia secondo la quale degli esperti incaricati dall’Unione Europea sarebbero arrivati in Ucraina a valutare le condizioni dell’oleodotto Druzhba dopo la sua chiusura di gennaio.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Un’immagine dell’oleodotto Druzhba
2. L’OLEODOTTO DELL’AMICIZIA
L’oleodotto in questione è di epoca sovietica e prende il nome dalla parola russa che sta per amicizia, “Druzhba” (дружба), e infatti in diverse occasioni ci si è riferiti ad esso come “oleodotto dell’amicizia”. Una spiegazione del nome può essere ritrovata nel periodo della Guerra Fredda, quando l’allora Unione Sovietica si impegnò a garantire un adeguato approvvigionamento di petrolio ai propri satelliti tramite tale infrastruttura. L’oleodotto presenta diverse ramificazioni, ma ci sono due rotte principali: una prima che attraversa Polonia e Germania e un’altra che passa per l’Ucraina, fino ad arrivare in Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca. È dalla seconda metà del Novecento che l’oleodotto Druzhba, lungo 4mila chilometro e capace di trasportare all’incirca 800mila barili di greggio ogni giorno, ha fatto in modo che l’Est Europa diventasse in qualche modo dipendente dalla Russia dal punto di vista energetico. In particolare, questa dipendenza riguarda anche Paesi presenti nell’UE, come l’Ungheria e la Slovacchia. Ciò è dovuto alla loro carenza interna di greggio e alla loro impossibilità di ricevere petrolio via mare, data l’assenza di sbocchi. Dunque, dal blocco del 27 gennaio, i due Paesi non ricevono più il petrolio russo.
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Il primo ministro ungherese Orban
3. LE TENSIONI
La lettera di Zelensky e la conseguente risposta dell’Unione Europea si collocano in un quadro ben più ampio, che ha visto negli ultimi mesi un crescendo di tensioni tra l’Ucraina e i due Paesi UE. Ungheria e Slovacchia accusavano infatti Zelensky di non voler riaprire l’oleodotto come misura punitiva per i due Stati, che a differenza del resto dell’Unione Europea sono ancora molto vicini al Cremlino. L’Ucraina si è sempre difesa sostenendo con forza che l’oleodotto è stato danneggiato da un attacco russo avvenuto a fine gennaio, ma Ungheria e Slovacchia hanno mantenuto una linea inflessibile, minacciando ritorsioni. I due Paesi hanno persino anche bocciato un prestito UE da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina. Ad ogni modo, Zelensky, con la sua lettera ai vertici UE, si è dimostrato disposto a collaborare e nei prossimi giorni la mediazione di Bruxelles sarà determinante per disinnescare ulteriori tensioni. Nonostante ciò, in seguito alla dichiarazione di Zelensky, che sottolineava che la ripresa della consegna di greggio ai due Paesi fosse lontana ancora di diverse settimane, Orbán ha annunciato che intende interrompere le forniture di gas all’Ucraina. La linea del Primo Ministro ungherese è dovuta anche alla posizione delicata in cui si trova questo momento: il prossimo 12 aprile ci saranno le elezioni e rischia la sconfitta. Le sue posizioni nei confronti dell’Ucraina, dunque, vanno lette come un tentativo per riacquistare consensi. Va aggiunto, inoltre, che all’interno di questo dibattito è stata menzionata diverse volte la Croazia, come possibile alternativa all’oleodotto Druzhba e alla dipendenza dal greggio russo. Già oggi, infatti, Slovacchia ed Ungheria ricevono il petrolio tramite l’oleodotto Adria. I prossimi giorni saranno dunque fondamentali, non solo per la disputa energetica in sé, ma anche perché la situazione, qualora non adeguatamente gestita, potrebbe aprire una nuova frattura nell’UE e mettere in discussione la compattezza del sostegno all’Ucraina.
Caterina Marzano
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