Ucraina: la prima trincea presa dalle macchine

In 3 Sorsi Per la prima volta nella storia militare, un’operazione d’assalto condotta esclusivamente da sistemi unmanned (a pilotaggio remoto) ha portato alla conquista di una posizione russa senza impiego diretto di fanteria. Kyiv accelera l’integrazione di droni aerei e robot terrestri per sopperire alla carenza di truppe.

1. LA NASCITA DELLE SYSTEMS FORCES

Il conflitto in Ucraina ha raggiunto una soglia critica dove la superiorità numerica russa viene contrastata da Kyiv attraverso una radicale ristrutturazione dottrinale. La creazione delle Systems Forces, avvenuta nel 2024, una branca militare dedicata unicamente ai sistemi a pilotaggio remoto, risponde alla necessità di preservare il capitale umano, risorsa sempre più scarsa per il governo di Zelensky. Entro la fine del 2026, l’obiettivo è schierare oltre 25mila robot terrestri (U-UGV, Unmanned Ground Vehicles) destinati non solo alla logistica, ma al presidio della prima linea. Questa strategia trasforma il fronte in un laboratorio a cielo aperto: nei primi tre mesi del 2026, i sistemi robotici ucraini sono entrati in zone ad alto rischio oltre 22mila volte, riducendo drasticamente l’esposizione dei soldati al fuoco nemico e ai campi minati.

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2. I ‘DOGS OF WAR’ SUL CAMPO: DALLO SCOUTING ALL’ASSALTO

Quanto accaduto tra il 13 e il 14 aprile 2026 nel Donetsk segna però una svolta: un’intera postazione russa si è arresa dopo un attacco condotto da droni aerei e robot terrestri coordinati. Il successo di queste operazioni si basa sull’integrazione di modelli come il Vision 60 di Ghost Robotics, capace di operare in blind mode (navigazione autonoma in condizioni di totale oscurità o nebbia), e il più economico Unitree B2-W. Quest’ultimo, con una velocità di 15 chilometri orari e una protezione IP67 (resistenza a polvere e immersione in acqua), viene impiegato per bonificare trincee e individuare trappole esplosive. L’uso dei cosiddetti “robot dogs”, come lo Unitree Go2 Pro, permette di esplorare bunker e edifici dove i droni aerei non possono arrivare, attivando eventuali mine al posto degli uomini e garantendo una ricognizione tattica a basso costo (tra i 4mila e gli 8mila euro per unità).

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3. L’ECONOMIA DELLA DIFESA E IL GAP EUROPEO

Oltre all’efficacia tattica, l’accelerazione ucraina impone una riflessione sulla sostenibilità economica dei conflitti moderni. Il successo dei droni intercettori Merops è emblematico: con un costo unitario di circa 15mila dollari, sono in grado di abbattere i droni kamikaze Shahed (velivoli a basso costo prodotti dall’Iran e largamente impiegati dalla Russia per attacchi di saturazione) che costano tra i 30mila e i 50mila dollari. Questo sposta la curva dei costi a favore del difensore, specialmente se la produzione di massa ridurrà ulteriormente il prezzo degli intercettori a 3mila dollari. Il vantaggio di costo dei sistemi ucraini mette però in luce, per contrasto, la lentezza dell’apparato europeo. Mentre gli Stati Uniti snelliscono la propria burocrazia militare per acquisire tecnologie in tempi rapidi (passando da 16 passaggi decisionali a un sistema centralizzato), l’industria della difesa europea appare ancora frammentata. Il “Drone Deal” siglato tra Ucraina e Italia rappresenta un primo passo, ma la necessità di standardizzare la produzione e superare la dipendenza da componenti cinesi (come quelli presenti nei robot Unitree) resta la sfida principale per la sovranità tecnologica occidentale.

Riccardo Di Leo

130511-M-KS710-013” by The JIDA is licensed under CC BY-NC

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Perchè è importante

  • L’impiego operativo di sistemi interamente unmanned in operazioni d’assalto apre una nuova fase nella dottrina militare, con implicazioni per tutti i conflitti futuri ad alta intensità, anche a livello economico.
  • Il gap tra l’innovazione ucraina e la frammentazione industriale europea evidenzia un rischio strategico per l’autonomia tecnologica dell’UE nel settore della difesa.

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Riccardo Di Leo
Riccardo Di Leo

Analista geopolitico specializzato nell’approccio della geopolitica umana, con l’obiettivo di rimettere al centro delle analisi i fattori identitari, sociali e antropologici che muovono i popoli. Utilizza metodologie di wargaming e simulazioni strategiche per esplorare scenari di crisi e processi decisionali complessi, rendendo la strategia una materia dinamica ed esperienziale. Si dedica a decifrare le dinamiche globali per offrire chiavi di lettura innovative che vadano oltre la semplice analisi dei confini.

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