In 3 sorsi – La morte di El Mencho, leader del CJNG, segna un punto di svolta nella guerra ai cartelli in Messico.
1. LA MORTE DI ‘EL MENCHO’
Nemesio Oseguera Cervantes, detto “El Mencho”, leader del Cartel de Jalisco Nueva Generación (CJNG), è morto durante un’operazione militare condotta dall’esercito messicano il 22 febbraio nello Stato di Jalisco, in Messico, in una zona montuosa nei pressi di Tapalpa, a sud della città di Guadalajara. L’operazione, pianificata dopo un lungo lavoro di intelligence, è stata resa possibile anche grazie al coordinamento con gli Stati Uniti. Le forze speciali della Guardia Nazionale hanno individuato il nascondiglio seguendo una rete di contatti fidati, tra cui la fidanzata del boss del cartello. Una volta individuata l’area, l’operazione si è rapidamente trasformata in uno scontro armato, nel quale gli uomini del CJNG hanno reagito con armi pesanti, arrivando a colpire persino un elicottero militare. El Mencho è stato ferito durante il conflitto ed è morto durante il trasporto verso una struttura militare. Parallelamente all’attacco a Tapalpa, è stata condotta un’altra operazione che ha portato all’uccisione di Hugo H, alias “El Tuli”, braccio destro di El Mencho.
Fig. 1 – Vista aerea della villa di El Mencho, a Tapalpa, dove è avvenuta l’operazione militare
2. IL DOMINIO DEL CJNG
Per capire il peso reale di questa operazione bisogna fare qualche passo indietro e guardare alla storia del CJNG. Dopo la frattura del Cartel del Milenio, avvenuta intorno al luglio del 2010, il Cartel de Jalisco Nueva Generación è diventato in poco tempo una delle organizzazioni criminali più potenti e in più rapida espansione del Messico, con una presenza in quasi tutti gli Stati del Paese, e con attività consolidate anche negli Stati Uniti. Tra le principali attività del cartello rientra di certo il traffico globale delle droghe sintetiche. Secondo i dati pubblicati dalla Customs and Border Patrol (CBP), da ottobre 2024, sono stati sequestrati 4.182 chilogrammi di fentanyl, quasi tutti (96%) provenienti dal confine sud-occidentale con il Messico, dove il CJNG mantiene un controllo capillare. Sotto la guida di El Mencho, il cartello ha sviluppato inoltre una strategia caratterizzata da continui attacchi nei confronti delle altre bande rivali e di diversi politici messicani. La sua morte ha rappresentato dunque una svolta decisiva nel mondo del narcotraffico, innescando una risposta immediata da parte dei membri delle gang. I gruppi armati affiliati al CJNG hanno organizzato infatti diversi blocchi stradali, incendiato veicoli e attaccato le principali infrastrutture in almeno 20 Stati messicani. La paralisi temporanea di città come Guadalajara, dove il CJNG si era radicato, è dunque un ulteriore segnale della capacità del cartello di destabilizzare rapidamente ampie aree del Paese.
Fig. 2 – Uomini armati bloccano diverse autostrade nello Stato occidentale di Jalisco, dando fuoco a veicoli e camion
3. IL RISCHIO DI FRAMMENTAZIONE DEI CARTELLI
L’esperienza degli ultimi anni in Messico mostra come la rimozione di un potente leader non elimina automaticamente un cartello, ma spesso ne accelera la sua trasformazione in altri gruppi meno organizzati, ma pur sempre violenti. È ciò che è successo del resto dopo la cattura di un altro famigerato signore della droga, Ovidio Guzmán López, figlio di “El Chapo”, leader del cartello di Sinaloa. Allo stesso modo, la perdita di una figura centrale come El Mencho potrebbe aprire diversi conflitti tra fazioni. Anche sul piano internazionale, l’operazione potrebbe aver innescato una nuova fase nei rapporti tra Messico e Stati Uniti. Negli ultimi anni, Washington ha infatti aumentato in modo significativo la pressione sul Governo messicano per ottenere risultati concreti nella lotta al narcotraffico, in particolare per contenere il traffico di fentanyl. Sebbene il presidente Claudia Sheinbaum abbia ribadito che le operazioni siano state coordinate senza subordinazione agli Stati Uniti, l’evento sembra aver contribuito a un rafforzamento della cooperazione bilaterale tra i due Paesi. Il quadro, comunque, resta incerto: nonostante l’operazione possa essere letta come un successo sia per il Messico sia per gli Stati Uniti, gli equilibri rimangono estremamente fragili. Il rischio concreto è l’apertura di una nuova fase di instabilità, già osservata in passato, caratterizzata da un aumento della violenza e da una riorganizzazione del cartello in forme più frammentate e, proprio per questo, ancora più difficili da contrastare.
Valerio Caccavale
Foto di copertina di lazha Rilasciata su Flickr con licenza Attribution-NoDerivs License


