In 3 sorsi – Il trionfo del partito del premier Narendra Modi presenta notevoli implicazioni non solo per lo Stato, bensì anche per la politica nazionale e le relazioni con il vicino Bangladesh.
1. LA CONQUISTA DI UNO STATO CHIAVE
Gli esiti del voto per l’Assemblea Legislativa nel Bengala Occidentale, tenutosi alla fine del mese di aprile, hanno generato un vero terremoto elettorale. Il Bharatiya Janata Party (BJP) ha vinto 207 dei 293 seggi in palio, salendo per la prima volta al potere nello Stato e mettendo fine ai quindici anni di Governo di Mamata Banerjee dell’All India Trinamool Congress (AITC), ritenuta una delle figure di spicco dell’opposizione alle politiche di Narendra Modi a livello nazionale.
Al centro del dibattito temi come la sicurezza al confine, l’immigrazione clandestina, la corruzione e lo sviluppo economico, che avrebbero spinto molti cittadini insoddisfatti della gestione di Banerjee a scegliere il BJP. Una questione che ha alimentato polemiche è stata la revisione dei registri, che ha cancellato circa 9 milioni di elettori. Di questi, oltre 6 milioni sono stati classificati come assenti o deceduti, mentre lo status di altri 2,7 milioni è rimasto pendente nei tribunali. Dal momento che talune comunità minoritarie sono state particolarmente colpite, l’AITC ha parlato di un “genocidio politico” volto a favorire il BJP ed erodere la democrazia in India.
Ciò non ha impedito al partito del premier Modi di imporsi e insediare il proprio candidato Suvendu Adhikari come nuovo Primo Ministro del Bengala Occidentale, ossia del quarto Stato più popoloso dell’India, con 106 milioni di abitanti, la cui capitale, Calcutta, è la terza metropoli dopo Nuova Delhi e Mumbai. L’evento assume ancora più rilevanza poiché nel Bengala Occidentale la maggioranza dei cittadini è di etnia bengalese e parla l’omonima lingua, con un quarto che professa la fede musulmana, differenziandosi dall’heartland centro-settentrionale indiano roccaforte del BJP.
Fig. 1 – Suvendu Adhikari, nuovo Primo Ministro del Bengala Occidentale, 8 maggio 2026
2. IMPATTO SULLA POLITICA NAZIONALE
Per i motivi sopracitati, il Bengala Occidentale era stato finora reputato un bastione della resistenza all’onda nazionalista indù, potendosi fregiare di una distinta identità culturale, specialmente dal punto di vista etnolinguistico. Tuttavia, il successo del BJP ha dimostrato che la sua narrativa può adattarsi ai nazionalismi regionali. Dopo le vittorie negli Stati di Odisha, Bihar e Assam, quella nel Bengala Occidentale attribuisce al partito un controllo indiscusso sull’India orientale.
Il recente trionfo è inoltre servito a risollevare l’immagine nazionale del BJP, dopo la battuta d’arresto alle elezioni del 2024, alle quali non è riuscito a ottenere una maggioranza schiacciante nella Lok Sabha, la Camera bassa del Parlamento. In aggiunta, il risultato nel Bengala Occidentale consente al partito di Modi di inviare 16 membri alla Rajya Sabha, la Camera alta, avvicinandolo alla soglia critica dei due terzi dei seggi necessari per approvare gli emendamenti costituzionali.
La disfatta di Mamata Banerjee ha peraltro inferto un duro colpo all’opposizione nazionale a Modi, che aveva costituito un pilastro della lotta per unificare i partiti regionali contro il premier. Questi ultimi sono adesso maggiormente vulnerabili e a rischio di arretramento di fronte all’avanzata del BJP in quasi tutta l’India.
Fig. 2 – Narendra Modi durante la cerimonia di insediamento di Adhikari alla guida del Governo del Bengala Occidentale, 9 maggio 2026
3. CONSEGUENZE SULLE RELAZIONI CON IL BANGLADESH
L’ascesa al potere del BJP nel Bengala Occidentale mette fine anche alla lunga ostilità tra il Governo regionale e quello nazionale sul tema della sicurezza e dell’immigrazione clandestina, permettendo di allineare le priorità e l’operato degli agenti di frontiera locali e statali, specialmente nell’area del corridoio di Siliguri, la striscia di terra che connette la propaggine nordorientale indiana al resto del Paese, dal profondo valore strategico.
Il BJP ha dichiarato di voler accelerare il completamento della barriera che divide India e Bangladesh e l’espulsione degli immigrati clandestini. Tali sviluppi, che si sommano agli incidenti e alle tensioni registratisi in passato su entrambi i lati del confine, suscitano inquietudine nel Governo di Dacca, i cui rapporti con il vicino sono stati caratterizzati da molteplici turbolenze sin dal rovesciamento nel 2024 di Sheikh Hasina, poi condannata alla pena capitale in contumacia per crimini contro l’umanità dopo la sanguinosa repressione delle proteste contro di lei.
L’India, infatti, si rifiuta di estradare l’ex premier in esilio a Nuova Delhi, poiché significherebbe destinarla a una morte certa. Inoltre, alle elezioni di febbraio in Bangladesh la componente islamista è cresciuta notevolmente, favorendo una radicalizzazione che mal si concilia con l’altrettanto elevato aumento del nazionalismo indù nel Bengala Occidentale. Pertanto, in un contesto già assai precario, la vittoria del BJP rischia di acuire le criticità alla frontiera, nonché di peggiorare ulteriormente le relazioni bilaterali tra l’India e il Bangladesh.
Simone Frusciante
“BJP Protest III” by jynxzero is licensed under CC BY-SA


