In 3 sorsi – Tra sicurezza, rincari e sviluppo urbano, il torneo del 2026 rappresenta un banco di prova per il Paese che ospiterà per la terza volta la Coppa del Mondo.
1. LA VETRINA
A poche ore dall’inizio del Mondiale Fifa 2026, il Messico si presenta come uno dei tre Paesi co-organizzatori insieme a Stati Uniti e Canada e, al tempo stesso, come il primo nella storia a ospitare la Coppa del Mondo per tre volte. Le tre sedi messicane raccontano tre modi diversi di arrivare all’appuntamento: a Città del Messico i lavori su metropolitana e aeroporti sono percepiti da parte dei residenti come interventi pensati più per offrire una buona immagine ai visitatori che per risolvere i nodi strutturali della città. A Guadalajara particolare attenzione è stata riservata alla questione sicurezza, dopo la violenza seguita alla cattura e alla morte di Nemesio Oseguera Cervantes, detto El Mencho, del 22 febbraio. Durante la sfida internazionale, utilizzata come prova generale di sicurezza, tra Giamaica e Nuova Caledonia avvenuta lo scorso 26 marzo, oltre 2mila agenti hanno presidiato l’area, invasa da circa circa 50mila spettatori. I tifosi hanno riferito di essersi sentiti al sicuro. Monterrey punta invece su mobilità, sicurezza e riqualificazione urbana, cercando di trasformare il torneo in un’eredità economica e infrastrutturale di lungo periodo. Intanto, la Presidente Claudia Sheinbaum continua a ribadire che il Paese dispone di tutte le garanzie necessarie per ospitare con successo una manifestazione di tale portata e accogliere milioni di visitatori in tutta sicurezza.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – La visuale area della città di Guadalajara con lo stadio Akron, pronto a ospitare quattro partire della fase ai gironi della Coppa del Mondo 2026
2. LE CREPE DIETRO LA FACCIATA
Dietro la vetrina del Mondiale emergono, però, contraddizioni che il torneo rischia di amplificare. Sul piano della sicurezza, la Coppa del Mondo costringe il Messico a pensare a uno scenario quasi totale: Pablo Vázquez, segretario alla Sicurezza di Città del Messico, parla di un dispositivo con 56mila agenti e con oltre 130 tipi di rischio da prevenire, dal piccolo crimine fino al terrorismo interazionale, in un quadro coordinato con Guardia Nazionale, esercito e marina. La partita non si giocherà solo sul fronte dell’ordine pubblico: nella capitale la preparazione al torneo ha suscitato anche una forte reazione dei residenti, che vedono nella cosiddetta axolotlisation, il programma di riqualificazione estetica promosso dall’Amministrazione cittadina, una spesa più estetica che funzionale, mentre strade dissestate, allagamenti e infrastrutture degradate restano sullo sfondo di una città accusata di investire più nell’immagine che nei servizi essenziali. Ma il Mondiale rischia anche di diventare un acceleratore di un problema già esistente: la crisi abitativa. In diversi quartieri centrali, associazioni e residenti denunciano processi di gentrificazione che stanno rendendo sempre più difficile l’accesso alla casa per le fasce a reddito medio e basso. I prezzi degli affitti nella capitale crescono da anni a ritmi tali da spingere migliaia di famiglie a spostarsi verso la periferia della città, mentre la domanda turistica, intensificata dall’imminente inizio del torneo FIFA, e la diffusione degli affitti a breve termine aumentano ulteriormente la pressione sul mercato immobiliare.
Fig. 2 – A Città del Messico, alcuni manifestanti denunciano il rischio che la vetrina del Mondiale 2026 finisca per oscurare questioni irrisolte come la violenza, le sparizioni forzate e la militarizzazione della sicurezza.
3. LA SFIDA DELL’EREDITÀ
Il Mondiale, così, diventa un banco di prova per il Messico contemporaneo non soltanto sul piano sportivo, ma anche su quello della governabilità e del modello di sviluppo. In tutto il Paese i progetti legati alla competizione stanno già mettendo sotto pressione comunità ed ecosistemi, con forti contrasti legati all’uso del territorio, all’emergenza abitativa e ambientale. È nelle tre città sede dell’evento a emergere la critica più ampia all’impatto delle grandi manifestazioni: una volta concluso, quali benefici reali lascerà l’evento alle comunità locali? Il rischio, evidenziato da amministratori, accademici e associazioni, è che la spinta a soddisfare le esigenze di un evento globale finisca per entrare in tensione con le priorità quotidiane dei residenti, come per esempio la stabilità del calendario scolastico. Nelle ultime settimane, infatti, il Governo è stato costretto ad abbandonare il piano che avrebbe anticipato di oltre un mese la chiusura dell’anno scolastico per agevolare la gestione dei flussi durante il Mondiale, proprio a causa delle dure proteste di genitori e insegnanti. Intanto la CNTE, il sindacato dei docenti, continua a minacciare scioperi a ridosso del torneo. In questo clima di forte polarizzazione, l’imminente fischio d’inizio si porta dietro una certezza: se per l’Amministrazione Sheinbaum il successo si misurerà sulla sicurezza e sulla resa della vetrina internazionale, per i cittadini la vera partita comincerà dopo il fischio finale della competizione. Sarà solo allora che si potrà capire se il Mondiale 2026 avrà rappresentato una parentesi di visibilità o un’opportunità capace di generare un reale sviluppo per il futuro del Messico.
Simone Grussu
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