India, il partito degli scarafaggi sfida Modi

In 3 sorsi – Decine di migliaia di giovani sono scesi in piazza nelle principali città indiane per denunciare corruzione, disuguaglianze e la mancanza di opportunità sociali ed economiche. Richiamandosi provocatoriamente all’etichetta di “scarafaggi” attribuita ad alcuni giovani disoccupati, i manifestanti hanno trasformato un insulto in un simbolo di mobilitazione collettiva.

1. L’ORIGINE DEL NOME

Il Cockroach Janata Party (CJP), nome che richiama ironicamente il Bharatiya Janata Party (BJP) del Primo Ministro Narendra Modi, non è un vero partito politico, ma un movimento sociale nato online. La denominazione prende origine da una frase pronunciata dal Chief Justice of India Surya Kant, che durante un dibattito pubblico ha definito “scarafaggi” alcuni giovani disoccupati privi di prospettive professionali.
Da quell’episodio l’attivista e social media manager Abhijiet Dipke, studente della Boston University ed ex volontario dell’Aam Aadmi Party, ha avviato una campagna digitale contro la corruzione e le disuguaglianze nel sistema di ammissione alle università pubbliche indiane. In poche settimane il movimento è diventato un punto di riferimento per migliaia di giovani che denunciano la difficoltà di inserirsi in un mercato del lavoro incapace di assorbire una popolazione giovanile in costante crescita. Nato il 16 maggio 2026, il Cockroach Janata Party ha rapidamente raccolto milioni di follower sui social network, attirando l’attenzione dei media e delle Autorità politiche.

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Fig. 1 – Un sostenitore del CJP con la maschera da scarafaggio durante una manifestazione a New Delhi, giugno 2026

2. LE PROTESTE

Il principale motivo della mobilitazione riguarda le accuse di corruzione che da anni coinvolgono il National Eligibility cum Entrance Test (NEET), il principale esame di ammissione alle facoltà di medicina indiane. Secondo numerose denunce, in diversi casi le risposte sarebbero state trafugate e vendute illegalmente, generando incongruenze e irregolarità nel sistema di ammissione universitario. In India molte famiglie investono ingenti risorse in tutoraggi privati e corsi preparatori per aumentare le possibilità di superare il test, spesso contraendo debiti significativi. Questo sistema alimenta una forte pressione competitiva sugli studenti e contribuisce al crescente disagio psicologico tra i giovani, incluso l’aumento dei suicidi studenteschi. Gli scandali legati al NEET si inseriscono in un quadro più ampio di irregolarità nei concorsi pubblici e negli esami di accesso all’istruzione superiore.
La protesta è iniziata alla fine di giugno davanti all’osservatorio astronomico Jantar Mantar di Nuova Delhi, tradizionale luogo di manifestazioni politiche nella capitale. Migliaia di giovani, in gran parte under 35, si sono riuniti per chiedere una riforma del sistema educativo, con un accesso più equo alle università. Tra le richieste figuravano anche le dimissioni del Ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan, annunciate il 25 luglio dopo 37 giorni di mobilitazione. Le manifestazioni, inizialmente pacifiche, sono state descritte da parte dei media filogovernativi come episodi di disordine pubblico che hanno giustificato l’uso della violenza da parte delle forze dell’ordine. Nelle aree interessate dalle proteste sono stati inoltre registrati blackout della rete internet e interruzioni di diversi servizi di trasporto pubblico. I principali partiti di opposizione, in particolare il Congress guidato da Rahul Gandhi, hanno esortato il Governo a scusarsi per il ricorso alla forza contro i manifestanti.

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Fig. 2 – Gli “scarafaggi” festeggiano le dimissioni del Ministro dell’Istruzione Dharmenda Pradhan, 26 luglio 2026

3. UN POTENZIALE FUTURO PARTITO POLITICO?

Le dimissioni di Dharmendra Pradhan rappresentano un risultato politico significativo per un movimento nato appena due mesi prima e capace di mobilitare migliaia di persone nelle strade della capitale. La rapidità con cui il CJP ha ottenuto visibilità pubblica e consenso sui social network suggerisce l’esistenza di un malessere generazionale diffuso. Le proteste hanno mostrato come anche un Governo guidato dal BJP, al potere dal 2014 e generalmente percepito come politicamente stabile, possa essere sottoposto a una pressione significativa quando il dissenso assume dimensioni di massa.
Questa mobilitazione si inserisce in un contesto regionale più ampio, caratterizzato da una crescente partecipazione politica delle giovani generazioni in diversi Paesi asiatici. Le recenti proteste in Indonesia e Nepal mostrano come una parte della Gen Z stia esprimendo una crescente insoddisfazione verso sistemi percepiti come poco meritocratici, segnati da corruzione, disuguaglianze e limitate opportunità di rappresentanza politica. In questo senso, il caso indiano può essere letto non solo come una protesta studentesca, ma anche come il sintomo di una più ampia richiesta di inclusione sociale e politica da parte delle nuove generazioni.

Matteo Arduini

Photo by David_Peterson is licensed under CC BY-NC-SA

Indice

Perchè è importante

  • In India nasce il Cockroach Janata Party (CJP), il partito degli scarafaggi sorto dalla protesta giovanile online.
  • Il partito rappresenta le aspirazioni di una nuova generazione che chiede maggiore inclusione sociale e politica. A Delhi le sue proteste hanno portato alle dimissioni del Ministro dell’Istruzione.

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Chi lo ha scritto

Matteo Arduini
Matteo Arduini

Classe 1995, ho conseguito una laurea triennale in Filosofia e una
magistrale in Global Politics presso l’Università degli Studi di
Milano, con una tesi in sociologia dell’educazione. Nutro un forte
interesse per l’attualità internazionale e per le dinamiche culturali
globali. Negli ultimi anni ho maturato esperienza nell’insegnamento
nella scuola primaria e ho partecipato a progetti di volontariato e
scambi culturali all’estero. Coltivo una particolare attenzione per il
contesto asiatico, con un focus sull’India, paese in cui ho vissuto e
lavorato per circa un anno e mezzo su progetti Erasmus+ tra università
indiane ed europee.

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