In 3 Sorsi – Lo scorso 24 agosto l’Armenia ha compiuto un passo destinato a cambiare gli equilibri del Caucaso meridionale: il Primo Ministro Nikol Pashinyan ha annunciato l’intenzione del Governo di avviare nel prossimo futuro il processo per presentare una domanda formale di adesione all’UE. Tra le pressioni provenienti da Mosca e il progressivo rafforzamento della collaborazione con Bruxelles, la scelta di Erevan apre interrogativi non soltanto sulla propria collocazione geopolitica, ma anche sugli assetti economici e di sicurezza sui quali il Paese intende costruire il proprio futuro.
1. L’EREDITÀ STORICA E L’ARCHITETTURA DI SICUREZZA POST-SOVIETICA
Per comprendere il riorientamento diplomatico di Erevan occorre partire dalla sua storia recente. Dopo il genocidio del 1915 e la breve esperienza della Prima Repubblica (1918-1920), l’Armenia venne incorporata nell’Unione Sovietica. Nel 1921, le Autorità sovietiche decisero di assegnare il Nagorno-Karabakh, territorio a maggioranza armena, alla Repubblica Socialista Sovietica Azera, ponendo le basi di una controversia destinata a riemergere con la dissoluzione dell’URSS. Con l’indipendenza del 1991, l’Armenia si trovò in una posizione di forte vulnerabilità, aggravata dal conflitto con l’Azerbaigian e dalla chiusura del confine con la Turchia nel 1993. In questo contesto, la Russia assunse il ruolo di principale garante esterno della sicurezza armena. Il legame si consolidò sul piano militare attraverso la partecipazione alla CSTO, l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, e la presenza della base russa di Gyumri, mentre sul piano economico si rafforzò con l’ingresso nell’Unione Economica Eurasiatica (UEE) e con una forte presenza russa nei settori strategici dell’energia e delle infrastrutture. Per oltre trent’anni, la partnership con Mosca ha così rappresentato il pilastro della strategia di sicurezza armena.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Il premier armeno Nikol Pashinyan insieme al Presidente francese Emmanuel Macron a Parigi, febbraio 2025
2. IL TRAUMA DEL KARABAKH E IL DISTANZIAMENTO DA MOSCA
Questa architettura è entrata in crisi di fronte al mutamento degli equilibri regionali. La guerra del 2020 e, soprattutto, l’operazione militare azera del settembre 2023 hanno portato alla perdita definitiva del Nagorno-Karabakh e all’esodo di oltre centomila rifugiati. Per le Autorità armene, la mancata prevenzione dell’offensiva azera da parte del contingente di peacekeeping russo e l’assenza di interventi della CSTO durante le tensioni di confine hanno messo in discussione l’affidabilità del sistema di sicurezza a guida russa. Di conseguenza, il Primo Ministro Nikol Pashinyan ha annunciato il congelamento de facto della partecipazione alla CSTO, rifiutando di ospitare esercitazioni congiunte. Ridurre la dipendenza esclusiva da Mosca è così diventato l’obiettivo di una più ampia strategia di diversificazione delle relazioni internazionali.
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Incontro bilaterale tra Pashinyan e Vladimir Putin durante il recente summit della SCO in Kirghizistan, 1° settembre 2026
3. L’AVVICINAMENTO A BRUXELLES E IL CONFRONTO CON IL CREMLINO
L’avvicinamento a Bruxelles non rappresenta dunque un’iniziativa improvvisa, ma l’esito di un processo istituzionale progressivo, maturato attraverso un graduale rafforzamento dei rapporti con l’Unione Europea. Il principale quadro di questo percorso è il Partenariato Globale e Rafforzato (CEPA), in vigore dal 2021, che ha posto le basi per una cooperazione più stretta e per un’agenda di riforme incentrata su democrazia, Stato di diritto, trasparenza e lotta alla corruzione. A questo processo si è affiancato, nel 2023, il dispiegamento della missione civile di monitoraggio dell’UE (EUMA) lungo il confine con l’Azerbaigian, segnando un ulteriore approfondimento del coinvolgimento europeo nella sicurezza regionale. L’avvicinamento ha quindi conosciuto una nuova accelerazione con il vertice bilaterale del 5 maggio e con l’avvio del percorso verso la liberalizzazione dei visti, fino ad arrivare all’annuncio del 24 agosto sull’intenzione di intraprendere il cammino verso l’adesione all’Unione Europea. Un passo che ha suscitato la dura reazione del Cremlino e che rende ancora più evidente il dilemma strategico di Erevan: proseguire nel percorso europeo dovendosi confrontare con una relazione con Mosca che rimane profondamente radicata sul piano economico, energetico e della sicurezza.
La Redazione
“Erevan – Armenia” by Rita Willaert is licensed under CC BY


