L’UE e la crisi umanitaria in Etiopia
In 3 Sorsi – La crisi in Etiopia continua ancora oggi a rappresentare una grave emergenza umanitaria e politica. Il conflitto nel Tigrai e le tensioni regionali hanno causato profonde conseguenze sulla popolazione civile. L’UE sostiene gli interventi umanitari e promuove il rispetto dei diritti umani per tutelare e salvaguardare la stabilità politica nel Paese.
1. IL RAPPORTO DELL’UE SUI DIRITTI UMANI E LA CRISI UMANITARIA IN ETIOPIA
Il conflitto in Etiopia e le sue profonde ripercussioni a livello regionale sono da tempo fonte di profonda preoccupazione per la comunità internazionale. L’Unione Europea ha condannato le ripetute violazioni dei diritti umani e violenze di matrice etnica che da tempo lacerano il tessuto politico e sociale del Paese. Nel corso degli ultimi anni, Amnesty International ha più volte sollecitato gli Stati membri dell’ONU affinché venga rinnovato il mandato della Commissione Internazionale di Esperti delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Etiopia (ICHREE), istituita nel dicembre del 2021 con lo scopo di indagare sul conflitto del Tigrai nel 2020-2022.
Secondo un rapporto stilato dall’UE nel 2025, è di fondamentale importanza che le ostilità all’interno del Paese cessino completamente e che venga assicurata la totale protezione della popolazione civile e degli operatori umanitari presenti nel territorio.
Nel rapporto si evidenzia in particolare la presenza – tornata attuale – delle truppe eritree nel nord dell’Etiopia, che dall’inizio del conflitto sarebbero state responsabili di numerose violazioni ai danni delle popolazioni locali, tra cui massacro di Axum nel 2020.
Il 9 ottobre del 2025, l’UE e il Governo etiope hanno firmato un accordo di partenariato per rafforzare la collaborazione tra i due Paesi nell’ambito dell’energia, della sanità e della sicurezza pubblica. La firma, avvenuta a Bruxelles, ha segnato un notevole passo avanti nella cooperazione tra Bruxelles e Addis Abeba e mira a rafforzare la capacità del Governo etiope di sostenere l’integrazione dei rifugiati e il reinserimento dei migranti di ritorno.
Fig. 1 – La Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen incontra il Presidente dell’Etiopia Taye Atske Selassie, Bruxelles, 8 ottobre 2025
2. LA GUERRA IN ETIOPIA
Negli ultimi anni l’Etiopia sta vivendo una delle crisi umanitarie più complesse della propria storia. Il tessuto sociale, fortemente frammentato dalle lotte intestine tra i vari gruppi etnici, è minacciato ulteriormente dalle fratture socio-economiche che minacciano la stabilità complessiva del Paese, già fortemente compromessa. La fragile condizione economica e la svalutazione della moneta hanno generato un’inflazione diffusa che oggi pesa su molte famiglie, aggravata dalle crisi geopolitiche regionali.
Senza un dialogo con le forze locali e la riconciliazione dei diversi gruppi etnici, l’unità del Paese rischia di venire meno.
Nel Tigrai sono ripresi gli scontri tra il Fronte di Liberazione del Popolo del Tigrai (TPLF), che da tempo chiede maggiore autonomia dal Governo centrale, e le forze federali del Governo di Abiy Ahmed. La regione, che tra il 2020 e il 2022 è stata teatro di un violento conflitto e di un embargo da parte di Addis Abeba – che hanno causato direttamente e indirettamente circa 400mila vittime e oltre 1 milione di sfollati – è ancora lontana da una prospettiva di pace, al punto che la comunità internazionale teme che si possa arrivare a una guerra ancora più ampia a livello regionale.
Nel corso del primo conflitto, nel 2020, l’esercito eritreo era entrato in gioco a sostegno dell’Etiopia. Progressivamente, però, le relazioni si sono fortemente compromesse – fino alla loro interruzione – a partire dall’accelerazione di Addis Abeba nella disputa per l’accesso al mare, oggi fortemente rivendicato da Abiy Ahmed. L’Accordo di Pretoria, che pose fine alla guerra nel 2022, non è mai stato pienamente rispettato, in quanto considerato insoddisfacente dalle parti.
Amnesty International ha più volte segnalato che il ritorno alle violenze rischia di compromettere definitivamente la stabilità politica dell’Etiopia, oltre che aggravare una situazione già fortemente segnata dall’assenza di giustizia e sicurezza, date le gravi violazioni dei diritti umani tutt’oggi segnalate nella maggior parte del Paese.
Fig. 2 – Un’immagine durante la distribuzione di cibo nel campo per sfollati interni di Seba Care, nei pressi di Macallè, capoluogo del Tigrai, 19 luglio 2024
3. LE CONSEGUENZE DEL CONFLITTO E IL SOSTEGNO DELL’UNIONE EUROPEA
Il conflitto nel nord dell’Etiopia ha dato vita a una crisi umanitaria senza precedenti in varie regioni dal Tigrai, all’Amhara e all’Afar.
Secondo le stime, gli sfollati interni sono circa 500mila: i conflitti armati in corso rappresentano un serio ostacolo per l’accesso di aiuti umanitari da parte delle comunità più vulnerabili.
Dall’inizio del 2025 si è registrato anche un flusso significativo di persone provenienti dal Sud Sudan, forse intorno ai 200mila rifugiati, una situazione che rischia di compromettere ulteriormente le risorse già profondamente limitate del Paese.
In questo quadro già fortemente critico, occorre considerare anche l’avanzata della siccità nel Corno d’Africa e la diffusione di malattie come colera, malaria e morbillo, che rappresentano una grave minaccia a fronte della crisi umanitaria già esistente.
Nel 2025 i finanziamenti da parte dell’Unione Europea hanno raggiunto 79,4 milioni di euro, volti soprattutto all’assistenza alle persone più vulnerabili – nel 2024 erano stati 86,5 milioni e nel 2026 sono per ora 61 milioni.
Numerose organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato le campagne di reclutamento forzato in diverse zone del Tigrai, dove si registrano testimonianze di giovani costretti a nascondersi pur di evitare l’arruolamento.
Al di là delle dinamiche politiche e degli scontri interni, la popolazione si ritrova ad affrontare sfide quotidiane enormi, con molti beni di prima necessità ormai irreperibili e inaccessibili per molti sia per i costi, sia per il blocco da parte del Governo federale.
L’UE esorta tutte le fazioni coinvolte a rispettare le leggi internazionali che tutelano i civili, denunciando le numerose violazioni dei diritti umani che ancora oggi si registrano regolarmente nelle regioni interessate dagli scontri armati.
In particolar modo, è fondamentale che il ritorno degli sfollati nelle aree contese tra Amhara e Tigrai sia adeguatamente pianificato, al fine di garantire il rispetto dei principi fondamentali di sicurezza, libertà e dignità.
Alessia Tolu
“Stop War on Tigray” by pasa47 is licensed under CC BY


