In 3 sorsi – Il blitz di Trump in Venezuela ha prodotto ripercussioni sulla sicurezza energetica cinese e sulle rotte della Belt and Road in America Latina. Si configura quindi come un tassello della più ampia competizione globale tra USA e Cina
1. SOVRANITÀ E DIRITTO INTERNAZIONALE
Dopo l’arresto di Maduro, avvenuto il 3 gennaio, un’altra tessera del mosaico globale è stata spostata: questo evento ha rimesso in discussione il principio di sovranità, ma ha anche determinato un ulteriore allontanamento dalle regole proprie dell’ordine post-1945. A fronte di ciò, la RPC ha mantenuto una postura ferma, nel rispetto di quella sovranità che viene rivendicata nei confronti della “provincia ribelle” di Taiwan, con la condanna dell’uso della forza, invocando il principio di non interferenza nelle faccende interne di un altro Stato. Il Ministro degli Esteri cinese ha più volte stigmatizzato le violazioni alla Carta delle Nazioni Unite, che costituiscono un precedente pericoloso per una pacifica convivenza internazionale. Il Governo di Pechino non nasconde anche le proprie preoccupazioni per il Venezuela, lasciato in balia di una transizione tutt’altro che lineare.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Xi Jinping insieme a Nicolas Maduro a Pechino nel 2015
2. INTERESSI GEOECONOMICI
La posizione cinese non è solo politica, ma è anche collegata a interessi geoeconomici certamente non irrilevanti. Il Paese di Mezzo da fabbrica del mondo è divenuto “gatekeeper”, cioè una potenza che ha ormai un peso notevole nel controllo delle risorse critiche, delle informazioni e dei mercati e, attraverso la Belt and Road Initiative, ha costruito una rete di percorsi che hanno consentito l’accesso a particolari settori strategici, creando notevoli dipendenze asimmetriche. In questa ottica la nuova direttrice dei flussi energetici venezuelani, emersa dopo l’arresto di Maduro, preoccupa pertanto non poco il Governo di Xi Jinping, soprattutto per tutta la progettualità della Via della Seta sbarcata in America Latina, che ha coinvolto ben 10 Paesi della regione caraibica, ormai nell’area di influenza economica della Cina. Tra questi il Venezuela, nodo energetico e finanziario fondamentale per il Dragone. Dall’inizio del nuovo millennio, Pechino ha infatti erogato prestiti che hanno raggiunto i 60 miliardi di dollari, per la costruzione di porti e centrali elettriche, parchi solari ed eolici, metropolitane, ponti, strade, miniere… Il rimborso degli investimenti è avvenuto con la vendita, a prezzi concorrenziali, di petrolio: “oil-for-loans”. Diverse joint venture strategiche (ad esempio CNPC e Sinopec) sono riuscite a radicarsi in Venezuela, aiutando l’industrializzazione con il trasferimento della tecnologia cinese. Durante il Forum bilaterale Cina-CELAC è emerso come la comunità degli Stati latino-americani e caraibici abbia raggiunto un livello di scambi commerciali con la Cina (dati del 2024) pari a 518,4 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 450 miliardi del 2023. A ciò si aggiunge una sentenza della Corte Suprema di Panama che ha deciso di annullare diverse transazioni di asset verso Pechino, causando un pesante contraccolpo per i Raffinatori Indipendenti, i “Teapots”, che, dalla provincia cinese dello Shandong, attraverso abili triangolazioni, indispensabili per riuscire ad aggirare le sanzioni, acquistano greggio a basso costo, permettendo così ai Paesi sanzionati (come Iran e Russia) di continuare a esportare e alla Cina di ottenere forniture energetiche a prezzi concorrenziali.
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Manifestazione di sostenitori di Maduro a Caracas, gennaio 2026
3. IL FUTURO DI PECHINO
Il dossier “Venezuela” ha anche infiammato la blogsfera cinese, producendo 440 milioni di visualizzazioni. Sebbene il blitz non cambierà la postura di Pechino e le tempistiche scadenzate per Taiwan, certamente si pretenderà da Washington la medesima libertà di azione nel Mar Cinese meridionale, anche con l’intento di dimostrare la propria forza militare. In realtà le Forze Armate cinesi sono oggetto di costante trasformazione, mentre l’arsenale nucleare, avviato nel 1964, sta diventando sempre più avanzato tecnologicamente.
A fronte di molte variabili impazzite, il Presidente Xi Jinping propone una narrazione di stabilità e pace, soprattutto di fronte al Global South, per difendere il libero scambio internazionale, dal quale dipende l’economia del Paese del Centro, con gli oltre 1.000 miliardi di dollari di surplus commerciale (nel 2025), e la sopravvivenza anche dell’egemonia del Partito Comunista.
D’altro canto emerge, soprattutto dopo il recente intervento militare degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, come gli interessi di Pechino siano, indirettamente, sotto attacco.
Elisabetta Esposito Martino
“YUAN WANG 6” by -EZEK is licensed under CC BY-ND


