Ungheria, finisce l’era di Orbán: la maggioranza a Magyar

In 3 SorsiPéter Magyar è il nuovo Primo Ministro eletto dell’Ungheria, dopo aver sconfitto il suo ex alleato-mentore Viktor Orbán alle elezioni parlamentari del 12 aprile. Per l’Ungheria si prevede un ritorno alla democrazia liberale e alle alleanze europee, ma nonostante la maggioranza assoluta in Parlamento la strada verso le riforme sarà lunga e insidiosa.

1. L’ALLIEVO HA SUPERATO IL MAESTRO

Le elezioni parlamentari ungheresi del 12 aprile 2026 saranno ricordate come uno storico momento di svolta per la politica dell’Ungheria e non solo. Viktor Orbán, leader del partito nazionalista Fidesz e Primo Ministro in carica dal 2010, considerato il responsabile della deriva illiberale del Paese, è stato sconfitto nelle urne dal suo ex alleato Péter Magyar, alla guida del partito liberal-conservatore Tisza (acronimo di Partito del Rispetto e della Libertà). Grazie al profilo moderato – ma di certo non progressista, – alle sue abilità comunicative e al passato da militante di Fidesz, Magyar è riuscito nell’impresa di compattare l’opposizione ungherese, minando al contempo la solidità della propaganda governativa. Per quanto concerne i temi strettamente politico-ideologici, Magyar ha volutamente scelto una linea “generalista”, evitando di esporsi eccessivamente su argomenti divisivi come diritti civili e conflitti e puntando invece sull’erosione della reputazione di Orbán e dei suoi fedelissimi. Il nuovo Primo Ministro eletto, pur essendo “nato politicamente” all’interno di Fidesz, si dichiara fieramente europeista, atlantista e moderato, ma con una ben definita identità di liberal-conservatore, attento alla spesa pubblica e contrario a politiche migratorie redistributive. Il suo partito Tisza, fondato nel 2020, appartiene al gruppo del Partito Popolare Europeo (PPE) nel Parlamento Europeo (lo stesso di Forza Italia, della CDU e del Partido Popular tra gli altri), e sotto la sua leadership (dal 2024) ha assunto caratteristiche tipiche dei partiti populisti e cosiddetti pigliatutto, in grado di attrarre un consenso trasversale senza esasperare le pretese ideologiche.

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Fig. 1 – L’ex Primo Ministro ungherese Viktor Orbán durante un comizio per la campagna elettorale appena conclusa, Szekesfehervar, 10 aprile 2026

2. TISZA PIGLIATUTTO, CON LA MAGGIORANZA ASSOLUTA PUÒ CAMBIARE LA COSTITUZIONE

Il risultato delle elezioni parlamentari conferma la crescente polarizzazione politica presente in Ungheria, che ha trasformato il voto del 12 aprile in un vero e proprio referendum a favore o contro Viktor Orbán e ciò che ha rappresentato nei sedici anni al potere. L’importanza storica della vittoria di Tisza è rappresentata dal raggiungimento della maggioranza assoluta con 138 seggi sui 199 dell’Országgyűlés, il Parlamento unicamerale del Paese. Grazie a tale risultato il futuro esecutivo Magyar avrà sulla carta la possibilità di effettuare riforme costituzionali, con il già dichiarato obiettivo di annullare una dopo l’altra le leggi illiberali adottate da Orbán. Il grande sconfitto delle elezioni, la coalizione nazional-sovranista tra Fidesz e il piccolo Partito Popolare Cristiano Democratico (KDNP), ha ottenuto solo 55 seggi (38%), mentre l’unico altro partito a superare la soglia di sbarramento è stato il partito di estrema destra Movimento Nostra Patria (Mi Hazánk), che ha mantenuto i 6 seggi (5,7%) della scorsa legislatura. La vittoria di Tisza è stata resa possibile da numerosi fattori: la disillusione di molti cittadini per la deriva autoritaria delle Istituzioni, la compattezza trasversale dell’opposizione, il voto degli elettori under 30 e quello delle zone rurali-periferiche, tradizionalmente leali a Orbán. A differenza delle elezioni del 2022, nessun gruppo politico rappresentante minoranze etniche è riuscito ad accedere all’Assemblea Nazionale.

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Fig. 2 – Peter Magyar si rivolge ai propri sostenitori subito dopo la chiusura dei seggi, Budapest, 12 aprile 2026

3. UNA NUOVA ERA PER L’UNGHERIA E PER L’UE?

La vittoria di Magyar, e ancora di più la sconfitta di Orbán, proiettano l’Ungheria in una nuova era della propria storia recente. L’ormai ex astro nascente della politica magiara si è da subito collocato come baluardo antisistema, anti-corruzione e filo-europeo, condannando i rapporti di Orbán e dei suoi alleati con l’Amministrazione Trump e con regimi autoritari quali Russia e Cina. L’Ungheria è infatti altamente dipendente da questi due Paesi, in particolar modo dal punto di vista energetico, commerciale e diplomatico. L’avvicendamento di potere a Budapest è stato festeggiato anche dai vertici europei a Bruxelles, da anni impegnati in una dura battaglia con il Governo ungherese a colpi di veti, minacce e fondi congelati. Come dichiarato dallo stesso Magyar dopo la vittoria, l’Ungheria si impegnerà a sbloccare l’invio di 90 miliardi di euro di aiuti economici all’Ucraina stanziati dalle Istituzioni UE (in parte provenienti dagli asset russi confiscati), ma difficilmente potrà – o vorrà – contribuirvi, a causa dell’elevato deficit di bilancio nazionale, triplicato dall’avvento di Orbán nel 2010. Nonostante le promesse della campagna elettorale, come la rinnovata cooperazione con l’UE, la chiusura dei rapporti con la Russia in politica estera, gli investimenti su sanità e sociale e la liberalizzazione dei media in politica interna, Magyar dovrà dimostrare di essere in grado di guidare un Paese profondamente influenzato dalle politiche di Orbán. I principali apparati e cariche dello Stato, compresi mass media, magistrati e lo stesso Oresidente della Repubblica Tamás Sulyok manterranno molto probabilmente la fedeltà al precedente leader, rendendo complesso un cambio di paradigma e l’adozione di riforme. In ultimo, non andrà sottovalutato nemmeno il ruolo dei social e dell’intelligence, che in Ungheria hanno più volte dimostrato di poter influenzare profondamente i processi socio-politici, nel bene e nel male.

Giorgio Fioravanti

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Indice

Perchè è importante

  • Dopo sedici anni l’Ungheria non sarà più governata da Viktor Orbán, ma al premier eletto Péter Magyar servirà tempo per ri-liberalizzare la democrazia magiara.
  • A fare la differenza sono state l’altissima affluenza al 78% e la compattezza dell’opposizione, con numerosi partiti che si sono ritirati per non rubare voti a Tisza.

 

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Giorgio Fioravanti
Giorgio Fioravanti

Classe 1997, nato e cresciuto a Rieti, attualmente ricopro il ruolo di Assistente di redazione presso la sede regionale della TGR Rai di Trento. Proprio a Trento si è svolta la mia intera carriera universitaria, completata con una laurea in European and International Studies. Dopo la laurea ho frequentato con successo un Master in Studi Diplomatici presso la sede di Roma della SIOI. Ho collaborato con diverse redazioni e siti online pubblicando contenuti di attualità e geopolitica. Il posto più curioso in cui ho vissuto è senza dubbio Gibilterra, dove ho anche svolto un periodo di ricerca tesi all’estero. Tra le mie passioni più grandi, naturalmente, la geopolitica e il caffè.

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