Caffè lungo – In Pakistan il potere militare ha a lungo sovrastato quello civile, con i recenti sviluppi che rappresentano una vera e propria legalizzazione del suo dominio.
UNO SGUARDO AL PASSATO
Sin dal 1947 il Pakistan ha sperimentato vari colpi di Stato da parte dei militari, con la conseguenza che essi hanno direttamente amministrato il Paese per oltre trent’anni, quasi la metà della sua storia post-indipendenza. Il primo golpe fu guidato dal feldmaresciallo Ayub Khan nel 1958, facente seguito a un decennio di instabilità politica, durante il quale si erano avvicendati sette Primi Ministri, segnalando una grave inefficienza del governo civile. Il nuovo regime giustificò la presa di potere con la necessità di riportare l’ordine e garantire la crescita economica.
Nel 1969 un secondo golpe condotto dal generale Yahya Khan depose il feldmaresciallo, inaugurando un regime che fu, però, di breve durata. Appena due anni più tardi, infatti, dopo la disastrosa sconfitta nella guerra contro l’India che culminò con la perdita della parte orientale del Pakistan, poi divenuto indipendente come Bangladesh, Khan fu costretto alle dimissioni e il Governo ritornò nelle mani dei civili. Nel 1977, approfittando dell’ennesima fase di instabilità politica, il generale Zia-ul-Haq compì il terzo colpo di Stato militare nella storia pakistana.
Sebbene inizialmente il Paese dovesse andare al voto in tempi brevi, i propositi non furono mantenuti e si aprì la strada a un regime che si protrasse per oltre un decennio e fu artefice di una profonda islamizzazione del Pakistan. Dopo la misteriosa morte di Zia in un incidente aereo nel 1988, il potere ritornò nuovamente nelle mani dei civili fino al 1999, quando, sullo sfondo di tensioni crescenti tra governo ed esercito, il generale Pervez Musharraf prese il comando, alleandosi con gli Stati Uniti nella guerra al terrore e restando in carica fino al 2008.
Fig. 1 – Soldati pakistani schierati a Islamabad per garantire la sicurezza durante i colloqui diplomatici tra Iran e USA, 10 aprile 2026
I RECENTI SVILUPPI DELLA POLITICA INTERNA
Per quanto negli ultimi due decenni non ci siano stati altri Governi retti dai militari, il potere civile è sempre rimasto debole e soggetto a pesanti interferenze da parte di questi ultimi su temi che spaziano dalla sicurezza nazionale all’economia, dalla difesa alla politica estera e persino alla stessa selezione dei candidati alla carica di Primo Ministro. Ciò ha fatto in modo che l’establishment militare si ponesse al vertice dello Stato, al di sopra delle altre Istituzioni. Tuttavia, mentre in passato questo status quo perdurava tacitamente, di recente si è assistito a una sua legalizzazione.
Il 13 novembre 2025 il Parlamento ha approvato il ventisettesimo emendamento della Costituzione pakistana, che di fatto legalizza la supremazia militare sul governo civile, in quello che gli oppositori hanno definito un “golpe costituzionale” o “dittatura costituzionale”, dal momento che è la legge del Parlamento, e non la legge marziale, a consolidare il controllo da parte dei militari. Al Capo di Stato Maggiore, il cui ruolo è attualmente ricoperto da Asim Munir, è attribuito il titolo di feldmaresciallo, oltre che l’immunità a vita, il che lo rende la figura più potente del Paese.
In aggiunta, è stata creata una nuova posizione, quella di Capo delle Forze di Difesa, anch’essa affidata a Munir, che racchiude in sé il controllo di tutte le Forze Armate, nonché di tutti gli apparati di sicurezza e intelligence, privando il Governo dell’autorità su nomine chiave. Infine, l’emendamento ha istituito la Corte costituzionale federale, che sostituisce la Corte suprema su tutte le questioni costituzionali, con giudici scelti direttamente dal Governo. Le opposizioni sostengono che la suddetta riforma riduca l’indipendenza della magistratura e danneggi lo Stato di diritto.
Fig. 2 – Il feldmaresciallo Syed Asim Munir, capo dello Stato Maggiore pakistano e figura politica sempre più influente nel suo Paese
IMPATTO SULLA POLITICA ESTERA
In base a quanto sopra riportato, dunque, Asim Munir gode indubbiamente di poteri e privilegi senza precedenti: è riuscito a porsi al vertice della gerarchia statale non solo servendosi del dominio incontrastato dei militari a livello interno, ma anche grazie al notevole sostegno che ha ricevuto da parte dei maggiori partner stranieri del Pakistan. Munir è, infatti, diventato anche l’ideatore nonché attuatore della politica estera del Paese, che mira a trasformarsi in un attore centrale nelle principali dinamiche internazionali, mantenendo un atteggiamento attivo ed equilibrato.
Dalla sua nomina nel 2022, Asim Munir si è recato due volte in Cina, al fine di rafforzare i legami di difesa. In particolare, il feldmaresciallo ha promesso di garantire la sicurezza del personale e dei progetti di Pechino in Pakistan, primo fra tutti il China-Pakistan Economic Corridor (CPEC), ritenuto la punta di diamante della Belt and Road Initiative (BRI), alla luce dell’aumento del terrorismo nella regione del Belucistan. Durante le visite di Munir, i due Paesi hanno confermato la propria partnership strategica “all-weather”, definendosi a vicenda “fratelli di ferro”.
Inoltre, sotto la guida di Munir, anche le relazioni tra il Pakistan e gli Stati Uniti hanno vissuto un notevole riavvicinamento a partire dallo scorso anno. Nel mese di giugno 2025, infatti, il feldmaresciallo fu il primo capo dell’esercito pakistano, che non fosse anche leader del Paese, a essere invitato alla Casa Bianca, ricevendo gli elogi del Presidente Donald Trump, che lo ha ospitato altre volte, segnando un netto distacco dalla passata diffidenza statunitense verso l’establishment pakistano. Trump ha lodato Munir soprattutto per la sua influenza nel prevenire un’escalation nucleare con l’India.
A Munir viene poi riconosciuto un ruolo cruciale negli sforzi di mediazione in corso per facilitare i colloqui tra gli Stati Uniti e l’Iran, che hanno avuto luogo proprio a Islamabad, permettendo così di presentare il Paese come una parte neutrale nel conflitto, credibile e affidabile. Un eventuale esito positivo dei negoziati tra Washington e Teheran sarebbe una spinta fondamentale per accrescere il prestigio di Munir tanto in patria quanto all’estero, cementando ulteriormente la presa dei militari sul Pakistan e contribuendo al declino inesorabile del potere civile.
Simone Frusciante
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