Mali sotto attacco jihadista: ucciso il ministro della Difesa

In 3 Sorsi Le operazioni congiunte dei jihadisti di JNIM e del Fronte dell’Azawad hanno colpito il Mali, minacciando la giunta di Assimi Goïta. Morto il ministro della Difesa, Sadio Camara.

1. GLI ATTACCHI COORDINATI DI JNIM E FLA

Il 25 aprile la coalizione Gruppo di Sostegno all’Islam e ai musulmani (JNIM) e il Fronte di liberazione dell’Azawad (FLA) hanno lanciato un’offensiva coordinata in Mali contro Bamako, Gao, Sevare e Kidal. Le operazioni sono state condotte in simultanea tramite autobombe, infiltrazioni e attacchi, con l’obiettivo di saturare le difese delle Forze Armate maliane. Durante una delle manovre principali alla periferia della capitale contro Kati, centro simbolico della giunta militare di Assimi Goïta, è stato ucciso il ministro della Difesa Sadio Camara. Il bilancio complessivo resta incerto, ma non è escluso che tra militari maliani, membri dell’Africa Corps, assalitori e civili si possano superare i duecento morti. Il FLA ha agito soprattutto nell’area nordorientale di Kidal, rivendicando la conquista della città, mentre JNIM ha colpito nel centro del Mali. Secondo le dichiarazioni di Bamako, le forze governative avrebbero ripreso il controllo della situazione tra il 26 e il 27 aprile, ma a fronte di notizie ancora incerte e contraddittorie, le conseguenze saranno rilevanti – anche le milizie russe dell’Africa Corps sono state costrette a ritirarsi da alcune zone, come Kidal, con la perdita di un elicottero e forse di personale combattente.

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Fig. 1 – Il ministro della Difesa maliano Sadio Camara (al centro), con il Primo Ministro Abdoulaye Maiga e il ministro della Sicurezza e della Protezione civile Daouda Aly Mohammedine (a destra), Bamako, 11 novembre 2025

2. L’UCCISIONE DEL MINISTRO DELLA DIFESA DEL MALI

L’avanzata di JNIM e FLA rappresenta un salto di scala nel teatro maliano. Non si è trattato infatti solo di un insieme di attacchi, bensì di una campagna ben pianificata contro punti strategici per la giunta militare – emblematico in questo senso la scelta di Kati, dalla cui base prese il via il golpe del 2021. Anche l’uccisione di Camara è un passaggio cruciale, che potrebbe incidere sulla direzione del Paese: il ministro della Difesa era uno degli architetti dell’attuale Mali, un modello basato su autoritarismo militare, sovranismo, nazionalismo e rottura con l’Occidente a vantaggio dello schieramento con la Russia. Questa collaborazione tra jihadisti e separatisti tuareg potrebbe comunque essere più una convergenza di scopo che un’alleanza. L’obiettivo degli attacchi non era probabilmente la conquista del potere, ma la minaccia ai vertici di Bamako tramite sia l’esposizione delle sue debolezze – come durante il logorante blocco imposto da JNIM alle forniture di carburante, – sia la riapertura dello storico fronte dell’Azawad, definito chiuso da Goïta nel 2023. Le prospettive in ogni caso destano preoccupazione. Il rischio principale è un’ulteriore frammentazione della sovranità, con una separazione tra le città presidiate dai militari, le aree periferiche controllate dai jihadisti e il Nord sottoposto all’indipendentismo tuareg. Nonostante le voci sulla destituzione di Goïta, il capo della giunta sembra ancora al centro del sistema, sebbene con equilibri alterati – e non solo per la morte di Camara.

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Fig. 2 – Il Presidente maliano Assimi Goita in visita al Cremlino, 23 giugno 2025

3. IL PERICOLO REGIONALE E L’INCOGNITA RUSSA

La reazione di Bamako potrebbe consistere in un’ulteriore militarizzazione e nell’inasprimento delle repressioni. Più difficile invece prevedere come si muoverà Mosca, ossia se il deterioramento del contesto suggerirà una maggiore cautela – o addirittura un temporaneo disimpegno – da parte degli Africa Corps o un ricompattamento attorno a Goïta.
È evidente tuttavia che le radici di questa nuova crisi siano nelle vulnerabilità ormai consolidate del Mali, aggravate dalla linea dura della giunta e dal suo isolamento nel progetto sovranista dell’Alleanza degli Stati del Sahel con Burkina Faso e Niger. Bamako non ha affrontato in alcun modo le cause profonde dell’instabilità, dal terrorismo all’insurrezione dell’Azawad, fino ai conflitti etnici locali. Qualora jihadisti e tuareg fossero in grado di consolidare i risultati dell’operazione del 25 aprile e replicarla, il messaggio non sarebbe solo per il Mali, ma anche per quella parte del Sahel ormai plasmato dalla sequenza di colpi di Stato militari e dalla penetrazione russa.

Beniamino Franceschini

120402 Touareg capture Timbuktu as Mali junta restores constitution | الطوارق يسيطرون على تمبكتو والطغمة العسكرية تعيد العمل بالدستور |Mali : Tombouctou tombe aux mains des Touaregs, la junte restaure la constitution” by Magharebia is licensed under CC BY

Indice

Perchè è importante

  • JNIM e Fronte dell’Azawad hanno attaccato diverse città del Mali il 25 aprile, uccidendo il ministro della Difesa Sadio Camara.
  • L’attacco mostra le debolezze della giunta militare di Assimi Goïta e dell’alleanza con l’Africa Corps russo, ma il pericolo è per l’intero Sahel.

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Beniamino Franceschini
Beniamino Franceschini

Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali all’Università di Pisa, sono docente di Geopolitica presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Pisa. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del desk Africa.

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