In 3 Sorsi – Nonostante il cessate il fuoco tra Israele e Hamas, la situazione del popolo palestinese resta estremamente critica: continuano a verificarsi attacchi contro i civili e lo stesso movimento delle persone risulta molto pericoloso. Inoltre, il rischio di collasso delle infrastrutture minaccia di compromettere gravemente l’igiene sanitaria e l’approvvigionamento di cibo e acqua.
1. LA FRAGILITÀ DEL POST CESSATE IL FUOCO
Il 10 ottobre 2025 è stato concordato il cessate il fuoco tra Hamas e Israele. Ma, al contrario di quanto si possa credere, la situazione umanitaria del popolo palestinese continua a essere estremamente fragile e complessa. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk, ha sottolineato la condizione di insicurezza in cui continuano a vivere i palestinesi a causa degli attacchi israeliani. Ciò ha causato un totale di 738 palestinesi uccisi dopo il cessate il fuoco – secondo il Ministero della Salute palestinese. Tra le vittime, donne, bambini, persone con disabilità, un operatore umanitario e un giornalista. Un altro elemento di criticità è la chiusura dei valichi per l’ingresso degli aiuti umanitari a Gaza. Medici Senza Frontiere (MSF) afferma che nonostante i bisogni del popolo palestinese siano enormi, le Autorità israeliane hanno continuato a limitare sistematicamente l’ingresso degli aiuti umanitari, portando a un aumento del numero di morti per mancata adeguata cura. L’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha posto l’accento sulla tempestiva necessità di consentire l’ingresso di carburante per i generatori e pezzi di ricambio, poiché la loro mancanza espone a un rapido collasso dei servizi essenziali: ad esempio la produzione di acqua potabile potrebbe cessare, aumentando significativamente il rischio di emergenze di salute pubblica ed epidemie. Inoltre, i pochi pozzi agricoli e i sistemi di irrigazione ancora funzionanti rischiano di bloccarsi, il che chiaramente potrebbe ostacolare la già fragile ripresa della produzione alimentare locale.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Bambini tra le rovine del campo profughi di Jabalia, a nord di Gaza, 24 aprile 2026
2. MOVIMENTO DELLE PERSONE, RIFUGIATI E SFOLLATI INTERNI
Come riporta Volker Türk, “Lo spostamento stesso è diventato un’attività che mette a rischio la vita. Incidenti di palestinesi uccisi dalle forze israeliane mentre camminano, guidano o stanno all’aperto vengono registrati quasi ogni giorno”. Secondo MSF, circa il 90% delle persone è stato sfollato con la forza, spesso più volte, e vive in tende o rifugi di fortuna. La linea di confine definita “Yellow Line“, creata dalle Autorità israeliane, è stata descritta dall’OCHA non come un confine fisso, ma come una zona cuscinetto in continuo mutamento e spesso poco chiara. Si sono generate due condizioni di alta pericolosità: da un lato, l’ambiguità della demarcazione risulta altamente pericolosa per i civili che tornano alle loro case o ai terreni agricoli, il che può sfociare in attacchi e vittime ingiustificate. Dall’altro lato, l’aumento della sorveglianza e l’uso di droni nella zona generano una restrizione ancora maggiore dei movimenti civili. L’ambiente si caratterizza per un potente controllo militare, che limita l’accesso a vaste aree e crea un contesto ad alto rischio con frequenti vittime e nessuna chiara protezione per i civili. Inoltre, la “Yellow Line” si sta continuamente spostando verso ovest, verso il mare, schiacciando centinaia di migliaia di persone in un piccolo pezzo di terra sovraccarico. “Questo ciclo di sfollamento, terrore e attacchi mirati ha un obiettivo finale: rendere la vita insopportabile per i palestinesi e costringerli permanentemente ad abbandonare la loro terra”, hanno affermato gli esperti dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani.
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Un bambino palestinese sul sito di un bombardamento israeliano a Gaza, 28 maggio 2026
3. PROSPETTIVE E PREOCCUPAZIONI FUTURE
La realtà mostra che l’accordo di cessate il fuoco manca di un meccanismo efficace di applicazione o monitoraggio, perché in pratica non ha fermato le uccisioni: le ha ridefinite in un modello forse di meno intensità ma costante. In una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Rami Hijjo della Mezzaluna Rossa Palestinese ha dichiarato: “Il cessate il fuoco deve ancora portare sicurezza“, aggiungendo che le restrizioni occupazionali, sistematiche e deliberate stanno complicando la vita ai civili e a tutti coloro che cercano di aiutarli. Perciò, anche se la regione si trova immersa in diversi drammi geopolitici, si dovrebbe puntare – come sostengono diversi organismi internazionali per i diritti umani – a far sì che, in questa fase successiva al cessate il fuoco, il recupero della popolazione palestinese si avvii in modo concreto. Ciò deve includere la partecipazione palestinese nelle conversazioni per la ricostruzione urbana, garantendo la sicurezza dei civili e mettendo in primo piano le condizioni per evitare un nuovo collasso umanitario. Un cessate il fuoco effettivo e sostenibile deriva da un dialogo tra le parti, dal rispetto mutuo degli accordi e da un continuo lavoro per proteggere la pace e la vita delle persone.
Candelaria Rettaroli
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