Nicaragua, il 19 luglio, Festa della Rivoluzione, tra delusione, indifferenza e culto obbligatorio

Analisi Un reportage dalle celebrazioni della Festa della Rivoluzione in Nicaragua, tra mito del sandinismo, disillusione e futuro di un Paese sempre più sotto la gestione familiare del Presidente Daniel Ortega e della moglie copresidente Rosario Murillo.

I NOSTALGICI DEL SANDINISMO

La Concepciòn-Edwin (un nome gringo, come dicono da queste parti), di San Juan, una municipalità a 40 chilometri da Managua, è nato nel 1982 ed è cresciuto con il sandinismo, quando era in corso il primo mandato di Daniel Ortega, dal 1985 al 1990, il padre è stato un guerrigliero contro i contras (gruppi paramilitari controrivoluzionari), la madre era una casalinga, in casa si faceva la fame. “Il motto all’epoca era la lotta sandinista hasta la muerte, – dice, – però poi tutto è cambiato con il ritorno di Ortega al potere, nel 2007, ho iniziato ad aprire gli occhi, soprattutto dopo il 2018, quando è stato chiaro che guardava all’interesse suo e della sua famiglia”. Nel quarantasettesimo anniversario del trionfo della rivoluzione, il 19 luglio 1979, contro la sanguinaria dittatura Somoza, – ci spiega, – questa festa rimane importante, ma il sandinismo in questa versione non gli piace più. “All’inizio era amor di patria, prometteva maggiore equità, ma questa equità non si vede, Ortega e sua moglie Rosario Murillo (copresidente grazie a una riforma costituzionale ad hoc del 2025 fortemente criticata da ONU e Parlamento Europeo) si sono appropriati del partito per il bene della loro famiglia, sfacciatamente. Ma se me lo chiedete, io ancora sarei disposto a morire affinché le mie figlie possano vivere in un Paese libero e democratico”. 

Fig. 1 – Un’immagine da Managua, Nicaragua | Foto di Milena Nebbia

19 LUGLIO: UNA FESTA A GESTIONE FAMILIARE?

Non è facile comprendere che cosa significhi veramente oggi il 19 luglio per i nicaraguensi. È una data che divide le opinioni e una società fortemente polarizzata. Da una parte ci sono i simpatizzanti di Ortega, ottantenne, ex guerrigliero sandinista, che celebrano il rovesciamento della tirannia di Somoza mentre però obbligano gli impiegati pubblici a partecipare alla manifestazione lungo le vie della capitale, come confermano due infermiere che lavorano negli ospedali pubblici e alle quali abbiamo dato un passaggio al rientro da Managua, dopo le celebrazioni. “Prima ci costringono ad andare a Managua, possibilmente portando almeno un familiare, poi però non ci garantiscono un mezzo di trasporto per tornare a casa”, si lamenta Maria. 
La festa, iniziata già la sera della vigilia, con fuochi d’artificio molto spettacolari, non è più il bagno di folla di una volta: l’atto di massa che si celebrava ogni anno nella Piazza della Rivoluzione e in Piazza della Fe è cosa del passato. Tra l’altro Ortega e consorte hanno dovuto adattarsi alla finale del Campionato del Mondo, vinto dalla Spagna, posticipando l’inizio della manifestazione al pomeriggio dopo le 18, ma ponendo un cordone di polizia lungo tutto il percorso dell’Avenida Bolivar che l’auto presidenziale ha percorso fino alla piazza della Fe, luogo off limits per la popolazione, aperto solo a selezionati rappresentanti delle Istituzioni e personalità varie. Lungo il viale principale compaiono decine di giganteschi alberi della vita voluti dalla Murillo, come ne sono stati installati in tutte le più grandi municipalità del Nicaragua. “Il problema è che è soltanto propaganda inutile. – Dice Winston, uno studente che insegna spagnolo in una scuola vicino a Masaya. – I soldi per la costruzione e per l’energia necessaria a tenerli illuminati di notte potevano essere utilizzati per opere più utili per la gente”.  
Però, tra venditori ambulanti, gioventù del FSLN reclutata per correre e annunciare l’arrivo del Presidente, curiosi e molti realmente emozionati, nella capitale si raccoglie una certa quantità di persone: “Io sono qui perché ci credo, credo anche nel Presidente Ortega. – Dice un architetto di 44 anni. – Sono di Managua, lavoro qui e mi sta bene”.    
Sicuramente però nell’opposizione saranno aumentati i malumori dopo il discorso del Presidente, che ha annunciato di aver cancellato le elezioni previste per novembre: starebbe pensando a un nuovo sistema elettorale, con l’obiettivo di chiudere il passo all’opposizione che negli ultimi anni ha denunciato brogli elettorali, elezioni fraudolente e mancanza di libertà civili.
Nel suo discorso, naturalmente si è rivolto anche contro Washington per la cattura di Maduro, in Venezuela, accusando Trump di bestialità diabolica nel depredare i Paesi. 

Fig. 2 – Un’immagine delle celebrazioni del 19 luglio 2026, Managua, Nicaragua | Foto di Milena Nebbia

MA NULLA È PIÙ STATO COME PRIMA, DOPO IL 2018

Fig. 3 – Un’immagine delle celebrazioni del 19 luglio 2026, Managua, Nicaragua | Foto di Milena Nebbia

Ma quand’è che è iniziato il declino del sandinismo? “Sicuramente dopo il 2018, – spiega ancora Edwin, – dopo il massacro di cittadini ordinato dalla dittatura contro le manifestazioni sociali. Soprattutto da allora i principi che ci hanno uniti sono stati sostituiti da paura, silenzio, intolleranza”. In effetti, il fatto che il luogo del discorso di Ortega sia stato delimitato da un lunghissimo cordone di polizia e l’ingresso vietato al pubblico è la triste evidenza della solitudine dei leader, che evidentemente temono che i municipi si ribellino e arrivino gli attentati”. Non è una celebrazione, ma più una riflessione su quello che avrebbe potuto essere e non è stato. – Prosegue. – Il 19 luglio, però, ci sarà sempre per ricordare i 50mila morti per la rivoluzione”.

L’OPPOSIZIONE? SECONDO ALCUNI NON ESISTE

Ma mentre anche in Italia si condanna il Governo Ortega, definendolo terrorista e complice di terroristi, e conseguentemente si chiude l’ambasciata italiana a Managua e viene ritirata l’ambasciatrice nicaraguense a Roma. C’è però chi, invece, ricorda la giovanissima militanza nel FSLN e ancora ci crede. È la storia di Jesus, detto Chu e soprannominato Castro, nomen omen, cristiano e da sempre e per sempre sandinista, 55 anni, artista, promotore culturale e direttore di un museo etnografico a Nindiri, vicino a Masaya. Pittore muralista, negli anni Ottanta è entrato in contatto con un gruppo di artisti italiani, tra i quali Maurizio Governatori, anch’egli pittore muralista che tra il 1983 e il 1987 fu tra i progettisti e fondatori della Scuola Nazionale di Arte Pubblica, a Managua. Nel 2003 fu invitato in Italia a tenere dei corsi di pittura, a Grottammare, vicino Fermo. “Quello che ho imparato in Italia è stato ad aver un’altra visione della storia e della cultura di un Paese, dell’importanza di valorizzarle, quindi iniziai a pensare al valore della mia cultura nazionale. Inizialmente volevo restare in Italia, poi compresi che potevo essere più utile qui, nel mio Paese, e fondai la prima scuola d’arte, mi sono sposato con una ragazza india, Xochitt, e poi ho iniziato a progettare il museo”. Da giovane ha seguito tutte le tappe del buon guerrigliero, nel 1982 si è iscritto all’ANS, Associacion de Ninos Sandinistas, poi approda al FSLN della gioventù, diventa dirigente del movimento studentesco, compresa la formazione alle armi (“Tutte le famiglie, all’epoca, avevano un’arma”). “Ho iniziato praticamente da bambino, – dice, – mio padre era un sindacalista, mia madre una casalinga. Ho studiato i principi del comunismo e del socialismo. Nel 1989 andai per due anni a fare il servizio militare patriottico, sull’atlantico del Nord, a Puerto Cabeza. Dopo il Novanta molte cose sono cambiate, naturalmente, nel 1990 ha vinto l’opposizione con Violeta Barrios, i rivoluzionari hanno iniziato a capire che era necessario un cambiamento, i giovani erano stanchi della guerra, c’era stato il trattato di Esquipulas che sanciva la pace in cinque Paesi centroamericani. Gli USA, un po’ come fanno ora, per i loro interessi geostrategici, come il canale interoceanico, alimentavano invece lo scontro civile.

Fig. 4 – Un’immagine dalle celebrazioni del 19 luglio 2026, Managua, Nicaragua | Foto di Milena Nebbia

Io continuavo a crederci, andavo avanti come leader sociale. In quegli anni molti si persero, i grandi dirigenti uscirono dal movimento e misero da parte i loro principi e le loro convinzioni. Molti intellettuali – continua, – andarono all’estero, come Gioconda Belli, la poetessa e scrittrice nicaraguense che prese parte alla lotta armata e poi decise di andare in esilio, ma ha celebrato il suo 19 luglio con una poesia molto toccante. Lei uscì molti anni fa dal fronte sandinista, definendo i leader successivi alla rivoluzione demagoghi e trasformatisi in sporchi politicanti, per lei la strada è il cambiamento che viene dal basso e non imposto dall’alto, creare una sorta di democrazia radicale che cominci a livello municipale e si diffonda in modo capillare. E poi Sergio Ramirez, come prima avevano fatto Ernesto Cardenal e molti altri. Ma quando iniziò l’era Ortega a me piaceva, ho anche varie foto con lui, lo stimavo. Adesso l’idea che si vende è che Ortega e la moglie siano brutte persone, ma secondo me il problema non è lui, ma il sistema che è necessario cambiare. E l’opposizione dov’è? Se provi a chiedere a qualcuno chi vorrebbe come leader non sa rispondere, perché non c’è”.
E il 2018? “Nel 2018 si organizzò un golpe democratico in Nicaragua, molti dicono orchestrato dagli USA, che utilizzarono una nuova strategia non più militare, ma cybernetica, manipolarono le persone con profili falsi”. Però, molti giovani, invece, di quel 2018 ricordano gli omicidi durante l’Operación Limpieza ordinata da Ortega e Murillo… 
“Ai giovani oggi interessano soprattutto il football e il baseball, c’è indubbiamente una diminuzione radicale di militanza, ma questo è normale. A chi contesta Ortega, vorrei però dire che abbiamo il miglior livello di infrastrutture del Centroamerica (il che è vero, credo di aver trovato raramente delle strade in uno stato più perfetto – nemmeno in Italia. N.d.A.), l’educazione è gratuita”.
“Le scuole negli ultimi dieci anni sono molto peggiorate – dice però una insegnante di spagnolo per stranieri, – e se vuoi un livello decente di educazione devi mandare i figli alle scuole private e anche per l’università è così, quindi alla fine si amplia il divario sociale perché chi può permettersi buoni studi accederà ai migliori lavori, ma tutti gli altri continuano a sopravvivere”.

Milena Nebbia

Immagine di copertina: foto di Milena Nebbia

Indice

Perchè è importante

  • Il 19 luglio è stata celebrata in Nicaragua la Festa della Rivoluzione.
  • Il Nicaragua è sospeso tra il mito della rivoluzione sandinista e la stretta del Presidente Daniel Ortega e della moglie Rosario Murillo, nominata copresidente.

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Chi lo ha scritto

Milena Nebbia
Milena Nebbia

Milanese di nascita, vicentina d’adozione, sono una docente e una giornalista freelance, da sempre impegnata nel volontariato sociale, nel movimento nonviolento e nella cooperazione internazionale. Ho studiato Lettere a Padova e mi sono specializzata, presso la Facoltà di Scienze Politiche, sempre dell’ateneo patavino, nel Processo di capacity building nei paesi in via di sviluppo, e in Peacekeeping e Peacebuilding alla Scuola Superiore di Perfezionamento S. Anna di Pisa. Ho fatto l’osservatrice elettorale in Salvador, Cisgiordania, Tunisia, Turchia, sono stata componente della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale dei rifugiati della Prefettura di Vicenza. Nella mia vita ho cercato di coniugare la professione di giornalista con la mia vocazione solidale, il che spesso non è risultato semplice. Nel marzo 2026 ho partecipato allo European Convoy for Cuba.

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