Espresso forte – La rimozione del ministro della Difesa ucraino Fedorov ha innescato una crisi di Governo che in tre settimane e mezzo ha ridisegnato l’intera catena di comando ucraina, dal vertice militare fino a intelligence e sicurezza nazionale.
CHE COSA È SUCCESSO
Il 16 luglio il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky rimuove il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, trentacinquenne noto per l’approccio innovativo alla digitalizzazione e alla guerra tecnologica, in carica dal gennaio 2026. La decisione viene attribuita ai contrasti con il comandante in capo delle Forze Armate, il generale Oleksandr Syrskyi, esponente di una linea più tradizionale, formatosi in una scuola militare sovietica.
Il tentativo di sostituire Fedorov con l’allora ministro dell’Interno Ihor Klymenko naufraga per mancanza di voti in Parlamento. Zelensky corre ai ripari, spostando Yevhenii Khmara, fino a quel momento capo ad interim della SBU, alla Difesa ad interim, mentre il suo posto ai servizi segreti passa a Oleksandr Poklad e l’Interno viene affidato a Ivan Vyhivskyi, già coinvolto in un caso di corruzione documentato dai giornalisti investigativi di Bihus.
Le proteste di piazza non si placano e il 21 luglio Zelensky rimuove anche Syrskyi, sostituendolo con il generale Mykhailo Drapatyi, quarantatreenne, la figura che lo stesso Fedorov avrebbe voluto in quel ruolo. Il giorno dopo lo stesso schema si ripete al vertice tecnico delle Forze Armate, con il generale Ihor Skybiuk al posto del Capo di Stato Maggiore Andrii Hnatov, espressione della stessa area di Syrskyi, scelta concordata da Drapatyi e Khmara. Difficilmente Fedorov tornerà alla Difesa: più verosimile un passaggio alla logistica militare, comparto strategico rimasto finora nell’orbita della vecchia guardia.
L’ultimo tassello arriva il 3 agosto, con un decreto che sposta Rustem Umerov dalla segreteria del Consiglio di Sicurezza e Difesa nazionale alla guida dell’intelligence estera, mentre Ihor Klymenko, il cui nome era stato bruciato a luglio per la Difesa, prende il suo posto alla guida del Consiglio. A tre settimane e mezzo dal siluramento di Fedorov, la mappa del potere a Kyiv appare ridisegnata quasi per intero.
Fig. 1 – Manifestazione a Kyiv contro la rimozione del Ministro della Difesa Fedorov, 20 luglio 2026
COME LA VEDIAMO
Le differenze tra i due erano di merito, non solo di carattere. Syrskyi, generale di formazione sovietica, ha mantenuto un approccio coerente con quella scuola: massa contro massa, poca flessibilità tattica, resistenza alle innovazioni tecnologiche, una gestione accentratrice che lo portava a controllare anche il livello di brigata o battaglione, sottraendo autonomia ai comandanti sul campo. Ne sono derivati un adattamento lento alle sfide del fronte, perdite elevate anche quando evitabili, una gestione diseguale degli effettivi tra unità favorite e trascurate, la tendenza a penalizzare i comandanti di successo se sgraditi. Fedorov rappresentava l’opposto: ha innovato i processi di procurement e promosso la riorganizzazione delle Forze Armate in Corpi d’Armata, un modello che premiava i comandanti validi sottraendoli al micromanagement di Syrskyi. Il contrasto, ormai insanabile, si è chiuso con la richiesta di Fedorov di rimuovere Syrskyi.
Per noi la vicenda mette a nudo i limiti politici di Zelensky più che le sue capacità di leadership in tempo di guerra. La sequenza di nomine e correzioni di rotta, da Klymenko ritirato in pochi giorni a Khmara spostato due volte in due settimane, racconta un impianto costruito in emergenza più che una strategia definita. Osservatori esterni hanno letto la vicenda in chiave simile, descrivendola come un disastro largamente autoinflitto e dai tratti familiari a chi conosce le dinamiche post-sovietiche, più aderente al calendario elettorale che alle urgenze del fronte.
Il nodo di fondo rimane comunque che Syrskyi e l’establishment militare che rappresenta pesano più di quanto stimato, al punto da richiedere, alla fine, non solo la sua rimozione, ma anche quella del suo Capo di Stato Maggiore. Le nuove nomine sembrano orientate verso la linea di innovazione incarnata da Fedorov, più che verso la continuità con la vecchia guardia. Nella scelta di Khmara si intravede inoltre la mano del suo ex superiore alla SBU, Kyrylo Budanov, oggi consigliere presidenziale. Da non sottovalutare inoltre il tema della fiducia: i sondaggi collocano Zelensky sotto il 30% in un’eventuale corsa presidenziale e la gestione di questa crisi non sembra averlo aiutato.
Fig. 2 – Oleksandr Syrskyi
COSA NON PERDERE D’OCCHIO
La linea Khmara-Drapatyi, che nell’incontro del 22 luglio ha indicato colpi in profondità e pressione tecnologica come priorità contro la Russia, resta il primo banco di prova della nuova squadra, con Khmara che in un’intervista ha parlato di una strategia “asimmetrica” contro Mosca. Resta però da sciogliere un nodo procedurale non banale: la legge ucraina richiede che il ministro della Difesa sia un civile, e Khmara è un generale in servizio attivo. Diversi parlamentari hanno già sollevato dubbi sulla legittimità della nomina: il voto di conferma definitiva è atteso a metà agosto. Vale la pena osservare se la squadra riuscirà a consolidarsi e se le nomine più controverse, a partire da quella di Vyhivskyi all’Interno, produrranno nuove tensioni.
Simone Pelizza, Lorenzo Nannetti, Beno Franceschini, Pietro Costanzo
Photo by David_Peterson is licensed under CC BY-NC-SA


