In 3 Sorsi – L’entusiasmo per l’intelligenza artificiale ha gonfiato investimenti e aspettative, ma segnali crescenti indicano che il settore potrebbe affrontare una crisi simile, se non peggiore, a quella delle dot-com.
1. UN ENTUSIASMO SENZA PRECEDENTI
Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è stata al centro di una corsa agli investimenti senza precedenti. Fondi sovrani, grandi aziende tecnologiche e startup hanno riversato miliardi nello sviluppo di data center, chip e modelli sempre più potenti. La narrazione dominante è che l’IA sia una rivoluzione paragonabile all’invenzione dell’elettricità. Tuttavia, come avvenuto per la bolla delle dot-com, questa crescita si basa anche su aspettative che possono risultare irrealistiche e su una forte pressione a mostrare risultati immediati, alimentando un ciclo di investimenti circolari tra produttori di chip, aziende IA e big tech. Un ciclo che si intreccia con la partita, sempre più centrale a Bruxelles, della sovranità digitale europea, alle prese con la propria dipendenza da chip e cloud provider extra-UE.
Fig. 1 – Un GPU Nvidia GB200 Blackwell esposto allo stand LG Electronics durante la fiera Nano Korea a Goyang, in Corea del Sud, l’8 luglio 2026
2. I SEGNALI DI ALLARME
In un’intervista del novembre 2025, secondo Rajiv Jain (GQG Partners), la situazione attuale è “più grave di quella delle dot-com”. I margini di profitto dei semiconduttori sono sotto pressione, il collo di bottiglia si è spostato dai chip alla memoria HBM (High Bandwidth Memory, una memoria ultra-veloce a chip sovrapposti che può trasferire enormi quantità di dati all’istante), la cui scarsità fa salire i costi anche per chi produce le GPU (Graphics Processing Unit, unità di elaborazione grafica, sono chip progettati per eseguire calcoli matematici in parallelo, fondamentali per il funzionamento dei modelli di IA), mentre sul mercato secondario le schede della generazione precedente (ad esempio le Hopper H100) perdono valore molto rapidamente non appena arriva la nuova generazione (ad esempio le Blackwell) e molte aziende tecnologiche stanno ricorrendo a debito crescente per finanziare l’espansione. Il rallentamento della crescita della pubblicità digitale e la saturazione del mercato cloud mettono ulteriormente a rischio la sostenibilità del settore. Cory Doctorow sottolinea che la bolla si regge su investimenti fragili e su una catena di valore dove ogni anello dipende dall’altro: se uno cede, l’effetto domino è inevitabile.
Fig. 2 – Visitatori passano davanti agli stand aziendali che espongono tecnologie di intelligenza artificiale durante l’AI Summit Seoul & Expo 2026 al COEX di Seoul, in Corea del Sud, il 19 agosto 2026
3. COSA SUCCEDE SE LA BOLLA SCOPPIA?
Se la bolla dell’IA dovesse esplodere, le conseguenze sarebbero ampie e profonde. Le aziende che hanno sostituito personale con l’IA potrebbero trovarsi senza le competenze perse, difficili da recuperare in tempi brevi. Il valore di molte società tecnologiche potrebbe crollare, trascinando con sé settori collegati (hardware, cloud, pubblicità digitale). Potrebbero emergere nuove opportunità: Doctorow suggerisce che, dopo il crash, il mercato potrebbe ricostruirsi su modelli open source e hardware già disponibile, favorendo un’IA più accessibile e meno dipendente dai grandi capitali. Tuttavia, il rischio di “debito tecnologico” e di perdita di know-how resta elevato.
Carmelo Prestia – Master in Intelligence UNICAL
“¡Qué NVIDIA!” by fourbrickstall is licensed under CC BY-NC-ND


