Colombia, tra vulnerabilità sismica e ricostruzione

In 3 Sorsi – Il terremoto che ha colpito duramente la Colombia ha causato vittime, feriti e danni ad abitazioni e infrastrutture. Ora il Paese deve affrontare una lunga fase di soccorso e ricostruzione, puntando soprattutto sulla prevenzione e sulla sicurezza per essere più preparato a futuri terremoti.

1. UN PAESE NEL CUORE DI UNA COMPLESSA AREA SISMICA

La Colombia è uno dei Paesi dell’America Latina maggiormente esposti al rischio sismico, a causa della complessa interazione tra le placche tettoniche di Nazca, Sudamericana e Caraibica. È in questo contesto geologico che, il 10 agosto 2026, il Paese è stato colpito dal più forte terremoto registrato in Colombia nel XXI secolo. Alle 7:34 del mattino, il Servicio Geológico Colombiano ha registrato un terremoto di magnitudo 7.4, con epicentro nel comune di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó, a una profondità di circa 103 chilometri. La particolare configurazione geologica del territorio, unita alla vulnerabilità di alcune infrastrutture, ha contribuito a trasformare l’evento in una grave emergenza nazionale. Al momento sono settantacinque i terremoti registrati ufficialmente in Colombia. Il più forte della storia sismica del Paese risale al 1906, quando un evento di magnitudo 8.6 colpì l’area al confine tra Colombia ed Ecuador. 

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Fig. 1 – Un edificio crollato dopo il terremoto che ha colpito la Colmbia il 10 agosto 2026

2. LA TERRA CHE TREMA PORTA DEVASTAZIONE E VITTIME

Benché il sisma abbia colpito la parte centrale dello Stato, il movimento tellurico è stato avvertito anche in numerose altre aree del Paese e persino negli Stati vicini, tra cui Venezuela, Ecuador e Panama. Gli effetti sono stati drammatici: edifici residenziali e strutture pubbliche sono crollati o hanno riportato gravi danni, mentre ospedali, scuole, strade, ponti, acquedotti e aeroporti sono stati interessati dalle conseguenze della scossa. Inoltre, se nelle prime ore il bilancio ufficiale parlava di oltre cento morti, nei giorni successivi il numero delle vittime è aumentato rapidamente. Secondo i dati diffusi dalla Unidad Nacional para la Gestión del Riesgo de Desastres (UNGRD), a due settimane dal terremoto risultavano 314 morti, 262 dispersi e 4.437 feriti. Il bilancio materiale comprendeva 30.664 abitazioni distrutte e 136.946 danneggiate, oltre a centinaia di centri sanitari e migliaia di strutture scolastiche. Le operazioni di soccorso sono proseguite per giorni, mentre il Servicio Geológico Colombiano ha continuato a monitorare le numerose repliche successive al terremoto. Già nelle prime ore dopo il sisma sono state registrate 18 scosse di assestamento e gli esperti hanno sottolineato la possibilità che la sequenza sismica potesse proseguire anche per mesi. Con il trascorrere del tempo, tuttavia, la finestra di speranza per trovare persone vive tra le macerie comincia a chiudersi. Diverse critiche sono state inoltre rivolte alla gestione iniziale degli aiuti internazionali e al direttore dell’UNGRD David Tamayo in relazione ai criteri adottati per l’accettazione delle squadre straniere impegnate nelle operazioni di ricerca e soccorso: Tamayo ha dichiarato che il Paese riceverà solo squadre dai Paesi che rispettano i protocolli internazionali, ossia Israele, Ecuador, El Salvador e Stati Uniti, per i lavori di ricerca e salvataggio. Al Messico, per esempio, non è stato consentito l’ingresso. La Presidente messicana, Claudia Sheinbaum, ha dichiarato che la Colombia abbia richiesto all’ultimo minuto una certificazione aggiuntiva che le squadre messicane non possedevano.

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Fig. 2 – I parenti delle vittime riunite davanti a un palazzo crollato

3. LA RICOSTRUZIONE: LA GRANDE SFIDA DELLA COLOMBIA DOPO LA TRAGEDIA

L’emergenza non può essere considerata soltanto una questione di soccorso immediato: superata la fase più drammatica delle ricerche, il Paese deve ora confrontarsi con una complessa opera di  recupero e ricostruzione. Il terremoto ha inoltre riportato al centro dell’attenzione la necessità di ricostruire in modo più sicuro e di ridurre le vulnerabilità già presenti sul territorio. Le Nazioni Unite sottolineano che la fase di recupero dovrebbe concentrarsi sulla ricostruzione sicura delle comunità, sul ripristino dei servizi essenziali e sulla necessità di non ricreare le vulnerabilità esistenti prima del terremoto. Gli esperti sottolineano che, sebbene non sia possibile prevedere con precisione quando si verificherà un terremoto, è possibile limitarne le conseguenze attraverso edifici più sicuri, una corretta pianificazione territoriale e sistemi efficienti di monitoraggio e gestione del rischio. La ricostruzione rappresenterà anche un importante banco di prova per il nuovo Presidente Abelardo De La Espriella, entrato in carica appena tre giorni prima del sisma e chiamato a gestire una crisi che, secondo una prima stima governativa, potrebbe comportare danni da miliardi di euro.

Martina Marradi

“Colombia’s Colourful Flag” by n.karim is licensed under CC BY

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Perchè è importante

  • Il terremoto che ha colpito la Colombia ha causato vittime, feriti e danni ad abitazioni e infrastrutture.
  • La sfida del Paese consisterà nell’affrontare una lunga fase di soccorso e ricostruzione, puntando soprattutto sulla prevenzione.

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Martina Marradi
Martina Marradi

Fiorentina doc, laureata in Strategie della Comunicazione Pubblica e Politica e amante della scrittura. Appassionata di comunicazione politica e della geopolitica, ama viaggiare, acquisire nuove conoscenze e offrire una prospettiva analitica attorno agli eventi del continente latinoamericano.

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