In 3 sorsi – A nove anni dallo storico accordo di pace tra il Governo colombiano e le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC), il Ministero della Difesa ha confermato l’inizio di un’operazione militare contro il leader dei dissidenti Mordisco.
1. L’ESERCITO DEL POPOLO
Anni Sessanta: nel contesto segnato dalla Rivoluzione cubana, si consuma lo scontro permanente, interno al Governo colombiano, tra Partito Liberale e Conservatore. Sulla Cordillera nascono alcune repubbliche contadine autonome, vittime di repressioni che spingono i guerriglieri a organizzarsi nell’Autodifesa contadina e, con il proclama ribelle del 1964, nelle FARC, ala armata del Partito Comunista Colombiano (PCC). È il detonatore della guerra interna: da un lato il Governo anticomunista alleato degli Stati Uniti e dei latifondisti dall’altro “l’esercito del popolo” mobilitato per difendere terra e diritti civili. Negli anni Ottanta la strategia controinsurrezionale del Governo, inserita nella lotta statunitense al comunismo, porta le FARC nelle zone selvagge. L’alleanza economica con i cartelli della coca ne rafforza la capacità militare, e dagli anni Novanta, iniziano gli attacchi a obiettivi urbani e la cattura di esponenti politici. La guerra alla sovversione armata si fonde con quella al narcotraffico, determinando il fallimento degli sforzi negoziali di Pastrana e della Unión Patriótica tra FARC e PCC, tentativo di ingresso politico nella legalità. Dopo le elezioni del 1986, il partito, vittima di assassinii e persecuzioni e del Plan Colombia, scompare entro il 2002. Si apre una nuova fase di conflitto aperto che continua fino al 2010.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Il Presidente colombiano Juan Manuel Santos (a sinistra) e il capo della guerriglia delle FARC Timoleon Jimenez, alias Timochenko, durante la seconda cerimonia di firma dell’accordo di pace
2. LA SVOLTA POLITICA
Tra il 2012 e il 2016 il Governo e le FARC portano avanti lunghe trattative di pace all’Avana, culminate con la firma di un accordo nel 2016. Così Santos pone fine a mezzo secolo di conflitto armato, concludendo un processo iniziato con i cosiddetti “accordi di Uribe”. Tuttavia nel 2021 il quadro politico-sociale colombiano si deteriora: il Paese è travolto dalla mancata attuazione delle riforme sociali, dalla dura repressione delle proteste e dall’impatto economico della pandemia. Nel 2022 ciò favorisce la vittoria elettorale di Gustavo Petro, militante delle M-19 e primo Presidente socialista del Paese, impegnato per la pacificazione dello scontro armato con i gruppi dissidenti. Il suo programma Paz Total mira a realizzare riforme fiscali, sanitarie, di ridistribuzione delle terre e, soprattutto, a implementare gli accordi di pace firmati nel 2016. Tra i meriti di Petro, la legge firmata il 4 novembre 2022, framework per negoziare accordi di pace con gruppi ribelli. Non solo, due anni dopo, ottiene il cessate il fuoco di un anno con l’ELN.
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Manifestanti mostrano il proprio sostegno al Presidente Gustavo Petro
3. LA RESA DEI CONTI
Nel 2025, la sospensione del cessate il fuoco e l’annuncio dell’operazione militare contro l’ELN segnano un cambio di passo. In vista della fine del mandato presidenziale, Petro è deciso a eliminare gli ostacoli e forzare la pacificazione interna. Il principale è Ivan Mordisco, oppositore dell’accordo di pace del 2016 e, dopo la morte di Duarte, leader dello Stato Maggiore Centrale (EMC nella sigla in spagnolo), una federazione di fazioni dissidenti delle FARC. Il successo militare dell’operazione avrebbe il potere di riabilitare l’immagine del Presidente in materia di sicurezza, ma il rischio è l’internazionalizzazione dello scontro interno. A complicare il quadro si aggiunge la variabile statunitense: nonostante l’inserimento delle FARC nella lista delle organizzazioni terroristiche, Trump ha revocato la certificazione di “alleato contro il narcotraffico” del Governo, proprio per il tentativo di negoziare un accordo. Le FARC, riconosciute movimento politico dall’ONU, godono invece dell’appoggio venezuelano, nonostante la recente proposta di istituire una zona economica e di sicurezza condivisa con Bogotà e il dispiegamento di 15mila soldati sul confine. Attualmente il “successo” dell’operazione condotta dal Governo colombiano non solo non ha fermato la violenza interna, ma ha anzi aggravato la crisi umanitaria. Il futuro della Colombia dipenderà quindi dalle alleanze e da un rinnovamento reale della rappresentanza sociale e istituzionale.
Maria Alda Mileo
“Colombian Flag” by Mark Koester is licensed under CC BY


