In 3 Sorsi – A metà agosto, una nave cinese ha inaugurato un nuovo servizio regolare attraverso la rotta artica, che permette alle merci cinesi di raggiungere l’Europa in circa venti giorni. Il collegamento presenta ancora numerose sfide, soprattutto climatiche e ambientali, ma punta a ridurre la dipendenza di Pechino dalle tratte meridionali.
1. DALLA CINA ALL’EUROPA, PASSANDO PER L’ARTICO
Il 15 agosto, la portacontainer Dubai Tower è partita da Ningbo-Zhoushan, lungo la costa orientale della Cina, alla volta del Nord Europa, dando il via al primo viaggio dell’azienda Sea Legend Shipping lungo la Northern Sea Route (NSR). La nave ha attraversato lo Stretto di Bering e costeggiato la Russia settentrionale, per poi raggiungere i porti di Felixstowe (UK), Amburgo (Germania) e Gdynia (Polonia). Sarebbe, tuttavia, scorretto definirlo il primo viaggio commerciale lungo la rotta artica: il primo, un collegamento pilota tra Cina e Regno Unito, è stato infatti completato nel 2025 e ha coinvolto la nave Istanbul Bridge. Questa volta, però, parliamo di un servizio regolare programmato tra Cina ed Europa, particolarmente vantaggioso per le merci ad alto valore e sensibili ai tempi di consegna, come veicoli elettrici, batterie al litio e prodotti fotovoltaici.
Normalmente, passando per il Canale di Suez, i tempi di percorrenza sono stimati in 40 giorni (circa 11mila miglia), contro i 18 del percorso artico (circa 7.500 miglia). A rendere quest’ultima più accessibile contribuisce il cambiamento climatico: il progressivo – e, per altri versi, problematico – scioglimento dei ghiacci sta infatti allungando la stagione di navigazione.
Fig. 1 – La nave Dubai Tower poco prima della partenza per la rotta artica, 15 agosto 2026
2. LA VIA DELLA SETA POLARE
L’interesse di Xi Jinping per l’Artico non è nuovo: già nel 2017 la Cina aveva proposto alla Russia di iniziare una collaborazione sulla “Via della Seta Polare” (Ice Silk Road), oltre a definirsi un “Near-Arctic State” (Stato vicino all’Artico) nel suo primo Libro bianco sull’Artico (il Libro bianco è un documento ufficiale che illustra la posizione e gli obiettivi del Governo su un determinato tema). Oltre a ridurre i tempi di percorrenza, il nuovo collegamento permette di diminuire la dipendenza da punti geopoliticamente vulnerabili, come Malacca e Suez, e da aree interessate dalle recenti crisi, come Hormuz, Bab el-Mandeb e il Mar Rosso.
Questa scelta si inserisce nella più ampia strategia di Pechino volta a diversificare rotte e partner commerciali, per ridurre la dipendenza da pochi interlocutori e vie di transito. Fondamentale, in questo senso, è la cooperazione con Mosca, che mantiene un ruolo centrale nella gestione del passaggio. Parallelamente, la Cina sta consolidando la propria presenza scientifica nella regione: nel 2026 la rompighiaccio Xuelong 2 ha condotto con la Russia le prime osservazioni congiunte sul campo dei ghiacci, utili anche a valutarne la navigabilità.
Fig. 2 – Il rompighiaccio Xuelong 2 nel porto di Qingdao, luglio 2024
3. UNA ROTTA TUTT’ALTRO CHE SICURA
Resta una considerazione importante: la Northern Sea Route è ancora lontana dal poter sostituire Suez su base regolare. La navigazione, infatti, rimane stagionale e vincolata alle condizioni dei ghiacci, mentre infrastrutture limitate, costi assicurativi e difficoltà nei soccorsi la rendono meno conveniente. Il suo utilizzo resta ancora limitato: nel 2025 solo 23 navi hanno completato l’intero percorso.
A ciò bisogna aggiungere i rischi ambientali: è vero che un percorso più breve può ridurre le emissioni del singolo viaggio, ma l’aumento del traffico comporta nuovi rischi, dalle emissioni di black carbon (particolato prodotto dalla combustione che, depositandosi su neve e ghiaccio, ne riduce la capacità di riflettere la luce solare, accelerandone lo scioglimento), agli eventuali sversamenti di combustibile. È questo il vero paradosso della nuova rotta: il cambiamento climatico contribuisce ad aprire un nuovo passaggio, ma i transiti frequenti rischierebbero di aumentare ulteriormente la pressione su un ecosistema già fragile. Per la Cina, tuttavia, la NSR non deve sostituire i collegamenti tradizionali per avere valore: può essere un’alternativa in più.
Annachiara Maddaloni
“Arctic expedition” by teebreuq is licensed under CC BY


