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    Egitto e Primavere Arabe: cos’è la democrazia?

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    Puoi leggerlo in 5 min.

    Gli eventi in Egitto, e più in generale nelle cosiddette Primavere Arabe, ci ricordano la grande differenza di punti di vista tra l’Occidente e il mondo Arabo di oggi. Tutto sommato, si può ridurre a una sola semplice domanda: che cos’è la democrazia?

     

    PER NOI – Cerchiamo innanzi tutto di dare la nostra risposta. Che cos’è la democrazia per l’Occidente?

     

    Usando una descrizione quasi da libro di testo, derivata dalle origine greche, potremmo rispondere subito che la democrazia moderna (rappresentativa) è il governo del popolo attraverso coloro che il popolo elegge come suoi rappresentanti. La maggior parte degli Europei sarebbe d’accordo con questa definizione, o comunque con una che abbia lo stesso significato. Ma non è vero. Possiamo illuderci che sia questa, ma in realtà, se ci pensiamo bene, il nostro concetto di democrazia non è questo.

     

    Per noi Occidentali la democrazia è il governo del popolo attraverso coloro che il popolo elegge come suoi rappresentanti, purché vengano mantenuti e tutelati certi diritti. Questi sono di vario tipo: libertà di espressione, libertà di culto, uguaglianza uomo-donna, ecc… Certo, non sempre tuteliamo questi diritti come diciamo di voler fare, o abbiamo idee diverse su come farlo, ma pensiamo comunque che questi, e altri come loro, siano principi fondamentali per una “vera” democrazia, così come noi la intendiamo. Consideriamo questa forma, che potremmo chiamare “liberale”, un tipo superiore, evoluto di democrazia. Il giusto tipo di democrazia.

     

    PUNTI DI VISTA – Spesso però non ci accorgiamo di come tale valutazione sia solo il nostro punto di vista e che altri potrebbero invece vederla come una forma “restrittiva”. O una forma di democrazia… meno democratica, perché pone dei limiti – ad esempio in molti paesi se un gruppo o un partito non rispetta certi valori, non può partecipare alle elezioni.

    Abbiamo i nostri buoni motivi per questo, perché la nostra storia ci ha insegnato gli svantaggi, e i pericoli, di una democrazia illimitata e senza controlli. I partiti fascisti e nazisti sono arrivati al potere negli anni ’20 e ’30 anche grazie a processi democratici – e ora in Italia il partito fascista è fuorilegge. La gente è contenta che sia così, perché niente del genere deve avvenire di nuovo.

     

    Le primavere arabe hanno portato alla democrazia, ma non quella che intendeva l’Occidente

    UN DIVERSO PASSATO – Spostiamo invece ora il nostro sguardo sulla popolazione araba di un paese come l’Egitto. Non hanno vissuto la nostra storia, non hanno affrontato il nostro passato. La loro realtà, e il loro passato, sono differenti. Per loro, che mai l’hanno vissuta prima, la democrazia è davvero corrispondente a quella prima definizione che abbiamo dato all’inizio: il governo del popolo attraverso coloro che il popolo elegge come suoi rappresentanti.

     

    RISCHI – Se la maggioranza vota in una certa direzione e i suoi rappresentati poi procedono a creare regole e leggi che favoriscono solo la loro parte calpestando quei diritti che invece noi teniamo cari, direbbero che è comunque sempre democrazia.

    Il problema non è nelle minoranze, ma nella maggioranza. Il rischio, come noi Occidentali sappiamo, è che una maggioranza possa prendere il potere democraticamente, ma poi si rifiuti di avere cura anche del resto provocando di fatto un’altra dittatura – secondo quella che viene appropriatamente chiamata “dittatura della maggioranza”.

    E’ perciò vero che la presa di potere e la maggioranza in parlamento dei Fratelli Mussulmani sia stato un processo democratico. Ma non democratico come lo intendevamo, e avremmo preferito, noi…

     

    LO FACEVA ANCHE LUI – E’ molto difficile spiegare questo concetto ai Fratelli Mussulmani. Vorremmo dire loro: potete prendere il potere, ma solo a queste condizioni. Risponderebbero però che quelle condizioni sono in fondo uguali a quelle della dittatura di Mubarak. Ci abbiamo mai pensato? Il regime di Mubarak, come altri simili (o ad esempio anche l’Iran) ha sempre provato a mostrarsi come una vera democrazia: aveva elezioni, partiti, correnti politiche… ma ogni volta tutti i candidati, partiti, correnti scomodi venivano dichiarati ineleggibili e proibiti dal partecipare. Erano marchiati come pericolosi per il paese, per la stabilità, per il benessere comune. Alcuni venivano direttamente dichiarati fuorilegge.

     

    Se ci pensiamo, non sembra molto differente dalle motivazioni che daremmo noi a chi non rispetta i nostri valori – anche se noi sappiamo che invece una differenza c’è, e notevole. Le nostre regole sono basate su regole vincolanti largamente condivise, come la Costituzione. I partiti e i gruppi che non la rispettano non possono partecipare alle corse elettorali. Ma in Paesi come l’Egitto una Costituzione non esiste, o è il prodotto di quella stessa dittatura della maggioranza; non è quindi qualcosa che punti a garantire i diritti di tutti, come in Occidente.

     

    E tuttavia, i Fratelli continuerebbero a dire che la nostra democrazia è “bloccata”, ridotta, falsa. La gente dovrebbe decidere col voto! La maggioranza decide, a dispetto degli altri. Perciò è solo giusto che se ora loro hanno la maggioranza, siano loro ad avere il potere.. Altrimenti, a cosa serve avere elezioni?

     

    Nella loro testa la democrazia occidentale è così… ingiusta!

     

    La Costituzione della Repubblica Italiana

    CONTRADDIZIONI – Del resto, non hanno mai sperimentato alter forme di democrazia, non hanno mai affrontati gli eccessi che abbiamo visto noi, e da contro hanno vissuto in condizioni che noi non conosciamo. Queste differenze hanno costruito la differenza tra il nostro e il loro punto di vista.

    Ovviamente non tutti gli arabi la pensano così, e un punto di contatto con i moderati esiste, tanto che non è mai appropriato parlare di “scontro di civiltà” come invece viene a volte proposto. Ma i moderati sono spesso silenziosi e tutto ciò è alla base del dilemma occidentale sull’Egitto.

    L’Occidente vorrebbe avere una democrazia in Egitto, perché la dittatura è contro i valori occidentali. Ma coloro che beneficiano della democrazia sono un gruppo che considera la stessa solo come un altro modo per prendere il potere per se stessi, fallendo nel governare e peggiorando i contrasti interni. Le parti moderate, che sarebbero la speranza del Paese (oltre che dell’Occidente) sono però così deboli da avere avuto bisogno dell’esercito, non democratico, per fermare i Fratelli, ritornando così di fatto allo status quo ante la rivoluzione.

     

    LA LEZIONE – In queste condizioni noi possiamo anche essere certi, e a ragione, che il nostro concetto di democrazia sia quello che potrebbe dare, sul lungo periodo, la migliore pace e prosperità all’Egitto. Ma nel frattempo l’intero concetto di democratizzazione, ovvero come arrivare a tale situazione, va completamente ripensato. Per noi democrazia è andare a votare, perché abbiamo già interiorizzato i valori che sostengono tale concetto. Per gli altri, democrazia deve essere prima l’assimilazione di tali valori. Solo dopo, o durante, si potrà andare a votare. Cosa ci dice questo, in ultima analisi? Forse la lezione più importante che l’Occidente può guadagnare dalle Primavere Arabe è proprio la necessità di capire differenti punti di vista prima di pensare che una certa politica “funzioni sicuramente”.

     

    Lorenzo Nannetti

    Lorenzo Nannetti

    Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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