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martedì 4 Agosto 2020
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    Miscela Strategica – La Cyber security si è dimostrata uno dei campi più strategicamente problematici del 2013. Tanto più quando a esserne protagonisti non sono solo Cina o Stati Uniti, ma l’intreccio di giochi di equilibrio, potere e reciproca diffidenza che definisce la relazione Sino-Americana. Per capire quali saranno le nuove prospettive del triangolo USA-Cina-Cyberspazio nel 2014, è però necessario ricordare la nascita, gli elementi caratteristici e le differenze tra le concezioni di cyber security delle due potenze.

    CENNI STORICI – La delicata triade USA-Cina-Cyberspazio si palesò per la prima volta negli anni novanta, rispettivamente durante l’Amministrazione Clinton (1993-2001) e sotto la presidenza di Jiang Zemin (1993-2003). Fin dagli anni novanta l’attenzione Americana su questo tema fu caratterizzata dalla diffidenza nei confronti del principale competitor asiatico, e durante la Presidenza Clinton la Cina fu ripetutamente identificata come una delle possibili fonti di minacce cyber. Termini e scenari come “guerra digitale” e “Pearl Harbor Digitale” nacquero proprio in questo periodo a testimonianza delle preoccupazioni del pubblico Americano nei confronti del potenziale distruttivo del cyberspazio. Nel frattempo, la RPC percepì il dominio cyber come un pericoloso strumento nelle mani di “forze ostili” volte a “infettare” la cultura Cinese con valori occidentali (o, più precisamente, Americani). Seguendo la massima di Jiang Zemin che riteneva necessario “usare l’antico a servizio del moderno, usare nozioni straniere a servizio della Cina” (古为今用, 洋为中用), con l’arrivo di Internet nel 1994 la RPC scelse la strada del “realismo virtuale”. Ritenendo il cyberspazio un male necessario per la crescita economica della Repubblica, il Partito Comunista Cinese (PCC) si attivò ben presto per regolare e controllare il dominio digitale: nel 1999 lanciò il Golden Shield Project (o “Great Firewall of China”), il più sviluppato sistema di censura e sorveglianza al mondo.

    Inevitabilmente, nel corso degli anni la tensione tra le due potenze continuò ad aumentare. Da un lato, nel marzo 2001 l’Amministrazione Bush (2001-2009) riconobbe la RPC come “rivale strategico” nel dominio cyber (secondo il Department of Defense Science Board Report), timore confermato nell’aprile 2001 con lo scatenarsi della prima “cyber-war” Sino-Americana, scoppiata a seguito dell’atterraggio forzato di un aereo spia Americano su suolo cinese. Inoltre, dopo gli attacchi dell’11 settembre, il Presidente Bush promosse una campagna volta a presentare il cyberspazio come un “campo di battaglia” per tutelare la “homeland security” e “homeland defense,” preoccupazioni già presentate al Concilio NATO qualche mese prima. Dall’altro lato, sotto l’autorità di Hu Jintao (2003-2013) l’approccio cinese al dominio e sicurezza digitale si concentrò sul settore militare, dove lo sviluppo di tecnologie d’informazione e comunicazione (ICT) divenne la conditio sine qua non sia per lo sviluppo della RPC che per la vittoria della “IT-based warfare”. Come già nel 2001, gli attriti sfociarono dal campo della retorica a quello dei fatti. Nel 2009 la scoperta di GhostNet (sistema di spionaggio digitale su larga scala originario in Cina) apriva la strada alla vera grande domanda nel trinomio Cina-USA-Cyberspazio: il PCC fu (ed è) direttamente coinvolto nel cyber-spionaggio cinese a danni del mondo? Nonostante l’assenza di prove schiaccianti a dimostrazione del coinvolgimento del PCC, GhostNet rese ancora più palpabile la diffidenza e sfiducia reciproca tra i due paesi, già messa a dura prova da numerose altre problematiche (tra cui la crescita cinese, la presenza Americana in Asia e la questione di Taiwan).

    È però durante la Presidenza di Barack Obama che il rapporto tra Cina e Stati Uniti sembra raggiungere il suo picco più alto.. O quasi.

    LA SFIDA DI OBAMA – “Il cyberspazio è reale e concreto, cosi come i rischi che derivano da esso. […] Gli attacchi cyber sono tra le minacce più serie alla sicurezza ed economia del nostro paese.” Cosi si espresse nel 2009 il Presidente Barack Obama in uno dei suoi primi discorsi ufficiali. Già all’inizio del suo mandato, Obama pose particolare attenzione sulla sicurezza digitale, ritenuta questione di vitale importanza per garantire “la sicurezza, il benessere e la competitività economica degli Stati Uniti.”

    La questione cyber rappresentò un notevole grattacapo per il Presidente, presentatosi come promotore del dialogo con gli alleati e il competitor asiatico. Innanzitutto, l’Amministrazione Obama si è trovata di fronte alla necessità di porre ordine nell’obsoleta legislazione Americana proponendo politiche aggiornate alle reali esigenze e minacce cyber contemporanee. Tuttavia, tale tentativo ha ripetutamente incontrato il rifiuto del Congresso e pubblico Americano, preoccupati di un’eccessiva ingerenza del governo e spesso non consapevoli dell’effettivo potenziale distruttivo del dominio digitale. Infatti, le minacce alla cyber security sono caratterizzate da un alto grado astrazione: ad esclusione delle cyber war in Estonia (2007) e Georgia (2008), nessun precedente storico può aiutare a giustificare l’attuazione di politiche costose, straordinarie e spesso non comprese fino in fondo. Ciononostante, l’Amministrazione Obama ha usato tutti gli strumenti a disposizione per tutelare la sicurezza digitale degli USA (da Executive Orders, continue proposte al Congresso di programmi digitali e Cyber Acts, all’istituzione di Cyber Security Awareness Months).

    A differenza delle precedenti Amministrazioni, il Presidente Obama ha inoltre ampliato il focus d’attenzione (e azione): non più solo guerra e/o terrorismo digitale come durante Clinton e Bush, ma anche crimini e intrusioni digitali (cyber-intrusion, cyber-crime), preoccupazioni per furti di proprietà intellettuale, e frode digitale. Con Obama la cyber security viene concepita non solo come priorità del settore militare, ma come fonte di preoccupazione per  l’intera nazione, dal singolo cittadino al settore industriale azienda a quello governativo.

    Oltre ad essere tra le Presidenze più attive nella promozione, miglioramento e implementazione di un approccio nazionale alla sicurezza digitale, l’Amministrazione Obama ha incontrato un’ulteriore incognita, questa volta nella relazione con la RPC: il “cambio di guardia” della leadership cinese, passato da Hu Jintao a Xi Jinping.

    Scehrmata che riporta al famoso Golden Shield Project.
    Scehrmata che riporta al famoso Golden Shield Project.

    LA SFIDA DI XI –  Come già anticipato, l’approccio di Hu Jintao si dimostrò coerente con le idee del Presidente Jiang Zemin, concentrandosi sulla dimensione militare del cyberspazio (come confermato nel 2010 dal People’s Liberation Army White Paper sulla difesa) e sulla protezione dalle minacce “interne” tramite politiche volte a rafforzare il sistema di sorveglianza e censura della RPC (e.g. registrazione d’accesso ai servizi Internet solo in seguito al rilascio di dati anagrafici reali). Tuttavia, dal marzo 2013 il Presidente Xi Jinping ha adottato sia politiche di continuità che di cambiamento rispetto alle amministrazioni precedenti.

    Per creare un “socialismo dalle caratteristiche cinesi”, la missione del Presidente Xi sarà continuare il processo di riforme e apertura della Repubblica Popolare Cinese, sia domesticamente che a livello internazionale. In linea con i presidenti prima di lui, la strategia di Xi Jinping nei confronti del dominio digitale si è concentrata principalmente sulla protezione degli interessi di sicurezza nazionale: il cyberspazio è ancora concepito come “dominio critico”, o territorio soggetto alla sovranità della RPC. Promovendo la strategia della “difesa attiva”, il People’s Liberation Army ha più volte confermato di essere pronto ad attuare contromisure in caso di attacco (“attaccare se attaccati”). In aggiunta, il Golden Shield Project è stato ulteriormente riconfermato come lo strumento principale per la tutela della sicurezza nazionale nel dominio digitale: due proposte legislative (nel settembre 2013) hanno esteso il controllo del governo non solo sugli Internet Service Providers, ma anche sui Telecommunication Service Providers (rendendo obbligatoria l’autentificazione dell’identità dei consumatori).

    Tuttavia, queste due norme rappresentano il primo passo verso la creazione di un sistema legislativo per la protezione delle informazioni personali dei consumatori (legge prima inesistente in Cina), testimoniando quindi una crescente attenzione per le esigenze e richieste del popolo cinese. Infine, con il Presidente Xi Jinping sembra essersi aperta la strada del dialogo con la controparte Americana. In primo luogo, numerose dichiarazioni ufficiali del nuovo corpo governativo sembrano chiaramente testimoniare il rifuto ufficiale della RPC alla “creazione di un altro campo di battaglia (cyberspazio) e all’utilizzo della realtà virtuale per interferire con gli affari interni degli altri paesi.” In secondo luogo, la Presidenza Xi è distinta non solo in una retorica più orientata al dialogo, ma anche in effettivi passi verso la cooperazione (come durante il Cyber Security Summit nel giugno dello scorso anno). Ma il 2013 è sempre stato così roseo e produttivo?

    (I. Continua)

    Patrizia Rizzini Cancarini

    Patrizia Rizzini Cancarini
    Patrizia Rizzini Cancarini

    Dal 2009, anno della prima esperienza negli States, una piccola costante è rimasta impressa nel mio DNA: il bisogno di partire, scoprire ed esplorare. Dopo la triennale in Scienze Linguistiche presso l’Università Cattolica di Brescia, la destinazione è stata la Beijing Language and Culture University per un intenso e indimenticabile semestre. Tornata in patria per iscrivermi al Master in European and International Studies presso l’Università di Trento, nel 2012 sono partita come Head Delegate per il New York Model United Nations e come Exchange Student presso la Zhejiang University ad Hangzhou. Dopo la partecipazione alla 5’ European Public Policy Conference a Parigi e un tirocinio al Centro Europeo Jean Monnet a Trento, quale sarà la mia prossima meta? Fresca di laurea e con tante idee nel cassetto, mi tengo attiva con gli oldies e newbies della mia vita: l’amore per l’Asia e gli States, il cibo etnico e le feste a tema, oltre che un profondo interesse per tutto ciò che ‘puzza’ di nuovo, dai non-traditional security studies all’e-diplomacy.

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