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mercoledì 20 Ottobre 2021

Favelas carioca piegate dalla pandemia

In breve

  • Le favelas di Rio de Janeiro sono il nuovo epicentro della pandemia in Brasile a causa della precaria situazione sanitaria e dell’impossibilità del distanziamento sociale.
  • Per rallentare il contagio i miliziani hanno imposto il coprifuoco, mentre l’esecutivo di Brasilia non ha ancora escluso il dialogo con i narcos per gestire la pandemia nelle favelas.
  • Le sole libere associazioni stanno portando avanti una campagna di informazione per mettere al corrente gli abitanti delle favelas dei rischi della Covid-19.

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In 3 sorsiNelle favelas di Rio de Janeiro, la Covid-19 continua a mietere vittime. Pressati dal coprifuoco imposto dai narcos e dalle misure di confinamento del Governo, gli abitanti delle baraccopoli si stanno organizzando per contrastare l’epidemia.

1. LA PANDEMIA INVISIBILE NELLE FAVELAS CARIOCA

Da marzo del 2020 le favelas di Rio de Janeiro sono strette tra due fuochi: da un lato le logiche del narcotraffico e dall’altro l’epidemia di coronavirus. Gli abitanti dei quartieri più poveri della capitale carioca sono stati duramente colpiti dal virus, che dall’inizio della pandemia, in tutto il Brasile, ha mietuto più di 501mila vittime. Nelle favelas di Rio i numeri ufficiali indicano quasi 1.400 morti accertate per Covid-19, ma le cifre reali potrebbero essere almeno dieci volte di più. Come dimostra una ricerca della ONG Viva Rio, il 75% degli abitanti dei morros (favelas) con sintomi da coronavirus non si reca all’ospedale, ma preferisce rimanere a casa. Difatti il 10% delle morti da Covid-19 finora registrate si è verificato proprio all’interno delle mura domestiche, senza alcun tipo di assistenza medica. Una pandemia invisibile che miete vittime nel silenzio di molti media. I dati raccolti dalle associazioni no profit sono impressionati, poiché dimostrano un netto scollamento rispetto alle statistiche governative, la cui divulgazione è stata in parte limitata per espresso volere del Presidente Bolsonaro. Basti pensare che, nel complesso delle favelas Maré, ci sarebbe il 193% di infetti in più di quelli registrati nei dati del Dipartimento della Saluta carioca. Una situazione imputabile al basso numero di test realizzati, circa 3.210 su una popolazione di più di 140mila persone, oltre all’impossibilità del distanziamento sociale. Un problema al quale hanno sopperito le milizie e i trafficanti. 

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Fig. 1 – Operazione di sanificazione nelle favelas del complesso Maré

2. COPRIFUOCO IMPOSTO DAI MILIZIANI

Nelle favelas a nord e ovest della capitale carioca i mercenari delle milizie e le fazioni criminali hanno imposto il coprifuoco agli abitanti. Nessuno può andare in giro dopo le 20, mentre durante tutto il giorno è obbligatorio l’utilizzo della mascherina. Anche le feste in casa sono state proibite nel tentativo di frenare l’avanzata del virus. Per mettere al corrente tutti gli abitanti delle favelas delle nuove disposizioni adottate, i trafficanti di droga hanno fatto girare sulla rete sociale WhatsApp un messaggio contraddistinto dalla minaccia “obbedisci se non vuoi avere problemi”.  Anche le famose “bocas da fumo”, le case nelle favelas adibite alla vendita di droga, hanno ridotto le loro attività in favore di servizi di consegna a domicilio. Lo strapotere di questi gruppi criminali all’interno dei quartieri più poveri delle città brasiliane non ha impensierito le Autorità, le quali non hanno mai nascosto di essere favorevoli a una trattativa con i narcos. Difatti l’ex Ministro della Sanità Luiz Mandetta dichiarò, durante la conferenza stampa dell’8 aprile 2020, che per fronteggiare l’epidemia era necessario “dialogare con le milizie e i trafficanti”. Tuttavia le libere associazioni dei favelados, gli abitanti delle baraccopoli, non si sono lasciate intimidire dai miliziani e dalla guerra del narcotraffico, e si sono organizzate per affrontare in prima linea il virus.

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Fig. 2 – Posti di blocco della polizia all’entrata della favela Maré

3. LA REAZIONE DELLE COMUNITÀ

Nel complesso di favelas Maré, uno dei bairros (quartieri) sottoposti a un controllo militare da parte dei narcos, è nato il movimento Mare Mobilization Frontun progetto per sensibilizzare la comunità riguardo al pericolo del contagio. Attraverso murales, volantini, messaggi audio e radio, i membri di quest’associazione stanno portando avanti la propria campagna di informazione, mentre il virus ogni giorno continua a contagiare centinaia di persone. Secondo l’ultimo rilevamento quasi l’87% dei favelados conosce qualcuno che è risultato positivo alla Covid-19, un dato che evidenzia ancora una volta quanto il coronavirus stia affliggendo quei territori. Difatti, anche nelle favelas di San Paolo si è registrato nelle ultime settimane un aumento del 273% dei morti di Covid-19, benché i test siano stati solo 600 su una popolazione di 100mila abitanti. Un dato spaventoso che getta ulteriori ombre sul numero effettivo di contagiati nelle favelas brasiliane.  

Mattia Fossati

IMG_6771/ Brasil/Rio Do Janeiro/Favéla Morro Do Prazères/Général view/Gusto’s favéla” by dany13 is licensed under CC BY

Mattia Fossati
Mattia Fossati

Friulano di nascita, bolognese per meriti accademici. Mi sono laureato in Scienze Politiche per poi specializzarmi in Giornalismo. Mi occupo di mafia, corruzione e narcotraffico. Ho svolto un tirocinio in Brasile effettuando svariati video-reportage delle manifestazioni studentesche contro i tagli del Governo Bolsonaro.  In seguito sono partito per un viaggio dal Cile alla Colombia per scrivere un libro sulle nuove rotte dei narcos. Follemente innamorato delle mie due case: Venezia e l’America Latina. Non potrei mai rinunciare a un buon caffè o a bere il mate in compagnia.

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