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venerdì 18 Settembre 2020
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    La resurrezione del Colonnello

    In breve

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    Puoi leggerlo in 3 min.

    Nei giorni scorsi la controffensiva di Gheddafi contro l’est ribelle del paese è proseguita e le forze fedeli al Colonnello appaiono aver ripreso i nodi petroliferi di Ras Lanuf e Marsa el-Brega, avanzando ulteriormente verso est. Le chiavi della superiorità dei lealisti sono molteplici, e a nessuna al momento gli insorti possono opporre una sufficiente contromisura. Nel suo piccolo, ad analizzarla è una lezione di scienza militare

     

    FORZE CONTRAPPOSTE – Gheddafi controlla relativamente poche truppe regolari libiche, ma sono le più esperte, più motivate e meglio armate grazie ad artiglieria e carri armati, guidate dalle forze speciali del figlio Khamis. A queste si aggiungono un numero notevole di miliziani reclutati dai vicini stati sub sahariani grazie a un ingente dispendio di risorse finanziarie. I ribelli sono probabilmente (il condizionale è d’obbligo data l’impossibilità di una vera valutazione) in numero maggiore, ma sono anche notevolmente dispersi, spesso poco desiderosi di allontanarsi dai propri villaggi e città d’origine e in generale dotati solo di armi ed equipaggiamenti leggeri. Come spesso succede in casi simili, il loro morale, alto all’inizio, sta ora iniziando a cedere. Osservatori internazionali riportano inoltre una scarsa organizzazione e coordinazione che nuocciono ulteriormente alla capacità di resistenza: non esistono linee logistiche (quindi mancanza di carburante e munizioni), né piani operativi definiti. Le poche unità dell’esercito che si sono unite ai ribelli potrebbero ovviare in parte a tali problemi ma per ora sono rimaste quasi esclusivamente a Bengasi.

     

    LINEE INTERNE – Le forze di Gheddafi possono far valere i loro vantaggi contando sullo sfruttamento dei cieli. Il vero plus non sono i bombardamenti, molto pubblicizzati ma di scarsa efficacia reale se non psicologica; il vantaggio è costituito dai trasporti aerei, che consentono sia di trasferire i rinforzi dal sud del paese (dove sono reclutati) alla costa (dove vengono impiegati), sia di spostare le truppe velocemente da Tripoli al fronte.  In breve i lealisti sfruttano il concetto militare di “linee interne”, ovvero, semplificando, sono in grado di muovere le loro forze velocemente all’interno dei territori sotto il loro controllo e concentrarle là dove di volta in volta ne hanno più bisogno. Il controllo dei mari vicino alla costa aumenta tale mobilità permettendo sbarchi limitati di truppe che prendono ulteriormente sul fianco le posizioni dei rivoltosi. In altre parole, Gheddafi non ha necessariamente la superiorità totale, ma ottiene ogni volta una superiorità locale (in numero, mezzi e tattica) tale da sopraffare ogni volta i ribelli.

     

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    PROSPETTIVE – In assenza di sostanziali modifiche della situazione attuale – come un intervento internazionale – il trend attuale è destinato a continuare. Mano a mano che Gheddafi avanzerà nella sua offensiva, il territorio sotto il suo controllo aumenterà e questo lo obbligherà a diluire maggiormente le sue forze per presidiarlo o lo costringerà a lasciarne varie porzioni pressoché sguarnite per continuare l’attacco con la stessa intensità. Normalmente queste due opzioni sono la chiave che può consentire a un avversario deciso di ribaltare la situazione colpendo le retrovie dell’esercito avanzante, ma tale ipotesi non è al momento realistica. Come già accennato i ribelli non possiedono la coordinazione necessaria per lanciare un contrattacco deciso e tenderanno a chiudersi sempre più nelle zone loro rimaste, in particolare Bengasi, cercando di resistere il più possibile nella speranza di un intervento estero.

     

    DESTINO SEGNATO? – Al momento Gheddafi non possiede la forza necessaria per riconquistare la capitale degli insorti, anche perché lì vi sono le poche forze militari regolari ribelli, meglio armate, ma la situazione può modificarsi nel tempo, soprattutto se saprà far affluire nuovi rinforzi dal sud e armi dall’estero – esistono ad esempio rapporti di intelligence che indicano un possibile asse Damasco-Tripoli per la fornitura di armi.

     

    Il Colonnello non appare sempre lucido ed è improbabile sia un fine stratega, ma i suoi generali hanno dato prova di essere meno sprovveduti e, per ora, sembrano essere destinati a vincere. Soprattutto se il resto del mondo rimane a guardare.

     

    Lorenzo Nannetti

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Lorenzo Nannetti

    Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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