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    Dal Cile il ‘buon esempio’ per l’America latina

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    Negli ultimi anni in America latina Paesi come il Cile hanno conquistato una posizione di primo piano e rivendicano un ruolo sempre più importante nell’economia non solo regionale, ma anche globale. 

    MICHELLE BACHELET: LA CHIAVE DEL SUCCESSO – Il Cile è uno dei Paesi con più rosee prospettive di sviluppo in America latina: ha la migliore qualità dell’istruzione (anche se con grandi disuguaglianze tra scuola pubblica e privata) e ha ottimi livelli di assistenza sociale. Con il ritorno di Michelle Bachelet ci si attende un aumento della spesa sociale, dopo l’Amministrazione di centro-destra di Sebastián Piñera.
    A quattro anni di distanza dal suo primo mandato, Michelle Bachelet si era ripresentata ai cileni con un’ambiziosa agenda riformista per ridurre le disparità sociali. Un programma che punta all’innovazione del sistema fiscale e dell’istruzione, in particolare quella universitaria, lacerata da anni di tagli e da dure proteste studentesche. Durante la campagna elettorale che l’ha portata nel dicembre 2014 a sbaragliare la sfidante conservatrice Evelyn Matthei con il 62% delle preferenze, Bachelet ha promesso un’istruzione universitaria gratuita e la fine dei sussidi statali agli atenei privati, entrambi temi al centro delle manifestazioni degli studenti che hanno scosso il Paese. Michelle Bachelet ha quindi importanti sfide da gestire durante il suo nuovo mandato 2014-2018. La chiave del successo è la sua politica sociale, che va dalle riforme del sistema pensionistico, alla tutela dei gruppi più poveri del Paese. Ora dovrà riprenderne il corso.

    MichelleBacheletSFIDE DA VINCERE E PROMESSE DA MANTENERE – Michelle Bachelet torna alla guida del proprio Paese dopo l’esperienza a capo della UN Women, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di uguaglianza di genere e di empowerment femminile. Ma la Presidente non si interesserà solo di welfare, puntando infatti a modificare la Costituzione, una sfida importante per la leader socialista, che dall’attuazione di un’audace riforma fiscale potrebbe ottenere 8,2 miliardi di dollari, pari al 3% del PIL. Un obiettivo ambizioso da raggiungere di fronte al rallentamento della crescita e al declino della domanda asiatica di rame, materia prima di cui il Cile è primo esportatore mondiale.
    Al momento, la Presidenta gode della maggioranza necessaria al Congresso per far passare la riforma fiscale, ma deve ancora formare alleanze con l’opposizione e gli indipendenti per mettere mano al sistema universitario e alla Costituzione, uno scoglio secondo gli analisti non facile da superare. Tra le sfide interne, troviamo anche la composizione della vasta coalizione che l’ha portata alla vittoria, costituita da democristiani, socialisti e comunisti, con istanze e interessi da comporre.

    BUONE NOTIZIE DAL FMI – Il Fondo monetario internazionale (FMI), nel rapporto World Economic Outlook pubblicato ad aprile, annuncia che il Cile varcherà la soglia dei 20mila dollari di reddito pro capite: $20.598 in termini di potere d’acquisto nel prossimo anno.  A livello internazionale si presume che intorno a quella cifra le economie possano essere considerate pienamente sviluppate. Inoltre, il Cile sarebbe il primo in tutta l’America latina a raggiungere quella cifra, lasciando l’Argentina con $19.521, e restando ben al di sopra della Bolivia ($5.601). Il PIL pro capite del Cile passerà dai $18.419 dell’anno scorso a $19.474.
    Nella sua relazione, il FMI prevede per il Cile una crescita del PIL del 3,6% per il 2014. Tale correzione è stata allineata al rapporto dalla Banca centrale, che ha sollevato la previsione di crescita da 4,25%-5,25% a 4,5%-5,5%, considerando lo scenario che l’economia sta vivendo dallo scorso anno. Per quanto riguarda l’intera regione, il FMI prevede che la crescita per il 2014 e 2015 sarà in media del 2,3% e 2,7%, pesantemente gravata dal rallentamento del gigante brasiliano, che sarebbe cresciuto solo dell’1,8%, e dalle performance negative di Argentina e Venezuela (rispettivamente +0,5% e -0,5%).
    Secondo il FMI, la regione è stata esposta agli effetti del contagio finanziario generato dalla crisi della zona euro e dalle preoccupazioni per le prospettive di crescita globale. Tale contagio ha intensificato l’avversione al rischio e ha ridotto temporaneamente i flussi di capitale verso la regione, ma non li ha interrotti.
    Dal 2010 il Cile fa parte dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), unico Paese latinoamericano insieme al Messico, già membro dal 1995. Il Cile rappresenta quindi un buon esempio per l’intero continente, grazie alle politiche economiche stabili che hanno reso lo Stato andino poco sensibile alle volatilità internazionali. Ora starà a Michelle Bachelet completare il percorso dello sviluppo nel senso di maggiori inclusione ed eguaglianza sociale, per far sì che tutti i cittadini possano godere della stabilità e della prosperità conquistate con anni di politiche rigorose.

    Eliana Maria Esposito

    Eliana Maria Esposito
    Eliana Maria Esposito
    Sono laureata in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Statale di Milano.
    Attualmente sto frequentando i corsi della laurea magistrale in Relazioni Internazionali.
    Ho vissuto in Argentina dal 1990 al 2001 e quindi l’area dell’America Latina è da sempre stata di mio interesse.

     

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