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    Dopo più di 150 giorni di conflitto, i ribelli sono entrati a Tripoli e stanno gradualmente prendendo il controllo di zone sempre più ampie della capitale libica. Ciò che ha sorpreso è stata la velocità dell’avanzata degli ultimi giorni e la relativa mancanza di resistenza del regime proprio nella propria roccaforte. Siamo alla fine del regime di Gheddafi? Vale la pena osservare più da vicino gli eventi per capire quale è la strategia che ha permesso un così rapido cambiamento. Quanto è grande il ruolo della Nato e quanto lo è quello dei ribelli?

    CAPOVOLGIMENTO – L’avanzata dei ribelli negli ultimi giorni, e soprattutto nelle ultime ventiquattro ore, contrasta decisamente con la lentezza e l’incertezza delle operazioni degli ultimi mesi. Le notizie dal fronte erano spesso incomplete e contraddittorie: un giorno veniva annunciata la liberazione di una città, il giorno dopo lo stesso evento veniva smentito. E’ proprio il caso di dire che la nebbia di guerra (fog of war) dominava la situazione sul campo, data anche la difficoltà di ottenere informazioni indipendenti nei vari fronti di guerra. Ora però le dichiarazioni trionfali dei ribelli vengono verificate con maggiore accuratezza dai tanti giornalisti presenti a Tripoli che hanno visto con i loro occhi la gente riversarsi festosa per strada. Ma quali elementi hanno contribuito a determinare un cambiamento così repentino della situazione?

    COORDINAMENTO NATO – Nell’ultimo mese ha conseguito maggiori successi uno dei fattori sui quali le nazioni occidentali contavano maggiormente per risolvere la situazione: il coordinamento delle operazioni dei ribelli grazie all’ausilio di istruttori e consulenti NATO. Come già avevamo spiegato (v. La via d'uscita ) i ribelli, seppur numerosi, non avevano infatti alcuna coordinazione e spesso le loro offensive risultavano disordinate e facile preda di imboscate e delle linee difensive dei lealisti.

    Ora l’offensiva finale contro la capitale è stata eseguita in maniera più pianificata, con i comandi NATO per primi ad avvertire che sarebbe avvenuta entro poche ore e gli insorti che sono avanzati in maniera più metodica quartiere per quartiere mentre contemporaneamente elementi infiltratisi in città nei giorni scorsi hanno avvertito la popolazione di tenersi pronta a scendere in piazza. Alcuni elementi sembrano essere giunti anche via mare. Mentre la NATO continuava a inchiodare le ultime unità lealiste in sacche di resistenza nel paese dalle quali non potevano – e non possono – più uscire, i ribelli potevano invece muovere indisturbati.

    Va detto che la confusione delle ultime ventiquattro ore impedisce di avere una visione ancora chiara dei singoli eventi, ma si può affermare come l’entrata dei ribelli in città abbia affrettato notevolmente la caduta di un regime che comunque aveva dato segni di cedere dall’interno già qualche giorno fa, con l’arrivo in Italia del numero due del regime Abdel Jalloud. Se perfino i fedelissimi abbandonano la nave, motivavano molti analisti, vuol dire che ormai l’affondamento è prossimo.

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    CROLLO IN CORSO – Sarebbe dunque sbagliato affermare che il crollo del regime libico sia completamente inaspettato. Secondo la portavoce della NATO Oana Lungescu infatti è il risultato dell’accumularsi di missioni di bombardamento che hanno danneggiato o distrutto oltre 4000 bersagli negli ultimi quattro mesi, erodendo lentamente ma costantemente la capacità di difesa del regime – un trend che è rimasto quasi sotto silenzio nei media nostrani fino a ieri.

    I lealisti hanno così dovuto concentrarsi in alcune roccheforti economicamente importanti (come Brega, per il petrolio) o dall’elevato valore simbolico (come i dintorni di Misurata, per mostrare come fosse ancora sotto assedio), ma rimanendo di fatto isolati gli uni dagli altri.

    Il Consiglio Nazionale Transitorio (CNT) di Bengasi ha potuto sfruttare una maggiore mobilità delle proprie forze, migliori rifornimenti e fondi grazie al supporto occidentale (oltre alle armi fornite da alcuni governi, alcuni finanziatori tra cui l’ENI hanno versato centinaia di milioni di euro nelle casse del CNT per favorirne la vittoria in cambio di assicurazione sul futuro sfruttamento dei giacimenti  petroliferi e degli impianti di estrazione) e la guida NATO, che ha consentito una veloce avanzata soprattutto da ovest.

    Ad ogni passo in avanti, per quanto lento, i ribelli hanno guadagnato morale e nuove reclute, mentre l’avversario subiva gli effetti opposti.

    FUGA PER GHEDDAFI? – Rimane il dubbio comunque che il crollo finale del regime che sta avvenendo in queste ore possa essere stato favorito da una fuga del Rais – nonostante le dichiarazioni pubbliche in senso contrario – magari concordata con gli avversari come hanno riportato nei giorni scorsi alcune fonti di intelligence. In tal caso, l’unico dubbio che rimane riguarda la fine della resistenza lealista: Gheddafi può far terminare lo spargimento di sangue con un suo ordine di resa, o provocare ulteriori morti con la richiesta di una resistenza ad oltranza ai suoi ultimi sostenitori.

    Sono infatti ancora attivi parte dei soldati della ormai famosa 32a brigata del figlio Khamis, dato per morto più di una volta. Che sia lui o qualcun altro a guidare questi ultimi e meglio armati lealisti, il punto importante è che un loro arrivo nella capitale a difendere il bunker del rais potrebbe prolungare il conflitto di qualche giorno e renderlo ancora più sanguinoso, perché la NATO potrebbe decidere ora di non voler bombardare la città dall’alto per evitare di colpire i ribelli per errore. Già si hanno notizie di scontri in città dovuti al tentativo di contrattacco delle ultime forze del regime e si teme che le forze di Gheddafi possano voler colpire volontariamente anche i civili in un ultimo disperato tentativo di respingere gli oppositori ad ogni costo, sfruttando appunto la riluttanza della NATO ad intervenire dal cielo.

    Le altre sacche di soldati fuori dalla capitale appaiono invece ora sostanzialmente ininfluenti e destinate alla resa, soprattutto se ne verrà garantita la salvaguardia.

    Lorenzo Nannetti

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Lorenzo Nannetti

    Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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