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venerdì 30 Ottobre 2020
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    Brasile, dopo Campos la sfida è tra donne

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    La tragica scomparsa di Eduardo Campos traccia un nuovo scenario nelle elezioni presidenziali del prossimo 5 ottobre. La candidatura dell’ambientalista Marina Silva, alla guida della coalizione socialista, ribalta le previsioni, mentre Dilma Rousseff appare sempre più in difficoltà. Il carisma di Marina metterà fine all’egemonia del Partito dei lavoratori?

    NUOVO SCENARIO – Riprende in Brasile la corsa alle elezioni presidenziali del 5 ottobre, dopo che la campagna elettorale è stata scossa dalla drammatica scomparsa del socialista Eduardo Campos. Il rappresentante del Partido Socialista Brasileiro (PSB), economista ed ex Governatore del Pernambuco, era una figura emergente nel panorama politico brasiliano e si proiettava come terzo incomodo nella disputa tra Dilma Rousseff, Presidente uscente, e lo sfidante moderato Aécio Neves. La sua ascesa politica, appoggiata dalla nota ambientalista Marina Silva, candidata vicepresidente, è stata interrotta lo scorso 13 agosto da un incidente aereo. La tragedia ha sconvolto il mondo politico brasiliano e mutato gli assetti in vista del voto. La corsa a tre tra Dilma Rousseff, dello storico Partito dei lavoratori, il senatore Aécio Neves, candidato del Partido de la Social Democracia Brasileira (PSDB) e il nuovo candidato del Partido Socialista Brasileiro (PSB) diventa così sempre più incerta. Campos, considerato un outsider, stava ottenendo sempre maggiori consensi, tanto che gli ultimi sondaggi gli attribuivano un sostegno pari al 9% degli elettori, di certo una fetta importante di elettorato, che però non sarebbe stata sufficiente a mettere in discussione la favorita Dilma, sostenuta dal 40% dei brasiliani. L’entrata in scena di Marina Silva rende più accesso il confronto e soprattutto l’esito della tornata elettorale. Entrata in punta di piedi nella campagna, il suo partito non aveva ottenuto le firme necessarie per la candidatura. Con la scomparsa di Campos, Marina passa alla guida della coalizione, diventando la protagonista del dibattito politico.

    Marina Silva, nuova candidata alla presidenza del Brasile
    Marina Silva, nuova candidata alla presidenza del Brasile

    MARINA – Volto noto della politica brasiliana, ex ministro dell’Ambiente ai tempi dell’Amministrazione di Lula da Silva, Marina Silva è il nuovo candidato dell’alleanza interna alla “sinistra critica” brasiliana, fra i socialisti e gli ecologisti della Rete di sostenibilità. La sfida presidenziale si prefigura come un appassionante duello tra due donne che appena qualche anno fa erano entrambe al fianco di Lula. Una storia, quella di Marina, fatta di lotte e sofferenze che potrebbe far sognare i brasiliani: da analfabeta – ha imparato a leggere e scrivere a 16 anni – a (quasi) Presidente. La sua carriera politica si consolida con il Partito dei lavoratori e con la carica di ministro dell’Ambiente nel 2003, che abbandonerà cinque anni dopo per le accuse di eccessiva attenzione alle politiche ambientali e per l’assegnazione a un altro ministro del progetto di riforma sui possedimenti fondiari in Amazzonia. Una figura carismatica, riconosciuta anche a livello internazionale per le sue lotte ambientaliste, che sarà protagonista di una sfida non inedita: Marina Silva si candidò nel 2010 e arrivò terza nelle elezioni che segnarono il passaggio tra Lula e Rousseff, ottenendo quasi venti milioni di voti. Evangelica praticante, potrà attingere anche al sostegno dei pastori, oltre a quello dei ceti urbani più istruiti che da due decenni seguono le lotte di Silva nella difesa dell’ambiente. Questa trasversalità si riflette anche nel suo programma: Marina Silva si presenta con un manifesto elettorale che affianca misure di stampo neoliberista, come una maggiore autonomia per la Banca centrale, a promesse di mantenere i programmi sociali attuati dai precedenti Governi e di destinare il 10% del PIL rispettivamente a istruzione e sanità. L’attenzione per la tutela ambientale, i diritti umani e la liberalizzazione del commercio sono aspetti del tutto diversi dalle priorità brasiliane degli ultimi dieci anni.

    dilma rousseff brasil foto
    La Presidente in carica, Dilma Rousseff

    L’EX PRESIDENTE – Non sarà una campagna elettorale facile per Dilma Rousseff, che ha visto la sua popolarità erodersi lentamente. Il malcontento diffuso tra gli elettori è dovuto alla crescita economica rallentata, con il PIL calato dello 0,6% tra aprile e giugno, gli scandali politici e la crescente inflazione, oltre ai numerosi malumori per gli eccessivi costi nella realizzazione dei Mondiali di calcio del 2014 e delle Olimpiadi del 2016. I mesi che hanno preceduto i Mondiali sono stati caratterizzati da movimenti di protesta in tutto il Brasile. La popolazione dopo dieci anni è tornata in piazza per richiedere al Governo un maggior impegno per la scuola pubblica, i trasporti, l’accesso della popolazione ai servizi e per avere una risposta alla contestazione delle ingenti spese per i Mondiali. Dilma ha poco più di un mese per cambiare la situazione e convincere le classi più povere che hanno beneficiato dei programmi sociali, altrimenti correrà il rischio di mettere fine all’egemonia politica del Partito dei lavoratori degli ultimi anni. Rousseff gode comunque del sostegno di Lula, ma la sua vittoria dipenderà molto dalla capacità di quest’ultimo di tener testa a Marina Silva, che molti brasiliani considerano la reincarnazione al femminile dello storico Presidente.

    LA SFIDA – Secondo l’Ipobe, il più autorevole istituto di sondaggi del Paese, Dilma rimane comunque la più popolare. Lula prima e Rousseff poi hanno ottenuto buoni risultati con i propri Governi, riducendo notevolmente la povertà diffusa. Il Brasile, però, sembra in cerca di cambiamento, o meglio di un consolidamento delle sue capacità che permetta di superare il ruolo di eterna economia emergente. Una richiesta che proviene soprattutto dalle classi medie, che pesano per il 54% sul voto. Saranno proprio queste a determinare l’esito elettorale, che negli ultimi giorni si conferma sempre più incerto. Marina Silva è al 29% di preferenze e Aécio Neves, che passa dalla seconda alla terza posizione nella corsa elettorale, è sostenuto dal 19% degli elettori brasiliani. Marina Silva è forte dell’appoggio di chi vorrebbe dare un segnale di novità alla politica brasiliana e la sua notorietà potrà incidere, non poco, sulla vasta fetta degli elettori indecisi. I giochi oggi sono aperti più che mai. Si profila così un interessante testa a testa tra le due donne al ballottaggio, previsto tre settimane dopo. Il 38% dei favori di Dilma Rousseff, infatti, non le consentirebbe di vincere subito: la legge brasiliana prevede la maggioranza assoluta per evitare il secondo turno. Eventualità che Dilma vorrebbe evitare, visto che nell’eventuale ballottaggio Silva è data come favorita. Nel primo dibattito televisivo della campagna elettorale Rousseff è sembrata sulla difensiva, mentre l’incisiva Marina Silva ha promesso una nuova politica per il Brasile, con l’obiettivo di conciliare stabilità economica ed equità sociale. Le accuse a Rousseff di non aver avuto né una visione strategica, né la capacità di sfruttare il boom economico brasiliano accendono la sfida, una partita che probabilmente si giocherà sul piano del carisma personale, piuttosto che su elaborate strategie economiche. Silva, invece, dovrà essere attenta a non cadere in contraddizione: oltre ad appassionare i brasiliani dovrà mostrare soluzioni concrete per risollevare il Paese. In una campagna elettorale dove conta più il candidato che la politica di partito, al momento l’unico sconfitto sembra il conservatore Aécio Neves, incapace di sostenere il confronto di popolarità tra le due donne.

     Annalisa Belforte

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    Un chicco in più

    Quali sono le idee di Marina Silva in politica estera? Potrebbe sembrare strano, ma non contengono nulla di particolarmente radicale e si inseriscono nella continuità tracciata dai Governi Lula e Rousseff: promozione degli accordi di libero scambio (specialmente con l’UE), prosecuzione della cooperazione Sud-Sud con l’Africa, ricerca di una ragionevole distanza rispetto al Venezuela. Se volete saperne di più, leggete qui. [/box]

    Annalisa Belforte
    Annalisa Belforte

    Sono nata a Roma nel 1982, ho conseguito la laurea triennale in Economia della Cooperazione Internazionale e quella magistrale in Scienze della Politica presso la Sapienza. Mi affascina molto la Teoria Politica e la crisi del sistema democratico, oggetto della mia tesi di laurea. Appassionata e curiosa di conoscere le dinamiche che regolano i rapporti tra Stati, per questo attualmente frequento un Master in Geopolitica.

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