utenti ip tracking
giovedì 29 Ottobre 2020
More

    Speciale COVID-19

    Che cosa succede in Svizzera?

    In 3 sorsi - Stretta tra emergenza sanitaria e...

    Il futuro dell’Unione secondo Ursula Von der Leyen

    In 3 sorsi – Nel discorso sullo stato dell'Unione...

    Fiji: un mare… di guai

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    Dopo il colpo di Stato militare del 2009, le Fiji sono state isolate da Australia e Nuova Zelanda, ma la Cina scorge nel Paese arcipelago un punto chiave per penetrare nel sistema regionale del Pacifico. Gli Stati Uniti, timorosi di un mutamento degli equilibri, mostrano insofferenza verso la rigidità australiana e intervengono chiedendo il ripristino dei rapporti con le Fiji

     

    LA CINA NEL PACIFICO DEL SUD – Dal 2005, la Cina ha intrapreso un processo di penetrazione tra i Paesi insulari del Pacifico meridionale, assicurandosi importanti punti di rifornimento in vista dell’ampliamento della propria marina e concludendo accordi che le garantiscano il controllo di rotte strategiche e l’accesso a risorse fondamentali. Contando su un’iniziale inazione statunitense e sull’ormai inefficace impegno australiano, la Repubblica Popolare ha volto l’attenzione verso le inesplorate ricchezze dell’Oceania, nei cui fondali si trovano alcuni tra i maggiori giacimenti mondiali di oro, bauxite, rame e nichel. Pechino ha ottenuto ampie concessioni in cambio di contropartite spesso esigue (per esempio la costruzione di impianti sportivi nelle Isole Samoa) in rapporto al ricavo potenziale. L’alleanza con la Cina consente, inoltre, ai Pacific Islanders di creare un fronte compatto contro le ingerenze dell’Australia, accusata di perseguire all’estero politiche discriminatorie e coloniali (nella foto sopra: il ministro degli Esteri figiano Inoke Kubuabola incontra l’omologo cinese Yang Jiechi nel 2010).

     

    IL DILEMMA DELLE ISOLE FIJI – Tuttavia, sebbene ogni accordo costituisca nell’ottica australiana e statunitense un rischio di mutamento dell’assetto geopolitico, Canberra e Washington sono particolarmente interessate allo slittamento delle Isole Fiji verso il sistema cinese, poiché, oltre a essere rilevanti per popolazione e superficie rispetto ai Paesi limitrofi, esse sono geograficamente centrali nel complesso dell’Oceania sudorientale. La loro importanza nelle rotte aeronavali è stata ribadita dallo Australian Stretegic Policy Institute, che in un recente rapporto per il ministero degli Esteri le ha definite. «il cuore del sistema regionale delle isole del Pacifico». Le Fiji, caratterizzate sin dall’indipendenza da instabilità politica e da Forze Armate relativamente numerose e ben addestrate, sono governate dal 2006 dalla giunta militare del commodoro Frank Bainimarama, giunto al potere con un golpe. Dopo i tentativi di normalizzazione, nel 2009 è stata di fatto sospesa la Costituzione e, alla denuncia di Australia e Nuova Zelanda riguardo alla violazione dei diritti umani, le Fiji hanno risposto con l’espulsione degli ambasciatori.

     

    TENTATIVI FALLITI – Il tentativo di Canberra e Wellington fu sin dall’inizio volto a isolare Suva (la capitale delle Fiji) dalla comunità internazionale, agendo tramite sanzioni regionali e ricerca del consenso con i Paesi circostanti. Questa politica, però, è stata completamente vanificata dalla Cina, che ha rafforzato la cooperazione, incrementando notevolmente gli aiuti economici (giunti oltre i cento milioni di euro secondo alcune stime), elogiando gli sforzi del governo di Bainimarama per la promozione dei diritti umani e stipulando importanti trattati economici, non ultimo quello per lo sfruttamento del giacimento aurifero di Namosi, che potrebbe valere tra il 2011 e il 2060 circa quaranta miliardi di euro. L’azione di Pechino, pertanto, ha inevitabilmente vanificato il tentativo australiano di isolare la dittatura figiana, sia ovviando economicamente e politicamente alle difficoltà del Paese, sia favorendo la ricostruzione di vincoli di amicizia con gli altri attori locali.

     

    IL NUOVO CORSO DEGLI USA – Gli Stati Uniti, da parte loro, non sembrano più gradire le misure di Canberra nei confronti delle Fiji, giudicandole, oltre che controproducenti e inadatte a contrastare l’avanzata cinese, ormai del tutto inutili. Secondo Washington, l’Australia avrebbe progressivamente perso la capacità di definire le linee della regione, addirittura subendo la coesione degli altri Stati del Pacifico meridionale, spesso compatti nel contrastare Canberra nell’Assemblea ONU o nel Pacific Islands Forum. L’Amministrazione Obama preferirebbe che le Fiji fossero riammesse a pieno titolo alla vita regionale, poiché un’eventuale esclusiva presenza cinese nell’area potrebbe rappresentare per gli Stati Uniti, in questo periodo impegnati in un nuovo processo di dispiegamento nel Pacifico, un motivo di reale preoccupazione e instabilità. Non è pertanto un caso che Frank Reed, il nuovo ambasciatore di Washington a Suva, abbia di fatto sconfessato la politica di isolamento condotta dall’Australia, incontrando di recente il Presidente Bainimarama e citando la necessità di «un maggiore impegno diretto con il governo locale per il ritorno della democrazia».

     

    Tutti i nostri coffee break

    Beniamino Franceschini
    Beniamino Franceschini

    Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali e dottorando di ricerca in Scienze Politiche all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e collaboro al coordinamento del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite

    LASCIA UN COMMENTO

    Inserisci qui il tuo commento
    Inserisci il tuo nome