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    Il Giro del Mondo in 30 Caffè – L’Africa Subsahariana ha chiuso il 2011 tra alcune conferme di cambiamenti strutturali in corso nel continente e profonde inquietudini che scuoteranno il continente anche in questo 2012. Il 2011 è stato l’anno della guerra in Costa d’Avorio e della crescita record del confinante Ghana, della carestia devastante nel Corno d’Africa e del consolidamento della presenza Cinese nel continente, l’anno del gruppo fondamentalista Nigeriano Boko Haram e della presa di coscienza mondiale del fenomeno del land grabbing. Alcune luci e molte ombre, che pongono sul tavolo delle questioni cruciali

     

    DIFFICOLTA’ ECONOMICHE – La più grande incognita con la quale i paesi dell’Africa Francofona hanno archiviato il 2011 derivano dalle voci di una possibile svalutazione del Franco CFA. Il CFA è la moneta in vigore in 14 paesi delle due Unioni Monetarie Francofone della UEMOA e della CEMAC, è garantita dal Tesoro Francese (che in cambio gestisce il 60% delle riserve monetarie dei paesi interessati) ed è legata con un tasso di cambio fisso all’Euro. La svalutazione (almeno per ora) non c’è stata, ma le sue ragioni permangono e accanto ad esse l’inquietudine degli attori economici locali. Lo spread Francese ha toccato a Dicembre i 150 punti base e nonostante un’asta di inizio anno in cui sono stati collocati 8 miliardi di Oat a dieci anni al 3,30%,nell’ultimo trimestre del 2011 l’economia Francese è entrata ufficialmente in recessione. Le prospettive per il 2012 rimangono quindi molto incerte.  Una svalutazione del franco CFA abbatterebbe i costi di importazione delle materie prime per le società Francesi dalle ex-colonie. Una mossa che teoricamente potrebbe avvantaggiare l’export dei paesi Africani, ma in tempi di forte domanda di materie prime in cui i prezzi non subiscono crisi, l’unico effetto sarebbe una crescita dell’inflazione (solo parzialmente compensata da un aumento eventuale dei salari) proprio in quei paesi che grazie al rapporto che lega CFA/Euro non subiscono le devastanti oscillazioni inflattive che ciclicamente scuotono i paesi con monete nazionali molto più deboli (anche se, d’altra parte, i paesi esportatori  che hanno come valuta il CFA scontano la forza dell’Euro sul Dollaro). E come è noto, l’inflazione nei paesi in via di sviluppo è un elemento politico destabilizzante. Il debito dei paesi africani inoltre, espresso in CFA, aumenterebbe enormemente in un solo istante. In più, la maggior parte dei settori vitali dell’economia di questi paesi dipendono in larghissima parte dalle importazioni dall’Europa (e ancora di più dalla Cina) di macchinari, prodotti finiti e di semi-lavorati, e in caso di svalutazione è prevedibile un periodo di crisi (e forse di parziale recessione)  per riassorbire un aumento repentino dei costi di importazione. Per avvantaggiare davvero l’export (ad esempio dei paesi produttori di materie agricole) servirebbero altre misure come un freno alle sovvenzioni al settore agricolo dell’Unione Europea.

     

    COSTA D’AVORIO NEL GUADO – Nel 2012 il tasso di crescita in termini reali dei Paesi aderenti all’Unione economica e monetaria dell’Africa Occidentale sarà circa del 6 per cento (secondo tutte le istituzioni Internazionali). Molto dipenderà dalla tenuta del paese Francofono più importante dell’area, la Costa d’Avorio, che sta faticosamente riemergendo dopo la guerra civile che è seguita alle contestate elezioni di fine 2010. La guerra, che ha avuto il suo epilogo il 10 Aprile 2011 con l’assalto delle forze speciali francesi all’ “Hotel du Golf” di Abidjan dove era asserragliato il presidente uscente Laurent Gbagbo, ha lasciato dietro di sé un paese diviso e sfiancato da 10 anni di instabilità e tensioni.  La sfida per il nuovo presidente Alassane Ouattara è quella di ricucire le due anime del paese, quella Cristiana del sud legata alla figura di Gbagbo e che ha disertato in massa le elezioni legislative di Dicembre,  e quella musulmana del Nord, uscita vincente dall’epilogo della guerra. Il problema più urgente è quello di disarmare quanto più possibile gli ex-partigiani di Gbagbo e la popolazione comune (visto che dopo la guerra era possibile acquistare nei sobborghi di Abidjan un Kalashnikov o una granata per pochi euro) e di riformare l’esercito integrando i due fronti che si sono dati battaglia (le Force Nouvelle del Nord pro-Outtara e l’esercito regolare pro-Gbagbo) sotto un unico comando in nome di un rinnovato spirito comune (une delegazione ruandese ha illustrato al governo Ouattara la loro esperienza, riuscita, di riappacificazione). Molto dipenderà dalla capacità della nuova classe dirigente di far ripartire le esportazioni, di generare crescita e di distribuirne i benefici in maniera equa includendo soprattutto gli esiliati che sono scappati dalla guerra e che stanno lentamente rientrando.

     

    IL GHANA VOLA – Tassi di crescita a doppia cifra invece per il confinante Ghana nel 2011, grazie anche all’entrata a pieno regime  dell’estrazione di greggio a fine 2010 nel giacimento Jubilee gestito da un consorzio a maggioranza Tullow (UK).  Il paese modello dell’area per stabilità e modelli organizzativi ha incrementato del 2% anche la produzione di oro di cui è il secondo produttore del continente dopo il Sudafrica. Nel solo 2011 gli introiti dell’export di oro, che si sono attestati a quota 3,62 miliardi di dollari, sono aumentati del 27,5 per cento grazie all’aumento del prezzo di mercato. Nonostante lo straordinario fermento economico, l’istituto di statistica nazionale ha certificato che il livello di inflazione si e’ attestato a novembre 2011 all’8,5 per cento, in calo per il decimo mese consecutivo e ormai saldamente sotto la soglia psicologica della doppia cifra. Il Ghana e’ una delle poche nazioni dell’Africa a garantire un servizio elettrico senza interruzioni per quasi tutta la giornata e l’obiettivo del Governo di Accra e’ di diventare un esportatore di energia elettrica nei Paesi confinanti.

     

    IL COTONE DEL BURKINA E DEL BENIN – L’asse portante della crescita dell’Africa Occidentale è il settore minerario, che oltre al Ghana e alla Costa d’Avorio registrera’ una crescita notevole soprattutto per quanto riguarda la produzione di oro e uranio in Burkina Faso e in Mali. Il Burkina Faso ha vissuto un 2011 contrastato tra le buone performance economiche (con una crescita economica prevista al 6% anche per il 2012) e le tensioni politiche di cui il “Caffè Geopolitico” aveva già raccontato qui. Il timore della comunità Internazionale è che il presidente Compaorè (rieletto a fine 2010) modifichi la costituzione per potersi ricandidare nel 2015. Il tessuto economico-imprenditoriale del paese è stufo della voracità dell’entourage di Compaorè, ma nonostante le distorsioni familistiche del budget e delle commesse pubbliche, l’economia Burkinabè, fondata sull’export del cotone (con 250.000 piccole e micro-aziende agricole) è in costante crescita. La Societa’ nazionale di fibre tessili del Burkina Faso (Sofitex) ha stimato che nella campagna 2011-12 la filiera del cotone, che contribuisce a circa il 40 per cento del PIL e al 60% dell’export nazionale e che occupa circa 3 milioni di Burkinabè  si attesterà, in buona crescita, sulle 320.000 tonnellate. Il governo ha previsto la creazione di un nuovo polo per lo sviluppo agricolo e ha dato il via ad una operazioni di per la quale tutti i cittadini verranno dotati di una tessera plastica a banda magnetica come carta d’identità (con degli operatori che stanno girando il paese a fare le foto per la tessera a tutti!). Inoltre, entro il 2012 diventerà operativo in Burkina Faso un sistema sanitario che permetterà a tutti i cittadini l’accesso a cure mediche gratuite. Anche il Benin ha più che raddoppiato la produzione di cotone nel 2011 e  il governo di Cotonou ha stimato una crescita del PIL nel 2011 pari al 3,8 per cento, dopo aver archiviato il 2009 e 2010 rispettivamente con un miglioramento del 2,6 e del 2,7 per cento. Per il prossimo anno, invece, la crescita sarà pari a oltre quattro punti percentuali, fino ad arrivare a un considerevole +8% nel 2013. Lo sviluppo del Benin, sempre secondo i dati dell’esecutivo (e dunque da prendere con beneficio d’inventario) permetterà di portare il tasso nazionale di povertà, alla fine del periodo considerato, dall’attuale 50 per cento della popolazione complessiva al 35 per cento.

     

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    FINALMENTE LUCE PER LA GUINEA – La tribolata e poverissima Guinea Conakry, dopo anni di rivolgimenti politici sembra vedere la luce in fondo al tunnel e il 2011 è stato un’anno di stabilizzazione e di riforme. Il presidente democraticamente eletto a fine 2010 Alpha Condè, nonostante un fallito attentato a Luglio, sta tentando di risollevare un paese  potenzialmente ricchissimo ma dove lo stato non esiste o quasi, dove la burocrazia statale è tra le più corrotte al mondo, e dove accanto ad un esercito onnipotente ed onnipresente operano indisturbate le più importanti compagnie minerarie internazionali (dai russi di Rusal che esportano navi cariche allumina agli angloaustraliani di Rio Tinto che hanno appena annunciato l’apertura della più grande miniera di ferro dell’Africa sui monti Simandou). Nel 2012 la Guinea procederà alla revisione dei contratti con le società minerarie attive sul proprio territorio e al ridimensionamento delle Forze armate, ed è previsto un pacchetto di provvedimento per rilanciare l’economia, tra le quali una norma che permetterà di aprire un’attività produttiva in 72 ore. A due donne Liberiane nel 2011 è stato invece assegnato il Nobel per la Pace. A ritirare il riconoscimento Elle Johnson Sirleaf, Presidente della Liberia e prima donna a guidare uno stato africano, e Lymah Gbowee, militante pacifista all’epoca del regime di Charles Taylor. La “donna di ferro” della Liberia, alla presenza di Hillary Clinton, è stata investita il 16 Gennaio di un secondo mandato. La Clinton, nel suo ultimo tour africano, nel quale ha visitato anche Togo, Costa d’Avorio e Capo Verde, ha parlato dei temi cari alla strategia securitaria di Africom: democrazia, terrorismo, sicurezza. Un’approccio perdente, riproposto dalla Clinton negli stessi giorni in cui è stato pubblicato uno studio di Fitch che mostra come nell’ultimo decennio la Banca Export-Import cinese (EXIM Bank) ha esteso di 12,5 miliardi di dollari i prestiti all’Africa Subsahariana, compiendo uno sforzo nettamente superiore a quello della Banca Mondiale. La EXIM Bank ha erogato prestiti per un cifra  complessiva di 67,2 miliardi di dollari, mentre dal 2001 al 2010 la Banca Mondiale ha erogato 54,7 miliardi. Non è con la retorica nè con la lotta al terrorismo che si crea sviluppo e consenso, ma con gli investimenti, una voce che anche nel 2011 ha visto ancora i Cinesi primeggiare in Africa.

     

    MAMMA LI CINESI – Come riporta Greenreport l’anno appena trascorso ha visto il definitivo sfondamento del governo di Pechino nel Niger, dove stanno saltando gli equilibri storici che vedono il colosso dell’energia nucleare Francese Areva farla dal padrone nel penultimo paese al mondo come indice di sviluppo umano. Per contenere i Cinesi la Francia le ha tentate tutte: prima finanziando le incursioni dei ribelli Tuareg nelle aree interessate dalle esplorazioni cinesi e poi sostenendo il colpo di stato del 2010 (risolto poi da un contro-colpo di Stato dei militari che hanno riconsegnato il paese alla sovranità popolare sancita dal voto regolare di Aprile 2011). La mancata riconferma a presidente di Areva di Anne Lauvergeon a Giugno 2011 dopo dieci anni alla testa del gruppo, si dice sia dovuta anche al fallimento della politica di Areva nel paese. I Cinesi, in netto contrasto con la politica colonialista Francese “hanno realizzato le vie di accesso al secondo ponte sul fiume Niger a Niamey, il Pont de l’Amitié Chine-Niger, costruito un ospedale, trivellato 70 pozzi ed edificato due scuole primarie, in più hanno avviato un progetto pilota di illuminazione ad energia solare e inviato stock di medicinali, materiale medico e scolastico e per gli uffici governativi. Inoltre 225 nigerini sono andati in Cina per corsi di formazione professionale e per studiare.” Ma il simbolo “più eclatante di questa cooperazione è soprattutto l’entrata in servizio il 28 novembre 2011 del progetto petrolifero integrato di Agadem. Grazie allo sfruttamento dei campi petroliferi di Agadem, nell’estremo nord-est nigerino , da parte della società cinese China national petroleum corporation (Cnpc) ed alla messa in servizio della raffineria di Zinder (Soraz), società a capitale sino-nigerino, il Niger ottiene il rango di Paese produttore ed esportatore di petrolio. Dispone automaticamente di un’industria petrolifera completa». (Greenreport, 05/01/2012).  E sempre una raffineria costruita dai Cinesi è stata inaugurata a luglio del 2011 in Ciad, a poca distanza dalla capitale N’Djamena che ha dimezzato (almeno per metà giornata!) il prezzo di gasolio e benzina sul mercato locale. Proprio in Ciad nel 2012 la società China Civil Engineering Construction Corporationnel inizierà i lavori per la costruzione di una linea ferroviaria di 1.344 chilometri, la prima del paese africano, dopo aver siglato l’anno scorso un contratto da ben 7,5 miliardi di dollari! In Senegal, uno dei paesi più interessati dalla cavalcata trionfale cinese in Africa grazie al presidente uscente Wade, è stato inaugurato a Dakar ad Aprile 2011 il Grande Teatro Nazionale costruito dai Cinesi con una donazione di ben 21 milioni di euro. A giugno sono iniziati i lavori per la realizzazione del “Museo delle civiltà nere”, sempre interamente finanziato dal governo cinese. Un altro contratto, firmato a gennaio 2011, assegna ancora alla Cina l’esecuzione dei lavori di riabilitazione di undici stadi in Senegal, e le poche infrastutture realizzate negli ultimi anni sono state ad appannaggio di società cinesi. .  Il  26 Febbraio, dopo dodici anni di governo del Presidente Wade, il Senegal è chiamato alle urne, e il cantante/imprenditore Youssou Ndour, ha annunciato la sua candidatura. L’ottantaseienne Wade ha annunciato la sua ricandidatura, tuttavia avendo già alle spalle due mandati, secondo alcuni costituzionalisti e per la maggior parte degli oppositori non avrebbe potuto ricandidarsi per il terzo mandato presidenziale. Una situazione che sta facendo crescere la tensione. Si registrano già alcuni morti e la violenza virulenta dei dibattiti sta creando un clima di paura e incertezza che getta un’ombra inquietante sulla fase post-elettorale.

     

    L’economia senegalese è crescuta del 4% nel 2011 e nel 2012 dovrebbe al 4,4, anche grazie al miglioramento degli approvvigionamenti di energia elettrica. La fascia del Sahel che unisce Senegal a Ovest e Sudan del Nord a est, laddove c’è la faglia di congiunzione tra mondo Musulmano e Africa Cristiano-Animista, che si raccolgono le tensioni più inquietanti per l’instabilità Africana. Come in Costa d’Avorio, anche in Nigeria, il gigante regionale, si replica la divisione tra il Nord Musulmano e il Sud-Cristiano. Ma questa è una storia che vi abbiamo già raccontato (vedi Chicco in più). Vi porteremo tra pochi giorni invece in Sudan, per un “caffè” davvero bollente.

     

    Stefano Gardelli

    Redazione
    Redazionehttps://ilcaffegeopolitico.net

    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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