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    Il Giro del Mondo in 30 Caffè 2012 – Ecco la seconda tappa del nostro viaggio in Brasile. Dopo aver parlato delle linee di politica estera, vediamo come la Presidente Dilma Rousseff sta consolidando i risultati ottenuti da Lula con politiche economiche che continuano a garantire crescita sostenuta insieme ad una crescente attrattività degli investimenti dall’estero, anche dall’Italia. Vi proponiamo un’intervista con Antonio Calabrò, Direttore della Fondazione Pirelli e co-autore del libro “Bandeirantes – Alla conquista dell’economia mondiale”

     

    Se l’Europa è in crisi, dall’altra parte del mondo c’è chi invece vola. È il caso del Brasile, che a fine 2011 ha superato la Gran Bretagna diventando la sesta economia mondiale. Un Paese la cui crescita sembra ancora in grado di continuare: le prospettive per il 2012 descrivono un aumento del PIL pari al 3,5%. Dilma Rousseff ha raccolto con autorevolezza il “testimone” dal suo predecessore Lula e ha saputo superare il momento politico difficile legato agli scandali di corruzione che hanno portato alle dimissioni di alcuni ministri. Ne parliamo con Antonio Calabrò, Direttore della Fondazione Pirelli e co-autore (con Carlo Calabrò) del libro “Bandeirantes – il Brasile alla conquista dell’economia mondiale” (ed. Laterza, 2011).

     

    Cominciamo dalla situazione attuale. Il 2011 si chiude in un panorama che non sembra più così in discesa per Dilma Rousseff. A partire dagli scandali politici, che hanno portato alle dimissioni di sette ministri del Governo in un solo anno. Quali sono le prospettive di stabilità politica per il Governo? Si potrebbe verificare il rischio di un esaurimento del “propellente” fornito dal lulismo, capace di fornire consensi elevatissimi? “Non credo si possa parlare di instabilità né di esaurimento della spinta riformista che viene da una lunga stagione, quella delle presidenze di Fernando Henrique Cardoso prima e di Lula dopo. Dilma sta tenendo fede al suo impegno di rinnovamento e di moralizzazione della politica, preso all’indomani della sua nomina. Le dimissioni di ministri coinvolti in scandali, semmai, rafforzano il potere della presidente. E’ chiaro che nel mondo politico legato ai “dimissionati” non c’è grande apprezzamento. Ma il sostegno dell’opinione pubblica è ancora abbastanza elevato. Dilma, inoltre, mantiene la presa anche sul mondo dell’industria pubblica, come dimostra la recente  nomina al vertice di Petrobras di Graca Foster, un’ottima manager vicina alla presidente”.

     

    Anche l’economia, dopo aver “volato” nel 2010 e fino alla metà di quest’anno, negli ultimi mesi ha registrato una battuta d’arresto, con un PIL che non è cresciuto rispetto al trimestre precedente, a dispetto della notizia del “sorpasso” sul Regno Unito come sesta economia mondiale. Le recenti stime della Banca Centrale rivelano che nel 2012 l’economia crescerà “solo” del 3%: pensa che questo tasso sia comunque sufficiente per garantire al Brasile di proseguire sulla strada dello sviluppo e della riduzione delle disuguaglianze? “Un po’ tutto il mondo cresce meno. La crisi internazionale si fa sentire, naturalmente, pure in Brasile. Ma le prospettive sembrano comunque buone, legate alle dinamiche di crescita del mercato interno e al flusso costante di investimenti esteri. E il governo si sta muovendo bene nel cercare di tenere sotto controllo l’inflazione”.

     

    Parliamo di commercio estero e diamo uno sguardo all’esterno. Nonostante il Brasile sia ancora un Paese decisamente protezionista, la competizione in arrivo dalla Cina si fa sentire. Che conseguenze ci potrebbero essere nel medio periodo? “Il protezionismo continua a essere forte. E il “rischio Cina” è avvertito, anche in settori industriali di punta, come quello dell’auto. Il governo Dilma si sta muovendo per  non essere più solo esportatore di materie prime verso la Cina, ma per produrre in casa, per esempio, acciaio, diventando competitor pure in quel settore. Mi sembra inoltre che il Brasile stia lavorando per allargare la gamma di interlocutori internazionali, sul piano economico”.

     

    Relazioni internazionali: il Brasile è molto attivo sul fronte della cooperazione Sud-Sud, mentre le relazioni emisferiche con gli USA si sono raffreddate negli ultimi anni. Pensa che il ministro degli Esteri Antonio Patriota proseguirà su questa linea? “Non direi che le relazioni con gli Usa siano in una fase di freddezza. Il dialogo Lula-Obama aveva una certa consistenza, adesso la presidente Dilma è molto apprezzata sia alla Casa Bianca sia da parte della segretario di Stato Hillary Clinton. In ogni caso, ogni dialogo tra Usa e America Latina non può  non tenere conto del Brasile, vera potenza regionale. E agli Usa, a mio parere, conviene avere un interlocutore, come appunto il Brasile, che tenga aperte le porte del dialogo con paesi “difficili” come Cuba e Venezuela”.

     

    Il Brasile e l’Italia: nel nostro Paese si parla ancora a “intermittenza” delle opportunità che questo Paese offre, spesso in occasione di avvenimenti che scuotono l’opinione pubblica come il caso Battisti. Quali prospettive vede per le relazioni bilaterali. “Caso Battisti a parte, credo che le relazioni siano in costante miglioramento, guidate dai comuni interessi in campo economico. Aumenta di molto il numero delle imprese italiane che guardano al Brasile sia per potenziamento delle esportazioni sia soprattutto per investimenti diretti.  Le grandi imprese, a cominciare da Fiat e Pirelli, rafforzano la loro presenza. Si muovono anche molte medie imprese e alcuni dinamici distretti industriali. E – ecco una novità –  arrivano in Brasile anche le banche italiane, tradizionalmente assenti, come dimostra il recentissimo accordo tra Centrobanca (gruppo Ubi) e Banco Votorantim, per seguire joint ventures e interventi di medie imprese manifatturiere: la prima iniziativa diretta di un istituto di credito italiano in quel paese. Altre attività finanziarie, ne sono certo, seguiranno”.

     

    Il Brasile è uno Stato che offre opportunità per investimenti potenzialmente immense. Come mai, secondo lei, nel dibattito comune è ancora la Cina a fare la parte del leone, mentre si parla ancora relativamente poco delle possibilità presenti in Brasile ma anche nel resto del Sudamerica? Che cosa impedisce a questa regione di affrancarsi definitivamente dallo stereotipo di area esotica adatta solo al turismo? “Gli stereotipi sono duri a morire, naturalmente. Ma credo che, soprattutto nei settori politici ed economici italiani più qualificati, si stia diffondendo l’idea del Brasile come interlocutore essenziale, per affari e relazioni. Gioca positivamente, in questo senso, pure il buon lavoro fatto dalle rappresentanze diplomatiche italiane a Brasilia e a San Paolo. Anche i mezzi di informazione italiani cominciano ad avere, sul Brasile, un’attenzione meno episodica e più attenta e competente”.

     

    Davide Tentori

    Davide Tentori
    Davide Tentori

    Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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