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    Guida alle elezioni in Nigeria

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    Puoi leggerlo in 6 min.

    Oggi gli occhi dell’Africa e della comunità internazionale sono rivolti verso la Nigeria, dove 70 milioni di cittadini sono chiamati alle urne per eleggere il nuovo Presidente. I candidati sono 14 – per la prima volta c’è anche una donna, Comfort Sonaiya, – ma lo scontro è chiuso tra i leader dei due maggiori schieramenti, ossia il capo di Stato in carica, Goodluck Jonathan (People’s Democratic Party, PDP), e Muhammadu Buhari (All Progressives Congress, APC), già al vertice del Paese dopo un golpe negli anni Ottanta.

    IL CONTESTO – Le consultazioni giungono in un momento critico per la Nigeria, impegnata ad affrontare la minaccia di Boko Haram e le molteplici dinamiche connesse all’economica interna, in caotico sviluppo e quasi totalmente dipendente dalle esportazioni di petrolio – per la prima volta, inoltre, è entrato nel dibattito anche il tema dell’inquinamento, strettamente connesso all’insorgenza nel Delta del Niger e, quindi, allo sfruttamento degli idrocarburi da parte di soggetti stranieri. Nonostante queste siano di fatto le prime vere elezioni dal ritorno della democrazia nel 1999, il clima non è dei migliori: Boko Haram, che a metà marzo ha rapito almeno 400 persone a Damasak, lungo il confine con il Niger, minaccia di insidiare lo svolgimento del voto nel Nordest, impedendo di fatto a molti elettori (per lo più sostenitori del musulmano Buhari) di recarsi alle urne e amplificando il rischio di una delegittimazione del vincitore. In questo senso, le Organizzazioni internazionali hanno denunciato il pericolo della violenza post-elettorale, come già avvenuto nel 2011 con gli 800 morti dopo la vittoria di Jonathan proprio su Buhari.
    Anche la stessa contesa tra i due principali candidati è stata molto aspra, soprattutto per la decisione del Presidente in carica di posticipare le consultazioni dal 14 febbraio al 28 marzo per motivi di sicurezza, misura che è servita a Jonathan, in svantaggio nei sondaggi, per guadagnare tempo, nella speranza che l’offensiva condotta da Ciad, Camerun e Niger contro Boko Haram producesse qualche effetto.

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    Goodluck Jonathan

    I CANDIDATI: GOODLUCK JONATHANGoodluck Ebele Azikiwe Jonathan è nato nel 1957, è cristiano, ed è a capo della Nigeria dal 2010, quando da vicepresidente sostituì l’impossibilitato Umaru Musa Yar’adua, deceduto poco dopo. Jonathan ha trionfato poi nelle elezioni del 2011, alle quali era candidato anche Buhari, e si è ripresentato in questa tornata per quello che, secondo la Costituzione, dovrebbe essere il suo secondo e ultimo mandato. Sotto la sua presidenza la Nigeria ha conosciuto un periodo di importante sviluppo, che l’ha resa la prima economia africana – complice anche il rallentamento del Sudafrica. Il Paese è cresciuto in modo impetuoso, viaggiando mediamente al +5% nel periodo 2011-2014, ma con un turbolento caos a fare da costante. Qui c’è un primo punto sul quale il popolo nigeriano si sta interrogando: quanto davvero le fortune economiche sono state frutto della politica di Jonathan e quanto di una favorevole congiuntura economica? Porsi questa domanda è lecito a maggior ragione se si considera da un lato che il petrolio rappresenta il 90% delle esportazioni nigeriane (e il 75% dei ricavi), dall’altro che proprio la classe media urbana sta imputando al Presidente di non aver attuato provvedimenti concreti, al di là del piano per l’occupazione giovanile e del progetto per l’ampliamento della rete elettrica. Allo stesso tempo Jonathan è accusato di aver sottovalutato la minaccia di Boko Haram e di non essere stato rapido ad agire quando il gruppo poteva ancora essere fermato. Qui le responsabilità del Presidente sarebbero in più direzioni: l’errata gestione del rischio, il mancato contrasto ai fenomeni di corruzione nell’esercito e nelle forze dell’ordine, la non ingerenza negli affari di politici e uomini d’affari del Nordest. Per esempio, rinviando le elezioni al 28 marzo, Jonathan ha sperato che Boko Haram subisse qualche colpo significativo, eppure i successi messi a segno contro i terroristi sono da accreditare alle forze di Ciad e Camerun, piuttosto che a quelle nigeriane.

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    Muhammadu Buhari

    I CANDIDATI: MUHAMMADU BUHARIMuhammadu Buhari ha 72 anni ed è musulmano. Già membro delle Forze Armate, fu tra i vertici del colpo di Stato militare del 1983 che depose il presidente eletto Shehu Shagari e avviò la fase conclusasi tra il 1998 e il 1999 con il nuovo processo di democratizzazione. Buhari rimase alla guida della Nigeria fino al 1985, quando a sua volta fu rimosso dal generale Ibrahim Babangida. Durante gli anni al Governo, Buhari intraprese una durissima campagna contro la corruzione e gli sprechi, tentando di ristrutturare la finanza pubblica con provvedimenti draconiani. A fianco dell’azione per limitare questa piaga, che ancora è considerata la prima minaccia per la Nigeria (insieme a Boko Haram), Buhari introdusse anche misure per educare la popolazione all’etica e al rispetto della cosa pubblica. L’allora Presidente lanciò infatti un programma nazionale che prevedeva l’inasprimento delle pene detentive per i reati minori, l’umiliazione dei lavoratori pubblici ritardatari e la presenza di soldati armati di fruste alle fermate degli autobus. Buhari fu accusato anche di gravi violazioni dei diritti umani, dalla carcerazione senza processo dei presunti corrotti, alla proibizione di scioperi e manifestazioni, passando per il controllo costante degli oppositori. Tuttavia ai nigeriani sembra piacere proprio l’immagine di incorruttibile del candidato: Buhari ha promesso che l’obiettivo primario sarà la lotta contro le tangenti e le collusioni – e i sondaggi affermano che il messaggio sia stato recepito e apprezzato dall’opinione pubblica. I problemi più percepiti in Nigeria sono infatti Boko Haram e il malaffare, aspetti in molte circostanze profondamente connessi. Buhari sembra intercettare proprio queste istanze della popolazione, mostrandosi inflessibile nei confronti di terroristi e corrotti. Le posizioni rigide dell’ex militare, inoltre, mettono in risalto le critiche mosse negli anni a Jonathan per l’errata gestione del contrasto a Boko Haram e per lo scarso contrasto al fenomeno delle tangenti.

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    Buhari durante un’iniziativa elettorale. La scopa è stato il simbolo della sua campagna

    I PRONOSTICI – Il sistema nigeriano è piuttosto complesso: per vincere un candidato deve conquistare la maggioranza dei voti e contemporaneamente raggiungere il 25% dei consensi in almeno due terzi dei 36 Stati della Federazione. A quanto pare la divisione religiosa del Paese potrebbe non influire più di tanto, soprattutto per quanto riguarda Buhari. I sondaggi sulle intenzioni di voto si dividono in due grandi gruppi, ma tutti propendono per l’ex generale: alcuni pronosticano un testa a testa (fra 38%-42% e 42%-42%, con vittoria al secondo turno), mentre altri indicano uno scarto maggiore, con il Presidente uscente intorno al 30% e lo sfidante sopra il 50%. L’aspetto interessante è che Buhari potrebbe andare a insidiare Jonathan anche nel Sud cristiano, mentre Jonathan non sarebbe in grado di mantenere i consensi del Nord musulmano, anche a causa delle numerose defezioni dei parlamentari passati negli ultimi mesi allo schieramento avversario.

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    Sostenitori di Goodluck Jonathan

    I RISCHI DI VIOLENZA POST-ELETTORALE – Se l’esito non è poi così certo, allo stesso modo è difficile prevedere come i nigeriani accetteranno il verdetto, né come si svolgeranno le operazioni di voto. Si stima che l’affluenza potrebbe sfiorare il 60%, ma a fronte di circa 70 milioni di aventi diritto, tra i 18 e i 20 milioni non hanno ancora ritirato le schede. Il Governo ha chiuso le frontiere in alcuni Stati per evitare infiltrazioni o movimenti di terroristi, però è assai probabile che Boko Haram voglia attuare le minacce ripetute nell’ultimo anno. In questo eventualità il rischio di violenze post-elettorali potrebbe diventare una certezza. Gli islamisti agirebbero infatti nel Nord della Nigeria, colpendo regioni fortemente schierate con Buhari (il quale ha promesso anche la possibilità di applicare la sharia): con la vittoria di Jonathan sarebbe avviata la contestazione del risultato, mentre con il successo dello sfidante il Presidente uscente tenterebbe di delegittimare il voto, gridando alla collusione tra Boko Haram e Buhari, oppure semplicemente avocando a sé gli elettori esclusi dall’accesso alle urne. Attenzione poi ai contraccolpi per l’economia, poiché l’instabilità potrebbe favorire la già avviata svalutazione della moneta e scoraggiare gli investitori stranieri.
    Non è un caso che oggi la comunità internazionale trattenga il fiato osservando la prima economia africana, un Paese fondamentale per gli equilibri geopolitici contemporanei e dalla cui capacità di gestire il processo democratico passa il futuro dell’intero continente nero.

    Beniamino Franceschini

     [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

    Goodluck Jonathan e Muhammadu Buhari sono celebri anche per la loro immagine: entrambi, infatti, indossano sempre un particolare tipo di cappello, in ogni circostanza. La BBC ne ha tratto ispirazione per un breve video, intitolato proprio Nigeria elections: A tale of two hats.[/box]

     

    Beniamino Franceschini
    Beniamino Franceschini

    Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali e dottorando di ricerca in Scienze Politiche all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e collaboro al coordinamento del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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