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    Dopo due settimane di dibattiti televisivi, sondaggi sugli indecisi e cabale in grado di spostare i voti dell’estrema destra all’estrema sinistra, e viceversa, è arrivato il gran giorno delle elezioni presidenziali francesi. Con un Sarkozy in rimonta nei sondaggi, e un Hollande troppo sicuro per non lasciar presagire la fregatura dell’ultimo minuto, i parigini si sono svegliati sotto un cielo di nuvole basse per andare a scegliere il loro settimo presidente della storia della Quinta Repubblica. Tra di loro, i famosi “indecisi”, i bistrattati elettori di Marine Le Pen, i “moderati” di François Bayrou, i verdi di Eva Joly e i fedeli compagni di Jean-Luc Melanchon. Alla fine, però, l'ha spuntata Hollande. Ecco la cronaca di una giornata fondamentale per la Francia da chi l'ha vissuta in prima persona

    TRA SPERANZE E DELUSIONI – Il mio percorso nella capitale in attesa degli exit poll comincia a piazza della Bastiglia, dove già una doppia fila di camion e furgoni per le riprese televisive sta rallentando il traffico davanti all’Opéra. La piazza è il luogo storico di festa per i socialisti, a partire dalla vittoria di François Mitterrand nel 1981, finora l’unico del PS ad essere stato eletto all’Eliseo. Il tempo di bere un caffè, e un cameriere indiano commenta: “stanno preparando la festa, questa sera arriverà qui the president”, in un’alternanza di francese e inglese che lascia poco spazio al pessimismo. Un responsabile della sicurezza, invece, è più cauto: “stiamo preparando la festa per Hollande, ma stanno facendo lo stesso a piazza della Concorde, nel caso vincesse l’altro”. Dalla Bastiglia alla Concorde ci sono appena quindici minuti e una stessa linea di metropolitana. Mi affaccio all’uscita, vicino ai giardini delle Tuileries, e ammiro le transenne che circondano uno spiazzo vuoto. A poca distanza, alcuni camion per le riprese televisive, che ospitano i giornalisti semiaddormentati. “Il nostro compito è rimanere qui fino alle 21:30. Se non succede nulla, riprenderemo il nulla. E’ un messaggio lo stesso”, commenta un operatore. Mi lascio alle spalle la piazza popolata da turisti ignari, dopo aver scattato un paio di foto a tre furgoni pieni di impalcature smontate. Hai visto mai che.. Di militanti sarkozisti, alle quattro del pomeriggio, nemmeno l’ombra.

    NELLA TANA DEL LUPO – Tutt’altra atmosfera a rue de Solferino. La via del quartier generale del Partito Socialista è contesa a metà tra i primi manifestanti che in attesa e le troupe televisive del mondo intero. Al mio arrivo, catturo i sospiri di una madre: “che nostalgia! Tutto questo mi ricorda quella sera con Mitterand..”. “Chi?”, chiede la figlia, poco più che adolescente. “Fa nulla, non puoi saperlo..”. Fuori dai cancelli, alcuni militanti gettano magliette con lo slogan “Le changement, c’est maintenant” che ha ispirato tutta la campagna di Hollande, e spille firmate. Ne ricevo una sulla fronte, mentre sto parlando con due ragazze che non hanno votato per Hollande, non credono nella sua vittoria e, in definitiva, “siamo passate di qua per caso”. Quando i risultati saranno annunciati le due scompariranno, quasi per un misterioso contrappasso, in un mare di magliette rosse e palloncini. In mezzo alla folla, che continua a crescere, incontro Céline, francese, e Ophelie, di madre tedesca, di 28 anni, in compagnia di Dalila, 31 anni, algerina di origine. Tutte e tre hanno votato per Hollande, e si dichiarano “militanti”. “Hollande ha rimesso in primo piano l’interesse per la Repubblica – dice Dalila – Sarkozy ha deviato troppo verso la destra”. La segue a ruota Céline, che sbotta: “non ne possiamo più di veder le persone messe le une contro le altre”. Confidano nella vittoria del loro paladino, anche se Ophelie confessa: “quello che farà la differenza saranno i voti di Bayrou (leader del MODEM, partito di centro, arrivato al 9,1% il primo turno), ma anche i valori umanisti che Hollande rappresenta”. Il centrista Bayrou aveva avuto tra i suoi seguaci, nel primo turno del 2007, anche Bruno, 29 anni, autista di origini portoghesi: “al secondo turno nel 2007, invece, avevo votato per Sarko, per le belle promesse che aveva fatto”. E’ fiducioso nella vittoria di Hollande, e crede che “anche in Italia aspettano questo momento, nemmeno voi volete passare il resto dei vostri giorni nell’austerità”. Dal nuovo presidente, mi confida che “spero in una revisione delle pensioni. Per alcuni lavori, i più pesanti, non si può arrivare a 42 anni di contributi. Sarei disponibile a pagare un po’ di più, per lavorare di meno”. Bruno racconta le sue origini, di quella “nonna arrivata dal Portogallo” in cerca di un avvenire migliore in Francia, e scompare nella folla con un ultimo augurio: “voglio sentirmi fiero di essere francese, e non avere paura quando esco di casa”.

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    UN'ATTESA LOGORANTE – Il tempo scorre implacabile sulla testa dei manifestanti. Alle ore 17, la prima trasmissione riprodotta sul megaschermo fissa la partecipazione al 71,96%. Arrivano in quei momenti anche Mikael, francese di 41 anni, sua moglie Dominique, 38, originaria della Martinica, e il loro bambino. Mikael non si sbilancia, prevede solamente che “la lotta sarà serrata fino in fondo”. Per Dominique, la giornata riveste una connotazione simbolica: “Hollande probabilmente non farà grandi cose, ma ha saputo ridare speranza alle persone in un momento difficile, di grave crisi economica. Se Sarkozy venisse rieletto, sarebbe due volte peggio per noi”. “Speranza”, una litania che nel campo socialista si ripete come se fosse una formula magica. “Sento un grande vento di speranza. E’ la prima volta che scendo in piazza per un’elezione – dichiara Géraldine, 37 anni, dopo aver infilato una maglietta rossa – E’ grazie a Sarkozy che la politica è entrata a far parte della mia vita. La mia prima manifestazione, a settembre 2010, l’ho fatta per protestare contro la sua politica dell’immigrazione”. Più precoci sono state Sophie e Morgane, due diciannovenni studentesse di Scienze Politiche: “Hollande pensa di più ai giovani” dice Sophie, che ha appena votato per la prima volta nella sua vita. Morgane, che si dichiara non essere “contro la destra” a priori, dice di aver votato alla sua prima elezione “contro Sarkozy”, e di sperare dal nuovo presidente un programma in favore degli alloggi studenteschi, delle pensioni, e in grado di attaccare lo spinoso problema della disoccupazione giovanile. “Perché noi di Sciences Po un lavoro lo avremo, ma quelli che escono da altre scuole saranno completamente scollegati dal mondo del lavoro”. Prima di scomparire anche loro nell’effervescenza generale, Morgane conclude: “ho votato per la sinistra anche per difendere il diritto all’eutanasia”.

    LA FINE DEI GIOCHI PER SARKO' – Sono le 18:40, e le prime indiscrezioni dei media belga e francofoni lasciano poche speranze al presidente uscente. Faccio ancora in tempo a catturare un’ultima testimonianza, quella di Anaïs, studentessa di giornalismo e stagista a Jol Press: “nel 2007 ho votato Bayrou, poi mi sono interessata di relazioni internazionali e volontariato, e da li mi sono avvicinata alla sinistra. Due giorni fa ho sentito in metro un bambina di 4 anni che raccontava a sua madre di come i compagni di classe le avessero detto: ‘ma sei araba? Allora mangi la carne halal’. Ero sconvolta, fino a pochi anni fa nessuno faceva questi ragionamenti, tantomeno i bambini”. Lo sbilanciamento verso la destra, la perdita di credibilità, lo stile arrogante, il distacco dalle difficoltà economiche dei meno abbienti, il disinteresse verso i giovani, la politica d’austerità e la riforma delle pensioni, queste sembrano in definitiva, confrontate sul terreno, le deficienze della politica di Sarkozy nei cinque anni del suo mandato. Un periodo che sembra volato via, quando il conto alla rovescia si ferma sulle 20:00 e la notizia del trionfo di Hollande viene confermata in via ufficiale. I risultati cambieranno nella notte, con Hollande al 51,67% e Sarkozy fermo al 48,33%. La fiumana si riversa in piazza della Bastiglia. All’altezza del ponte di Sully, la vista di alcuni manifestanti dell’Ump mi fa temere il peggio. Per fortuna lo “scontro” si riduce a chi grida più forte, con gli sconfitti che intonano “on est dans la merde..!”. A mezzanotte la piazza accoglie il nuovo presidente, trentun anni dopo Mitterand, che chiederà di “essere giudicato per due impegni principali: giustizia e gioventù”. Solo ora, in mezzo alla folla entusiasta che occupa ogni superficie libera, non importa se verticale o orizzontale, mi ricordo di un cameriere indiano, che aveva indovinato ore prima la cabala vincente.

    Jacopo Franchi (testo e foto) redazione@ilcaffegeopolitico.net

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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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