In 3 Sorsi – Le Falkland/Malvinas tornano ad alimentare le tensioni tra Argentina e Regno Unito dopo che Milei ha annunciato nuove sanzioni contro le aziende attive nell’arcipelago.
1. LE DICHIARAZIONI DI MILEI SULLE FALKLAND/MALVINAS
Sono passati più di 40 anni dall’ultimo tentativo dell’Argentina di riconquistare le Isole Falkland/Malvinas, che dal 1833 sono sempre rimaste sotto il controllo britannico, a eccezione proprio dell’assedio argentino avvenuto nel 1982 e durato 74 giorni. Eppure, l’arcipelago, situato nell’Oceano Atlantico Meridionale a circa 300 miglia (480 chilometri) dalla costa orientale dell’Argentina, continua a essere al centro della politica di Buenos Aires. L’ultimo episodio, che ha riacceso il dibattito pubblico, è arrivato a inizio settembre, quando il Presidente argentino Javier Milei, durante un discorso televisivo alla nazione, ha annunciato l’intenzione di sanzionare le compagnie petrolifere che operano al largo delle isole dell’Atlantico meridionale. La dichiarazione è arrivata pochi giorni dopo che il Donald Trump aveva lasciato intendere un possibile avvicinamento alla causa argentina, abbandonando così la tradizionale neutralità degli Stati Uniti in merito alla questione. Di conseguenza, il 17 settembre, il Governo argentino ha presentato un disegno di legge che inasprisce le sanzioni per aziende e persone che partecipano illegalmente ad attività nell’arcipelago. Una legge simile in realtà era già stata introdotta nel 2011, ma il Governo questa volta intende rendere ancora più rigido il regime sanzionatorio, cercando di limitare lo sfruttamento delle risorse naturali della zona. Buenos Aires ha dichiarato inoltre di aver già avviato procedimenti legali contro almeno 60 aziende e persone legate alle esplorazioni petrolifere intorno alle isole.
Fig. 1 – Gli striscioni dei tifosi argentini sulle Falkland/Malvinas prima dell’amichevole Argentina-Benin
2. IL CONTROLLO DELLE RISORSE NATURALI
Nel mirino delle sanzioni c’è soprattutto Sea Lion, un importante progetto petrolifero offshore situato a circa 140 miglia (220 chilometri) a nord delle Falkland/Malvinas, sviluppato dalla società israeliana Navitas Petroleum e dall’inglese Rockhopper Exploration. Il Presidente Milei si era già espresso in merito, descrivendo l’infrastruttura come una minaccia alla sovranità e come un tentativo di sottrarre risorse naturali al popolo argentino. Nonostante ciò, Rockhopper ha rilasciato una dichiarazione: “[La partnership opera con] licenze petrolifere valide, legalmente concesse dal Governo delle Falkland/Malvinas, e con il pieno supporto del Governo del Regno Unito. – Si legge nel comunicato. – Riteniamo che i recenti sviluppi non dovrebbero avere un effetto concreto sulle attività di sviluppo di Sea Lion, incluse le tempistiche per il completamento del progetto (previsto per il 2028, n.d.r.)“. Tuttavia i mercati finanziari sembrano aver reagito in un altro modo. Dopo le parole di Milei, le azioni della britannica Rockhopper Exploration hanno perso circa il 6,5% alla Borsa di Londra, mentre Navitas Petroleum, quotato alla Borsa di Tel Aviv, ha registrato un calo di circa il 2,3%. Il timore infatti è che l’estensione delle sanzioni a fornitori e ad altre società collegate potrebbe rendere più complessa la catena di approvvigionamento e creare problemi alle aziende che operano in quell’area.
Fig. 2 – Panoramica delle spiagge di Gypsey vicino a Port Stanley, Falkland/Malvinas
3. UNA QUESTIONE ANCORA APERTA
Se per l’Argentina le isole rappresentano ancora una questione di unità nazionale, per gli abitanti delle Falkland/Malvinas la prospettiva appare diversa. Già in occasione del referendum del 2013 la maggior parte degli elettori si espresse a favore del mantenimento dello status di territorio britannico d’oltremare. Anche in merito ai progetti petroliferi, le Falkland si sono dimostrate favorevoli, grazie al fatto che questi garantirebbero una sostanziale sicurezza economica. Il Governo locale percepirà infatti una royalty del 9% e una tassa sulle società del 26% sui profitti. È proprio qui che emerge una delle principali difficoltà della strategia di Javier Milei. Le pressioni economiche potrebbero non fare altro che incrinare i rapporti con la popolazione locale delle isole, senza nemmeno ottenere l’effetto desiderato in campo interno. Milei infatti dovrà fare i conti con le perplessità di una parte del Congresso, specialmente dell’opposizione, che accusa il Presidente di aver rilanciato la questione solo per opportunismo, in vista delle elezioni del 2027.
Valerio Caccavale
“Islas Malvinas” by thejourney1972 (South America addicted) is licensed under CC BY


