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    Lungo la strada tra Delhi e Kabul

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    Le relazioni tra India e Afghanistan sono tra le più stabili nella regione, nonostante le nuove sfide. Percorriamo la strada che collega Delhi e Kabul per comprendere quali sono le fondamenta di questa decennale relazione.

    PARTNERSHIP DI IERI – India e Afghanistan sono Paesi uniti da una profonda relazione che trova le sue radici e la sua forza in legami storici, scambi culturali tra i rispettivi popoli, interessi economici e strategici condivisi sul piano regionale e progetti congiunti. Dunque, i pilastri su cui si basa la storica connessione Delhi-Kabul hanno da sempre interessato più settori, come sicurezza, economia, scambi commerciali, comunicazioni, infrastrutture.
    Dal 2001, con l’inizio del processo di ricostruzione avviato in Afghanistan dopo la sconfitta dei Talebani, l’India è emersa come uno dei principali attori chiave all’interno del Paese, finanziando progetti di ricostruzione e infrastrutture (tra le più recenti è la linea TAPI, che trasporterà gas dall’Asia Centrale attraverso l’Afghanistan a Pakistan e India) e fornendo aiuti per un ammontare che ha ora raggiunto i 2,2 miliardi di dollari, e che fa dell’India il quinto Paese al mondo in termini di aiuti e investimenti indirizzati a Kabul.
    Delhi e Kabul sono pertanto da decenni partner strategici primari. L’India ritiene l’Afghanistan l’alleato di cui ha bisogno nella regione, non solo in chiave tradizionalmente anti-Pakistan, ma ancor più per sfruttare la posizione geografica del Paese, storico ponte tra Medio Oriente, Asia Centrale ed Estremo Oriente. A questo si aggiunge, sul piano della sicurezza, l’interesse dell’India per la lotta al terrorismo, legato al fatto che gruppi che hanno condotto attentati ai danni di cittadini e strutture indiane, come Harkat-ul-Mujhaideen e Lashkar-e-Taiba, hanno ricevuto addestramento in Afghanistan.
    Per l’Afghanistan, l’India è l’alleato i cui aiuti e investimenti sono stati, negli ultimi decenni, linfa vitale per la ricostruzione dopo gli anni di guerra, e il cui sostegno rende l’Afghanistan meno escluso a livello internazionale.     Sotto il precedente Governo di Karzai, l’India è sempre stata il pilastro della politica estera afghana e la solida relazione di partnership è stata ulteriormente rafforzata nel 2011 dallo Strategic Partnership Agreement.

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    Fig. 1 – I precedenti Governi afghano e indiano hanno lavorato al rafforzamento dei rapporti bilaterali. L’uscita di scena di Singh e Karzai (qui in una foto del 2013) ha modificato tali relazioni.

    SFIDE DI OGGI – Con l’avvento di Ghani, la politica estera di Kabul appare ora più indirizzata verso un avvicinamento a Pakistan e Cina, attori di cui l’Afghanistan ha bisogno per convincere i Talebani a sedersi al tavolo negoziale. Questa nuova priorità nella politica estera afghana spiega le immediate visite di Ghani a Islamabad e Pechino, l’addestramento di cadetti afghani ad Abbottabad, e nuovi accordi economico-finanziari, come gli aiuti promessi dalla Cina.
    La prima visita di Ghani in India, invece, è avvenuta solo il 27 Aprile, quando il Presidente si è recato a Delhi per tre giorni.
    Questo nuovo orientamento nella politica estera dell’Afghanistan rappresenta un’ importante sfida per il Governo di Modi, che durante l’incontro con Ghani ha mostrato la propria determinazione a mantenere centrale il ruolo dell’India in Afghanistan e l’intenzione del proprio paese di fornire supporto concreto alla lotta contro il terrorismo, che è la priorità di Ghani.
    Né Kabul né Delhi vogliono logorare la loro storica partnership: per Ghani oltre all’elemento non trascurabile degli investimenti diretti provenienti dall’India, è fondamentale la piena integrazione dell’Afghanistan a livello internazionale, e una solida democrazia come l’India è a questo scopo alleato chiave per Kabul. L’India, dal canto suo, dati gli interessi economici e strategici in Afghanistan, in seguito ai significativi aiuti e investimenti realizzati dal 2001 ad oggi, non può permettersi di essere relegata in secondo piano nella politica estera di Ghani e vedere andare il proprio tradizionale primato a Pakistan e Cina.

    Quella tra Delhi e Kabul è quindi una relazione alla quale nessuno vuole né può rinunciare; ciononostante si trova in una fase delicata.

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    Fig. 2 – Un imprenditore indiano del settore telecomunicazioni illustra i suoi progetti in Afghanistan

    PROGETTI PER IL FUTURO – Durante la visita di Ghani in India, entrambi i leader hanno riaffermato il proprio impegno a onorare la partnership bilaterale del 2011.
    Ghani si è focalizzato su due temi su cui da sempre convergono gli interessi dei due Paesi: terrorismo e commercio. Ha posto l’accento sulla necessità di un approccio regionale nella lotta al terrorismo, per creare un’area di sicurezza e stabilità e fare dell’Afghanistan la “tomba del terrorismo”. A livello economico, richiamandosi al passato dell’Afghanistan di hub regionale per la circolazione di beni e idee tra Estremo Oriente e Asia Centrale, ha invitato le imprese indiane a intensificare gli investimenti in Afghanistan e a sfruttare il potenziale del Paese (in particolare nel settore energetico, minerario e ferroviario) per creare una regione economicamente integrata e prospera.
    Per Modi, la visita di Ghani è stata l’occasione per ricalibrare l’approccio dell’India verso un Paese in cui ha investito due miliardi, per delineare il ruolo di Delhi nello scenario strategico della regione e riaffermare gli impegni dell’India in Afghanistan.
    Il Primo Ministro ha infatti dichiarato la determinazione dell’India a supportare l’Afghanistan nel tentativo di creare una nazione “unita, stabile, democratica e prospera”; e ha presentato concreti programmi di investimento e progetti per il futuro immediato, che andranno ad accrescere i decennali interessi economici che l’India ha in Afghanistan. Tra questi spicca la ripresa del progetto di costruzione del porto di Chabahar, nel Golfo dell’Oman, che nasce da un progetto indo-iraniano e che consentirà all’India di risparmiare tempo e costi di trasporto verso il Golfo e l’Asia Centrale, dando inoltre all’Afghanistan un accesso al mare (l’India, peraltro, ha già speso 100 milioni di dollari per una strada che collega l’ovest dell’Afghanistan a Chabahar).
    Altrettanto importanti sono l’apertura del posto di controllo di Attari (nello stato indiano del Punjab) ai camion afghani, così da intensificare il commercio tra i due Paesi, e la volontà di Modi di prendere parte a un accordo commerciale tra Pakistan, Afghanistan e Tajikistan, che “ristabilirebbe una delle più antiche rotte commerciali della regione”. 

    VECCHIO EQUILIBRIO – Delhi appare quindi determinata a difendere i propri interessi in Afghanistan, a non farsi relegare in una posizione di secondo piano nel pivot della politica estera afghana, ricordando a Ghani l’importanza che per il suo Paese dell’averla come alleata. E, con Modi, mira a ri-attestare la propria special partnership attraverso nuovi investimenti, attraverso progetti congiunti e programmi di cooperazione a più livelli (sociale, militare, politico, commerciale), e attraverso la creazione di nuovi interessi condivisi, che diano rinnovata solidità al “ponte” che collega Kabul e Delhi. Un ponte troppo importante per essere lasciato crollare.

    Marta Furlan

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più 

    Modi ha prestato giuramento come Primo Ministro il 26 Maggio 2014, segnando una vera e propria svolta nello scenario politico indiano, e dando al suo partito Bharatiya Janata Party, una maggioranza assoluta alle elezioni. Ghani, dopo un processo elettorale caratterizzato da brogli, accuse reciproche e violenze, diventa Presidente dell’Afghanistan nel Settembre 2014 e crea un governo di unità nazionale con l’ex contendente Abdullah Abdullah. L’ascesa al potere di Modi e Ghani potrebbe cambiare nello scenario del Sud Asia i rapporti di potere e le alleanze che abbiamo finora conosciuto. [/box]

    Foto: scrolleditorial

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    Marta Furlan

    Sono nata a Milano nel 1993, e mi sono laureata in Lingue straniere per le Relazioni Internazionali all’Università Cattolica con una tesi sullo sviluppo del terrorismo jihadista da Al Qaeda ad ISIS. Attualmente sto frequentando un Master in European and International Studies presso l’Univeristà di Trento. Le mie aree di interesse principali sono la politica del Medio Oriente e il terrorismo islamico, e la mia grande passione è viaggiare.

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